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Meneghino, con orgoglio e rabbia

“È un premio alla convinzione di appartenere alla civiltà occidentale, fortemente sentita come valore”. Gabriele Albertini, sindaco di Milano

Così il primo cittadino della mia città difende la decisione di premiare la scrittrice Oriana Fallaci con l’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza cittadina che viene consegnata il 7 dicembre, giorno del patrono e della tradizionale inaugurazione della stagione scaligera.
Mi spiace, caro sindaco, ma il sottoscritto, come la maggior parte della gente che mi sta attorno, indipendentemente dal sesso, credo politico o religioso, non “sente fortemente di appartenere alla civiltà occidentale”. Al massimo ci sentiamo milanesi, italiani. Forse da qualche tempo in qua anche europei. Ma occidentali non è proprio la prima cosa che ci viene in mente pensando a valori di appartenenza.
Per come la vedo io, la produzione della signora Fallaci degli ultimi quattro anni è solamente un’enorme palata di merda sopra le meravigliose e magistrali pagine di giornalismo che tempo addietro ci ha regalato. Ma questa rimane una mia opinione personale. Innegabile rimane il fatto che gli scritti della signora – che abita a New York – sono un attacco, un attacco bello e buono. Sulla giustezza o meno di questo attacco si potrà disquisire per tutto il tempo che si vuole. Eppure sempre di attacco si tratta.
E l’Ambrogino d’Oro, a mia memoria, è un premio innanzitutto ispirato a principi di solidarietà, amore, altruismo. Che c’entra con tutto questo la signora Fallaci oggi? E poi dove sta la signora Fallaci? Perché non viene a passeggiare per le vie di Milano?
Le consiglierei un itinerario speciale: via Orefici, passaggio delle scuole Palatine, piazza dei Mercanti, passaggio Santa Margherita. Ecco, poi la signora dovrebbe soffermarsi proprio in via Santa Margherita, all’angolo con via Tommaso Grossi. Qui lo scenario convincerebbe qualsiasi detrattore della bellezza di Milano: monumentali palazzi ottocenteschi tutt’attorno, dritto in fondo il porticato della Scala, a destra l’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele.
Ecco, se la signora Fallaci si fermasse in questo splendido incrocio le farei notare quanti binari tagliano il pavet in strada. E quanto purtroppo sia lunga l’attesa per vedere arrivare uno di quegli splendidi tram gialli. Lo sa, signora Fallaci, come mai i tram ritardano? Sì, certo, il traffico. Ma non solo: i tram ritardano perché non ci sono più tramvieri. Ai concorsi pubblici non si presenta nessuno.
Gli occidentali non vogliono più fare il mestiere del tramviere. I non occidentali, gli extracomunitari, invece, non possono accedervi, anche quelli con documenti perfettamente in regola. Questo per un regio decreto del 1931 ancora in vigore che vieta l’arruolamento di stranieri in tutte le aziende tranviarie del paese.
E noi aspettiamo.
Signora Fallaci, se viene a Milano a ritirare il premio, le conviene prendere un taxi. I tram sono troppo occidentali, anche per lei.


*Come together – T.Turner

Pubblicato il 24/11/2005 alle 11.25 nella rubrica Diario.

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