Blog: http://bombay.ilcannocchiale.it

Sentenze da Parco delle Basiliche. Milano

Ti giri e continuando a camminare mi guardi dritto in faccia per chiarire l’inappellabilità della sentenza: “mai più a Roma. Basta ste stronzate di telefonate e treni”. Definitivo. Lo stai dicendo prima a te stessa. Diciamo che mi rendi partecipe di questa conclusione.
Parli incorniciata dai mattoni rossi dell’abside della basilica di S.Lorenzo, una di quelle parti della città che ci piacciono proprio tanto. Cammini spedita, sguardo basso e mentre parli ti porti regolarmente alla bocca il bicchiere di plastica col gintonic caldo. “Che poi è la bellezza della città che ti frega, questa è la verità”. Con la destra fumi. Ti seguo, nei passi e nel ragionamento. Seppur con andamento più infreddolito.
“Baciarsi in quella città, nel senso in mezzo alla strada, ti frega. Tutto è troppo bello attorno. Ti scatta come una specie di sindrome. È inevitabile. Nel giro di pochi attimi ti trasformi in un’imbecille come rimbesuita dal tutto che pensa di vivere chissà quale scoccar di scintilla. Ti frega, te lo dico io”, prosegui. Vacillo un po’ sul filo logico della questione, ma azzardo: “sì ma poi, veramente, telefono e treno alla lunga rompono i coglioni, per non parlare della spesa”.
Ma ormai hai il timone, e parti: “cioè, intendo, ti chiedo: ma tu hai mai baciato una ragazza… che ne so… ai fori imperiali, di notte?”.
- “Mi pare di sì. Sì”.
- “E allora?”
- “Ricordo anche una volta, piazza Navona…”
Ma m’interrompi subito, arriva la sentenza: “E allora puoi solo confermare. Suvvia, dai, siamo seri. È una fottutissima fregatura. Questa è la verità”. Silenzio. Ho capito che qui, o acconsento al verdetto oppure non c’è spazio per altre divagazioni nella memoria. Silenzio. Continuiamo a camminare con questa sensazione nell’aria e addosso che sia giunto il momento che la giustizia faccia il suo percorso nei confronti della città eterna, a riparar tale danno.
- “Che facciamo, bombardiamo la capitale? Che ne so, magari partiamo dal fontanone?”.
Zitta mi guardi di striscio dandomi del cretino. Non hai propria nessuna voglia di metterla un po’ sul tragicomico. Niente, qui non si scherza.
Inchiodi davanti a un cestino. Getti il bicchiere e le dita della tua sinistra tornate libere corrono alle labbra per sfilare una ciocca ribelle. Sbuffi.
- “Ti ricordi quando qui non c’erano i cancelli?”, la butto su toni nostalgici.
- “Quanto tempo…”, rispondi guardandoti attorno. E chiudi: “Vedi, ne abbiamo sempre di meno, cazzo. Anche per questo”.
Mi prendi sottobraccio e riprendiamo il cammino. Attraversiamo la strada illuminati dai lampioni e dai fari delle auto. Qui tira sempre vento. Dall’altra parte ancora prato. Verso Sant’Eustorgio. Ci salutiamo. Altri mattoni rossi.



*Niente da capire – Francesco De Gregori

Pubblicato il 17/1/2010 alle 18.53 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web