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8 settembre 2004

Meravigliosamente donne

Raccontando alle persone dei miei viaggi in Palestina e nella striscia di Gaza, spendevo inevitabilmente tante parole per i lavoranti delle ong, che fin dal mio arrivo mi hanno sempre supportato logisticamente e aiutato in vari modi.
Bè, constatavo come spesso le persone non sapevano manco cosa potesse essere una ong. Organizzazione non governativa, poi, certe volte suonava alle loro orecchie come qualcosa che opera di nascosto, quasi illegalmente e anche un po’ in modo eversivo.
Non me ne stupivo. Di queste persone e dei loro progetti si parla poco o niente.
Quello che invece mi stupì è che più giravo sedi di ong e più vedevo che la maggior parte di esse era portata avanti da donne.
Donne speciali. Davvero speciali.
Intelligenti, colte, coraggiose, piene di energia. Spinte da qualcosa di immensamente forte a portare aiuto a popolazioni sofferenti, per lo più messe in ginocchio da conflitti bellici. Instancabili nella loro quotidiana lotta per riuscire ad avere più fondi per i loro progetti, per ottenere la fiducia degli abitanti sul territorio, per portare a termine il loro lavoro con successo nonostante tutto. Sempre nel totale rispetto della cultura del posto, cosa quantomai difficile e delicata.
Caratterizzate da uno spirito di solidarietà per me del tutto nuovo. Arrivavo dal nulla, completamente sconosciuto, mi offrivano subito un letto per la notte, una spina a cui attaccare il mio pc, un passaggio in macchina, un piatto di pasta.
Ferme nel coordinare, nell’esigere dedizione, puntualità, precisione dai propri cooperanti locali, dolci nel contraccambiare sempre con un sorriso, anche dopo aver lavorato per 18 ore.
Risolute e razionali nel prendere decisioni fondamentali in pochi secondi durante momenti di crisi, per proteggere loro stesse, chi gli sta vicino e le sorti del progetto.
Prudenti insomma, sì. Ma tremendamente coraggiose. Un coraggio che gli nasce da chissà dove.

Ricordo una ragazza francese che lavorava in una ong di Hebron. Mi accompagnò a casa sua di modo che potessi appoggiare la mia roba prima di recarci insieme in un campo profughi. La sua casa era un grazioso cubetto di cemento, situato al termine di una salita, proprio prima di entrare nella città vecchia e subito dopo la piazza del mercato. Nella parte di città totalmente esposta al fuoco delle postazioni dell’insediamento israeliano posizionato in cima alla collina. La facciata della casa era segnata da decine di colpi, pareva un groviera addolcito da vasi con fiori colorati.
Aprendo la porta d’ingresso si gira verso di me che le stavo dietro, vede che sto guardando il triste intonaco di guerra, e sorridendo mi dice: “No, non è la veranda ideale per mettersi a prendere il sole”. Non lo era proprio.

Non mi ricordo quale politico, ieri sera, ha dichiarato che il governo dovrebbe ordinare il ritiro di tutti i civili dall’Iraq in quanto non esistono più le condizioni di sicurezza essenziali.
Simona Pari e Simona Torretta, come altre centinaia di donne dalle regioni dell’Africa all’Asia, dal Medio Oriente all’America del Sud, le condizioni di sicurezza essenziali non le hanno mai avute. Sono rimaste a Baghdad quando dal cielo pioveva un inferno di morte, giorno dopo giorno, per settimane. Pronte a ritornare ad aiutare la gente nelle pause tra una bomba e l’altra. E proprio per questo stanno lì, vogliono stare lì.
Chi le definisce “attiviste della frangia pacifista” o roba del genere, non capisce che queste persone non lottano contro la guerra, ma lottano contro le conseguenze della guerra sulle persone. Diverso. Intervengono quando la politica ha fallito da tempo.
Chi le ha rapite non capisce che sta solamente provocando un ulteriore danno al suo popolo. E non fa altro che alimentare questa disgraziata terza guerra mondiale tra civiltà. Voluta da pochi: un manipolo di malvagi accecati e drogati dal potere e dalla religione da una parte e dall’altra. Pochi, ma che al momento stanno vincendo su tutti. Portandoci al baratro.




permalink | inviato da il 8/9/2004 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


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