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13 giugno 2004

Ficcatevelo nel culo l' "outing"!

Il mio seggio è cambiato. Non è più quello di sempre, la scuola media dove conobbi la mia ex fidanzata. Ventanni fa.
Oggi il mio seggio è una scuola nel cuore di Chinatown. Già. Mura nuove che aggiungono tensione e malessere a quello che già da giorni provo.
Matita, schede, cabina 1.
Ci starò per un bel po’ di tempo dentro quella cabina. Scorrendo con gli occhi nomi, simboli, coalizioni.
Niente e nessuno – come sapevo – che si guadagni il mio pieno rispetto, la mia stima totale. E soprattutto: la mia passione.
Io che di politica non sono un analista, e mai probabilmente lo sarò. Ma che ne sono innamorato. Innamorato del sapore della lotta per un obiettivo. Della magia delle parole che, se pure, possono cambiare i fatti.
Fin da quando nel liceo dove ho studiato chiamammo Pillitteri, allora sindaco di Milano, per fargli vedere coi suoi occhi in quali condizioni versava la struttura (quando pioveva all’ultimo piano si giocava a pallanuoto). Quando occupammo la scuola in solidarietà ai ragazzi di piazza Tienanmen. E nel 1991 la protesta contro la prima guerra del Golfo (occupazione prolungata che costò al sottoscritto l’espulsione da scuola).
O ancora prima le manifestazioni tra le fila del Fronte della Gioventù. E anni dopo le bastonate dei sindacalisti in piazza Duomo in un lontano primo maggio. Ero tra gli autonomi.
Gli sgomberi dei centri sociali. Il loro evolversi a puri e semplici locali notturni. Dove la politica è ben lontana.
Sono banale io. Semplice.
Scorro nomi, simboli, coalizioni.
Ne vedo qualcuno con la falce e martello. Mi ricordo che nella nostra costituzione c’è un articolo in cui si vieta la ricomposizione di qualsiasi partito fascista. Ma nel 2004 i comunisti ci possono stare. Già. Forse perché le schifezze di una dittatura sono tali solamente se vissute sulla propria pelle. Quella degli altri non vale.
La sinistra che appoggiò Clinton in quei scellerati bombardamenti in Jugoslavia. Che difese il ruolo dell’Italia nella Nato. La Nato? Santocielo. Che fu salvata in quella votazione da Alleanza Nazionale. Perché i comunisti dissero no.
Quel prelievo forzoso dai nostri conticorrenti nel 1998. Sinistra in combutta con gli istituti bancari… bell’associazione… a delinquere.
E poi Genova. Luglio del 2001.
Questo signore tanto abile a farsi gli interessi suoi semplicemente utilizzando la nostra legge. Questo signore con mentalità aziendale. Sempre fido alleato dell’America. Che manda gente a morire in chissà quale lotta al terrorismo che altro non è che lotta per assicurarsi le ultime scorte di oro nero. Questo mafioso.
Dico sul serio quando scrivo che davanti a quelle schede mi veniva da piangere. Mi si son riempiti gli occhi di lacrime, di rifiuto, di sdegno. Di sconforto.
E nonostante tutto ho votato.
Dopo anni di parolacce, insulti sulla scheda, davanti a questo schifo, oggi ho votato. Voto di distruzione. Voto per abbattere. E non è così che dovrebbe essere. Anzi, proprio il contrario.
E scordatevi che io dica cosa ho votato. Che io faccia ‘outing’. Questa parola di merda, questo schifo di inglesismo… cazzo vuol dire? Tirare fuori? Uscire allo scoperto? Ma per cosa, per chi? Forse è l’unica cosa rimasta davvero democratica: la segretezza del voto. Venissero fuori quei vermi a dire che sono tali!
I pacifisti che condannano i violenti… Io, che, mi spiace, ma nella violenza ci credo. Profondamente. Proprio perché siamo uomini e non manager di un’azienda del cazzo.
Ho votato.
E adesso non sto per niente bene.




permalink | inviato da il 13/6/2004 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


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