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Soliloquio. (ol “de rincoglionimentum”)

Da quando mi sono svegliato stamattina avevo un pensiero ossessivo: “non ho più niente da leggere in casa, non ho più niente da leggere in casa. Devo assolutamente comprare qualche libro”. E nel tardo pomeriggio mi son deciso e ho raggiunto la Feltrinelli nonostante le mie casse versino in una terrificante indigenza.
E lì, davanti allo scaffale della R, maneggiando Rimini di Tondelli, il primo acquisto (non procedo tra i lineari seguendo l’ordine alfabetico, mai), è successo il fattaccio.
Una commessa alta, mora e di età indefinita, mi si avvicina e mi fa: “hai bisogno di aiuto?”. L’espressione sconcertata e un po’ vuota che devo averle rivolto evidentemente mostrava quanto mi stupisse che così, senza averne richiesto l’ausilio e senza alcun motivo apparente, la fanciulla si prestasse a soccorermi. Non ho fatto tempo a balbettare qualcosa che mi spiega: “è un po’ che stai qui impalato a parlare da solo davanti allo scaffale”. Cazzo, in un lampo comprendo che è vero: stavo parlando da solo.
Da un po’ di tempo a questa parte me lo stanno facendo notare sempre più spesso. Amici e galline che mi ospitano nelle loro magioni riferiscono che non appena accedo ai loro bagni e mi chiudo la porta alle spalle comincio a parlare da solo. E in effetti, a pensarci, anche quando sono solo a casa tutti i miei ragionamenti, dalla composizione della lista della spesa alle riflessioni sui perché di questo assurdo cosmo, vengono meticolosamente affrontati dal sottoscritto a voce alta.
Sarà che ormai sono dieci anni che vivo da solo. Sarà che a questo va aggiunto che ho un gatto, il che ti porta a parlare un po’ a vanvera, senza la necessità di avere un interlocutore nel puro senso del termine, parlante.
Sarà che in quel momento scorrendo le coste delle opere di Roth non c’era Pastorale americana. E questo mi è sembrato uno scempio, un’inqualificabile mancanza del reparto rifornimenti, che ha innescato un’invettiva solitaria contro la grande distribuzione organizzata libraria. Sarà.
Però la cosa mi ha messo un po’ di angoscia addosso. Voglio dire, non sono più un ragazzino, è vero, ma in teoria, sulla carta, avrei ancora qualche lustro da spendere prima di versare in uno stato d’arteriosclerosi. Ancora qualche anno in possesso di una lucidità che almeno in pubblico filtri e argini d’istinto le mie debolezze.
Per non farmi sopraffare da cupi pensieri di caducità, dovrò prendere questa mia, diciamo, “caratteristica” come un efficace escamotage per attaccar bottone con le commesse. Con buona pace delle scorte di Roth.



*April come she will – Simon & Garfunkel

Pubblicato il 7/1/2010 alle 20.34 nella rubrica Diario.

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