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7 giugno 2004

Singolitudine adieu

Non ci credo a quelli che si dichiarano “single per scelta”. Nella condizione di single casomai ci si ritrova. E poi qualcuno ci sguazza.
Essere singolo dà una sensazione di libertà senza eguali. È una condizione fisica che in breve tempo influenza il modo di pensare, di agire, di rapportarsi agli altri.
Il single non scende a patti, per lui non esiste la diplomazia. Lui fa in ogni momento esattamente quel cazzo che gli passa per la testa. È la forma massima dell’egoismo. E magari gli altri te lo rinfacciano pure: “sei un egoista!”. Sì, è vero ed è stupendo. Non rompetemi i coglioni!
Libero di sedersi sul cesso a cacare con canna, giornale, scaccolata violenta, il tutto con le porte di casa spalancate. Libero di spostarsi in ogni momento senza dover render conto a nessuno. Di non tornare a casa per tre giorni di fila. Di lasciare i piatti sporchi nel lavandino per una settimana. Di mettersi a mangiare al contrario: prima i dolci, poi un bel filetto al sangue, per terminare con una carbonara, da condire, perché no, anche con un po’ di nutella. Ubriacarsi a più non posso cantando davanti allo specchio e immaginando di essere a Stoccolma a ritirare il premio Nobel. Esaltarsi in improbabili prove atletiche per casa, posizionando divani, poltrone e mobili a mo’ di barriere per poi lanciarsi in serissime corse a ostacoli completamente nudo a parte un calzino sudicio legato in testa come una bandana, mentre dallo stereo Caterina Caselli canta a tutto volume Nessuno mi può giudicare...
Per il single non esiste il ‘programma’. Le giornate sono pura improvvisazione. La vacanza, lontano da impegni di lavoro, diventa poi massima espressione di fantasia e ingordigia del momento. E prova pena per le coppie di amici che a maggio iniziano a scannarsi sulla scelta della meta da prenotare per le vacanze d’agosto.
Il single sfoga i suoi appetiti sessuali con qualsiasi tipo di donna, anche se predilige quelle già impegnate. Donne che regolarmente lascia da sole nel loro letto, fuggendo quatto quatto all’alba mentre loro ancora dormono. Che non si sa mai a questa le salti in mente di uscire con la frase “quando ci vediamo?”. “Quando ci vediamooo??? Ehm, guarda, non lo so... stasera parto per la Terra del Fuoco a trovare un’amica, poi da lì vorrei raggiungere la Nuova Zelanda in catamarano, sai ho un debole per i Maori. Comunque, stai tranquilla, appena torno ti chiamo”. Ma non le hai mai chiesto il numero di telefono...
Il single decide di spendere i soldi nei modi più assurdi possibili, che non c’è nessun ‘bilancio familiare’ a cui stare dietro. Tipo: stasera mi imbottisco di champagne, vado alla Scala, e poi a ballare fino all’alba al Plastik. Poi magari rimane in bolletta fino al prossimo stipendio. Ma non importa mai. Niente è più importante della soddisfazione del desiderio del momento.
Insomma il single vive beato in un universo tutto suo, un paradiso in cui egli è l’unico dio.
Io sono uno di questi.
O meglio, ero uno di questi.
Già, perché come lo status di single si acquisisce per caso, e non per scelta, allo stesso modo, anche se difeso con tutte le proprie forze, può svanire così... puff. Senza averlo deciso. Con uno sguardo.
Il vero e proprio dramma comincia quando capisci che i tuoi pensieri, i tuoi desideri non hanno più te stesso come unico protagonista. Anzi: sei tutto proteso verso un’altra persona. E quando questa persona non è accanto a te allora ti senti sperso e ti chiedi: “e ora cosa faccio?”.
Niente. Ti fai un gintonic e aspetti. Alle olimpiadi casalinghe magari sostituisci lunghe chiacchierate con gli amici più cari in cui descrivi tutte le doti possibili e immaginabili della persona dei tuoi sogni. Addirittura inizi a gettare schizzi di programma in una lavagna del futuro che manco sapevi d’avere.
Insomma, una tragedia. Che vivi con un sorriso ebete stampato in faccia, ascoltando in continuazione Grace Jones che ti canta La vie en rose.
C’est la vie...




permalink | inviato da il 7/6/2004 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa


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