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22 giugno 2005

In coito veritas

Va bene tutto, ma ora è giunto il momento di parlare chiaro, di dirla tutta, pane al pane e vino al vino. Anche se per il tema che segue sarebbe più indicato scrivere pene al pene...
Le donne hanno un gran dire che si son stufate di essere un oggetto, che vogliono le loro soddisfazioni, la loro carriera, la parità e soprattutto l’appagamento completo a letto. E giù a parlare e scrivere di come Loro raggiungono l’orgasmo, di posizioni, pozioni e punti G da scovare. Ma cosa credono, che per noi uomini l’orgasmo sia una cosa sempre certa e facile?
Credete che ogni qualvolta il nostro affare eiaculi, getti fuori il liquido seminale, noi proviamo un orgasmo? Ogni volta, secondo voi, noi raggiungiamo l’estasi dei sensi?
Pensate di avere il coltello dalla parte del manico perché ogni qualvolta vi ritrovate a far sesso con un uomo questo grazie a voi raggiungerà il culmine del piacere?
E no! Care fanciulle, diciamolo una volta per tutte: l’orgasmo vero, quello che ti fa rizzare i peli dappertutto, ti fa venire i crampi ai calcagni accompagnati da un senso di soffocamento e ti fa pensare “vabbé, ora posso anche crepare soddisfatto”, è raro anche per noi maschietti.
Capita ben di frequente, infatti, che proprio nel momento dell’eiaculatio l’uomo che pensate di star conducendo in paradiso sia invece quanto mai coi piedi per terra, e abbia la mente occupata da pensieri alquanto materiali, pratici, ben distanti dall’estasi siddarthiana che pensate di stare regalando...
Qualche esempio concreto.
Durante le spinte finali (che secondo voi rappresentano gli ultimi gradini per l’accesso al nostro kharma) mi è capitato di alzare lo sguardo e con la coda dell’occhio guardare la bottiglia di birra sul tavolino di fronte al divano dove avveniva la copula, constatare che c’erano ancora tre dita buone di bionda e rincuorarmi al pensiero della prossima sorsata. Altro che perdita dei sensi!
Oppure mentre lei si dimena accartocciata sopra di me mettermi a riflettere su come riuscirò a raggiungere la fine del mese questo giro: “se prelevo di là e poi verso di lì potrei avere sufficiente liquidità per fare il bonifico all’amministratore per coprire una delle rate arretrate per la ristrutturazione della facciata, oppure potrei vendere la collezione di farfalle...”
Trovandomi a casa di una sconosciuta, che mi ci ha condotto con il suo mezzo approfittando del mio stato di ebbrezza, nel mentre che geme e mi ficca le unghie nella schiena, cercare di ricordarmi il numero del radiotaxi da comporre non appena il mio coso avrà dimostrato di aver concluso, “dunque, vediamo, l’8585 non esiste più. Al 5253 l’ultima volta mi ha risposto una ditta di ponyexpress... merda, sarà il 6767? No, troppo vecchio anche quello...”
O ancora, approfittando di posizioni che non le permettono di guardarmi in volto, constatare lo scarso gusto con cui la donzella ha arredato il suo enorme appartamento rimpinzandolo di inutili accessori, amenicoli e dubbie opere d’arte, commentando tra me e me: “proprio vero che chi ha il pane non ha i denti...”
Insomma, care donne, cercate di capire che non sempre siete un ascensore per il godimento supremo. Anzi, spesso siete una zavorra alla cruda realtà.
E a proposito di realtà... guardate che, pur di farvi credere di averci fatto impazzire e godere come mai era successo prima, fingiamo anche noi. Puro gesto di galanteria.
Allora prendiamo atto di tutto questo, smettiamola di rivendicare punti e metodi e cerchiamo di fare l’unica cosa possibile per divertirci e stare davvero bene insieme: veniamoci incontro.


*Voglio andare al mare – Vasco Rossi




permalink | inviato da il 22/6/2005 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa


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