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1 aprile 2004

Bombay senior

L’ultima volta che gli scrissi una lettera fu otto anni fa, per descrivergli la fidanzatina d’allora. Nonno amava le donne, per loro fece molti danni aggiro e si sposò tre volte. Gli piaceva che gli raccontassi cosa mi succedeva su quel fronte.
Ho tanti ricordi di quell’uomo, bello e tanto estroverso. Pittore e scultore di scarso successo, era un gran compagnone, gioviale in mezzo alle altre persone anche se dentro era perennemente malinconico. Malinconia che traspariva irremediabilmente nei suoi quadri, dai toni sempre cupi, angoscianti.
Nonno era fascista, di quelli puri e duri. Come il resto della famiglia d’altronde. Me lo ricordo ai comizi di Almirante in piazza Duomo a Milano. Io stavo sulle spalle di mio padre, avevo 5 anni, e lo vedevo sul palco dietro all’oratore: baffetti identici a quelli del segretario dell’Msi, impermeabile alla Bogart, cappello con tesa calato sugl’occhi azzurrissimi. In quelle occasioni manteneva sempre un’espressione grave come per dire: “occhio, se sto qui sopra c’è un motivo e pretendo rispetto!” Applausi dalla folla, saluti romani e poi tutti a prendere un aperitivo al Camparino, sull’angolo della Galleria Vittorio Emanuele.
In realtà era buono come il pane, forse pure troppo. E il fascismo non gli si addiceva proprio. Secondo me per lui era solo un palcoscenico.
Espressione completamente diversa, sorridente e dolce, quando giocava coi suoi adorati nipoti. Mio cugino e io eravamo gli ‘asssasssini’, ci chiamava così. Ci faceva ridere a crepapelle con le sue smorfie e i suoi racconti strampalati. Scherzava sempre, sempre. Fino all’ultimo ha continuato a controllare la consistenza delle chiappe delle mie cugine...
Visse a Molfetta, Bari, Faenza, Milano e Roma. Sicché per vederlo bisognava viaggiare. Per raggiungerlo feci il mio primo volo in aereo da solo, avevo sei anni.
Mio padre mi diede il suo stesso nome.
Il primo aprile di sette anni fa nonno morì in un letto d’ospedale a Roma. Circondato dalla sua famiglia. Due giorni dopo scrissi il mio nome e la data sulla calce fresca che chiudeva il suo loculo, in attesa della lapide, mentre zia dietro diceva: “bel pesce d’aprile che ci ha tirato”.
E ora è lì, che riposa in un minuscolo cimitero su un colle tra Siena e Firenze. Il panorama è mozzafiato e senz’altro sarà d’ispirazione per il suo pennello. Poi, quando si prende una pausa dalla tela, certamente controllerà la consistenza delle chiappe delle sue vicine...




permalink | inviato da il 1/4/2004 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


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