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21 giugno 2004

Io e Woody

Era il 1996 e Woody Allen girava l’Europa con il suo complesso jazz con cui ogni settimana si esibisce in un locale di New York. Lui suona il clarinetto.
Consapevole della mia passione per il regista, la fidanzatina di allora mi regalò il biglietto per lo spettacolo di Milano al teatro Smeraldo.
Non l’avevo mai visto dal vivo e invidiavo una mia amica che l’aveva incontrato tempo prima a Venezia e gli aveva chiesto un autografo.
Comunque, vado a teatro e mi godo il concerto di jazz più che tradizionale, quello di New Orleans, per intenderci.
Terminato lo spettacolo mi precipito verso la porta laterale del teatro, all’esterno, da dove solitamente escono gli artisti dopo le esibizioni. Ci sono molte altre persone. Tutti in attesa di vederlo, salutarlo, ringraziarlo. Passa parecchio tempo, circa mezzora, ma di Woody neanche l’ombra, mentre gli altri musicisti sono già sfilati sotto i nostri occhi che iniziano a tingersi di delusione.
Ma dopo un po’, con la coda dell’occhio, vedo attraversare la strada e dirigersi verso un taxi, un uomo sulla sessantina, ciccio, con due enormi baffoni. I film di Woody li ho visti tutti più volte e quel volto lì non mi sembrava affatto sconosciuto. Poi l’illuminazione: ma certo! Quello ha sempre fatto la comparsa nei film di Woody! Per capirci, in Io e Annie è l’amico baffone che offre cocaina a Woody. Woody logicamente se ne esce con un gran starnuto facendo volare via tutta la montagnetta di polvere bianca…
Bè, mi allontano dalla folla in attesa, attraverso la strada e lo raggiungo mentre sta salendo sul taxi.
“Ei, where is Woody?” – “Woody is going to the hotel” – “What hotel?” – “Principe di Savoia”.
Era uscito da un’altra porta. Corro verso l’albergo in piazza Repubblica, lì vicino.
Entro nella lussuosa hall attraverso la porta girevole e mi sento già un po’ a Manhattan. Supero con passo risoluto il portiere, come se fossi un cliente, e mi vado a sedere nei divanetti del bar proprio davanti agli ascensori che portano ai piani. Da qui non mi può sfuggire, penso.
Attendo.
Dopo un po’ ricompare il baffone. Mi vede e si avvicina. Mi chiede cosa stia facendo lì. Gli rispondo che voglio vedere Woody. E mi fa: “But now Woody is eating”. E io: “Is sleepiiiing?!?”. “No is eating, EATING!” e mi aiuta a capire mimando il gesto di portarsi il cibo alla bocca. “A, understood, ok, I wait for him here, when he’ll finish..”
Il baffo mi guarda perplesso in silenzio. Poi mi sorride e mi dice di seguirlo.
Arriviamo all’ingresso del ristorante dell’albergo e mi dice di attendere lì. Ma già da lì lo vedo. Woody è seduto al tavolo con la sua miniconsorte orientale. Con lui anche Forattini.
Vedo il baffo avvicinarsi a Woody, piegarsi verso di lui e dirgli qualcosa. Woody alza lo sguardo verso di me, si alza e mi viene incontro.
Sono emozionato. Mi arriva davanti. Gli stringo la mano. Balbettando gli dico: “I love you”. Mi sorride. Gli chiedo un autografo sul programma del concerto. Mi chiede il mio nome, glielo dico ma non capisce e mi fa: “Write it in the back”. Glielo scrivo sul retro del programma e glielo porgo. Woody legge, gira il programma e mi dedica la sua firma.
A quel punto, come i fan di Stardust Memories, non riesco a proferir parola e rimango a fissare l'autografo.
Woody si aggiusta gli occhiali, mi guarda e sorridendo dice:
“Ei, it’s authentic!”


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permalink | inviato da il 21/6/2004 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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