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7 maggio 2007

Infinito al super

Col cestello pieno delle solite cibarie con cui mi sto lentamente devastando il fegato mi appropinquo alla cassa del piccolo supermercato di quartiere. La cassiera inizia a registrare i codici a barre dei prodotti salutandomi con il sorriso gentile di sempre. Mi sposto alla fine della cassa per cominciare a riporre la spesa nei sacchetti. Mi ritrovo accanto una coppia molto anziana, che ha appena terminato di riempire le loro sporte. L’uomo, con il capo ritmicamente scosso da un fremito continuo, comincia a prendere anche la mia pancetta, il mio salame e li infila nei suoi sacchetti. Interviene sua moglie: “no, Valter, questi no, questi sono del signore”. Mentre la donna toglie dal sacchetto le mie cose e me le porge, mi chiede scusa. Le rivolgo un lieve sorriso “non c’è problema signora”. Ma Valter non capisce, ha lo sguardo smarrito, protesta sbofonchiando impercettibilmente, sempre con quel tremito nel corpo. Afferra la mia bottiglia di latte e rimane immobile. La moglie allora gli posa dolcemente la mano sul polso. Gli si fa più vicino. “Valter, questo non è nostro, è del signore. Valter, non è nostro”. Prima che Valter molli la presa dalla bottiglia trascorre un tempo che sembra interminabile. L’infinito di un amore, fatto di una vita insieme, e dell’assurda caducità delle cose umane. Senza sua moglie Valter sarebbe perduto. Un po' come me senza te.
Saluto ed esco. Ma non vado a casa, no, non ce la faccio. Devio verso il bar. “Un daiquiri al limone per favore”. E chissenefrega che è mattina e che i surgelati andranno a puttane.


*What is this thing called love – Billie Holiday




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


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