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3 marzo 2007

Virago

Visto che la conquista di una totale quanto necessaria guarigione mi costringe in casa, ne approfitto per una visione di tutti quei film che hanno lasciato il segno nella scorsa stagione cinematografica e che mi ero perso.
Il diavolo veste Prada mi è piaciuto (attenzione, non travisiamo sul significato: anche un kinder cereali mi piace, mentre la mousse di mio cugino è un’iperbole del piacere...). Il finale con redenzione della protagonista è però davvero poco credibile o, almeno, poco realistico. Destino ha voluto che ne abbia conosciuto più d’una di donne così, come dire, prese anima e corpo dal proprio lavoro, dalla carriera. Generalmente non si redimono, anzi. Al massimo si lamentano con dei “non ho scelta”. Talvolta fingono di soffrirne. Ma alla fine per queste fanciulle è il successo sul lavoro a rappresentare il loro vero e puro piacere nella vita. Niente di male, per carità. Si tratta, al contrario di quanto dicono, proprio di una scelta. Anche se buffamente tendono a difendersi con una sorta di anacronistico femminismo sintetizzabile nella loro più comune arringa: “se fossi un uomo non ci sarebbe niente di strano nel mio stile di vita”. Sembra non capiscano proprio che non si tratta della quantità di tempo (corpo) che dedicano al lavoro, bensì di quanta personalità (anima) diano in cambio.
Come dice un protagonista del film “quando la loro vita privata va a rotoli vuol dire che sono vicine a una promozione”. La realtà, in linea di massima, è proprio questa. E ho capito che non fanno proprio per me.


*Original spies - Karate




permalink | inviato da il 3/3/2007 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


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