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16 ottobre 2003

Da Zara con la greca

Shopping. Questa la parola d’ordine con la quale la mia dolce neoconvivente mi ha accolto ieri appena rincasato dal lavoro. L’idea non è certo di quelle che mi fanno saltare dalla gioia dopo una giornata trascorsa a sbraitare e sputare bile con il mio capo. Preferirei aprire una bottiglia di buon vino, metter su David Bowie e farmi fare un bel pompino sul divano. Però, insomma, è arrivata in Italia da poco, muore dalla voglia di vedere i nostri famosissimi negozi e poi... ha un bel culo. E shopping sia.
Si parte in macchina alla volta del centro all’ora più indicata: 18.45. Dopo il necessario rosario di insulti alla madonna trovo parcheggio dietro piazza della Scala.
Mi chiede subito di andare da Zara, grande catena spagnola di abbigliamento a poco prezzo. Quel negozio io lo conosco per un solo motivo: ha preso il posto del cinema Astra dove avevo visto Guerre Stellari da piccino col mi’ babbo. Sicché mi è stato sui coglioni da subito.
Entriamo.
In tutto il punto di vendita è diffusa ad altissimo volume musica quanto mai lontana dalle note del buon Bowie: una sorta di tecno-house-hiphop-limortaccivostri che mi mette subito di ottimo umore. Secondo me serve a stordire gli avventori e fargli perdere il controllo di quello che stanno acquistando.
Comunque, mentre la dolce passa da uno scaffale all’altro, da uno stendino all’altro, non posso fare altro che seguirla guardandomi attorno.
Da qui il disastro. A tutti gli ometti: fate finta di dover prendere un regalo a una vostra amica e andate alle ore 19 a Zara in Milano.... sono s o l o donnine sole sole. Una riserva di caccia unica nel centro della metropoli.
Inevitabilmente mi guardo attorno, tenendo ben presente che sono al fianco della mia dolce e che quindi si tratta solo di “osservazione”, niente più.
Però, porca miseriaccia, ci sono certe donnine che ti guardano e basta, in quanto figura che occupa uno spazio nel loro raggio visivo, e altre che ti guardano fissandoti con pupille maliziosissime e vogliose. Abbassano gli occhi e dopo un secondo li rialzano per rifissarti ancora più intensamente di prima.
Bè, quando incrocio queste occhiate il mio sguardo automaticamente muta e, aimè, mi si legge in faccia lontano un chilometro questo: “Madonna come ti tromberei anch’io nel camerino là in fondo in mezzo a un mucchio di grucce, cartellini, codici a barre e placche antitaccheggio...”.
Nell’isola greca non ci sono codici a barre e placche antitaccheggio ma la dolce ha comunque letto perfettamente lo stesso messaggio mentre ero imbambolato a far limonare le mie pupille con quelle di una biondina in fila alla cassa. Infatti mi si avvicina e con un tono di voce che mi ricorda quello di Hannibal nel Silenzio degli innocenti mi intima di uscire all’istante.
In corso Vittorio Emanuele, per il piacere degli astanti, diamo vita a una piacevole sceneggiata napoletana: la dolce, con urla in inglese misto greco, mi dà della troia mentre io cerco di difendermi con bisbigli per far scemare l’attenzione dei passanti nei nostri confronti. “Se guardo le altre donne non vuol mica dire che me le voglia trombare!” Non se la beve neanche per un secondo. E continua a sbraitarmi per tutto il ritorno a casa.
L’avevo detto io: erano molto meglio Bowie e il pompino...




permalink | inviato da il 16/10/2003 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


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