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12 luglio 2004

Morte in frac

Leggo una mail di una cara amica che da tempo abita lontano da Milano. Segue questo blog fin dall’inizio, dice che è un modo per tenersi aggiornata su quel che mi capita. Dopo i vari ‘come sta’ e ‘come stai’ mi scrive proprio a proposito del blog e dice: “comunque preferivo i primi post, quelli comici...”.
Io sono un po’ fissato, vero, ma leggendo questa frase ho pensato immediatamente alla critica che da più parti rivolgevano a Woody Allen nei primi anni ’80: “erano meglio i primi film, quelli comici...”
Insomma, cara amica, è difficile da spiegare, ma vorrei tu capissi che comici, malinconici, onirici o riflessivi che siano i miei post, son solo frutto di pensiero, di vita. Anche un momento brutto, difficile, lo vivo con estremo godimento. La vita, con tutte le sue gioie, dolori e incertezze, è per me sostanzialmente un gran divertimento. Anche il momento di dolore mi riempie, mi fa sentire tremendamente vivo, e questo mi piace (comunque so perfettamente di essere un fortunato in questo mondo...). Il turbinio di emozioni, quali esse siano, mi esalta. Anche di fronte ai momenti più tragici, non ho mai pensato “non vorrei più vivere” e non ho mai avvertito una sorta di “stanchezza” nel continuare a vivere.
Lo so, difficile da far capire un significato del genere associato alla parola ‘divertimento’...
Come quando sali su un treno, avendo prenotato e pagato il tuo posto. Poi, mentre sei a bordo ti accorgi di aver perso il biglietto. Difficile far credere agli altri viaggiatori o al controllore che uno di quei posti è il tuo, che il biglietto l’hai fatto veramente ma poi l’hai perso. Non ti crederebbe nessuno. Giusto un amico che ti conosce da un’eternità potrebbe arrivare, seppur con qualche esitazione, a credere una cosa del genere. E quindi o scendi dal treno oppure paghi per la seconda volta, e magari ti fai pure tutto il viaggio in piedi...
E insomma, cara amica, mi hai fatto pensare alla morte. Hanno un bel dire i grandi saggi, pensatori, scrittori e filosofi. Frasi del tipo “la morte non è un problema perché non saremo più vivi” oppure “la morte è parte della vita”... che quando le leggo, razionalmente mi convinco, è vero, c’avete proprio ragione. Ma poi, a pensarci da solo, davanti alla luna, non è che l’idea di morire mi esalti poi così tanto. Insomma, con annessi e connessi, io qui mi sto proprio divertendo. E non saprei dire esattamente come interpreto la morte...
Bé, forse, è proprio così che vedo la morte: come un treno. Un treno su cui tutti noi abbiamo un posto prenotato. Peccato che la notte precedente al giorno fissato per la mia partenza inevitabilmente perderò il mio biglietto con prenotazione. Scivolerà via dalla tasca mentre sto pagando l’ultimo drink in un bar di periferia.
Però, sai, a quel punto mi scoccerebbe un po’ perdere quel treno. Curioso come sono, dopo una vita trascorsa a sentir tutti che fantasticano su questa morte, ecco, mi dispiacerebbe non visitare questa sconosciuta destinazione.
Quindi non mi rimane che sperare che il controllore sia un mio amico. E magari che nel vagone ristorante servano ancora gintonic, con in sottofondo Glen Miller...




permalink | inviato da il 12/7/2004 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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