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21 settembre 2007

Milano scusa stavo scherzando

Nei quattro anni di vita di questo blog ho scritto solamente una volta di comunicati stampa. Questa è la seconda, e devo ammettere che ha un gusto ben diverso.

Milanoanthology
I sedici autori di questa antologia raccontano Milano come la vedono e la vivono ogni giorno. Ci sono tante Milano in questi racconti. La Milano dei pendolari, degli studenti, la Milano di chi vuole fuggire, di chi presto sa che dovrà andare via. La Milano di Chinatown a Paolo Sarpi e quella chiusa nel delirio di una metropoli in cui la periferia a tratti sembra essere la sola cosa reale. In questi racconti Milano viene camminata, attraversata su un tram o nella pancia di una metropolitana raggiunta ogni giorno dalla periferia o dai treni che partono dalla Brianza. Milano come ogni metropoli è questo e molto altro. Milano che non si capisce mai fino in fondo. Milano che come i suoi abitanti in certi giorni sembra volere fuggire da sé. Un’antologia per dare l’anima di una città sofferta e divertita, saggia e crudele al tempo stesso in cui ogni strada sembra già conosciuta ma che inaspettatamente al solito angolo di via ci stupisce, si reinventa, ci sorprende con il cortocircuito di una verità e di un lirismo insperati. Perché Milano è un posto difficile in cui vivere, un posto in cui non ci si può fermare, un posto che corre troppo veloce. I sedici autori che la raccontano in questa antologia hanno scelto di vivere qui. Tra tante città hanno scelto Milano, l’elegante, la violenta, l’incomprensibile, la città in cui è più forte il bisogno di vivere, di ridere e di sognare. Perché Milano, inspiegabilmente, può essere amata alla follia.

E in questa antologia che sarà nelle librerie a partire dalla prossima settimana è finito anche un pezzullo del sottoscritto. Niente di che, per carità. Però ne consiglio l’acquisto perché tra gli altri quindici racconti ci sono a mio parere delle squisite prelibatezze che vale proprio la pena di leggere.
Qui ora mi preme ringraziare l’editore, che in quanto romano ha dimostrato un bel po’ di coraggio nel tuffarsi in un’impresa simile, Maura, sagace e giovanissima editor siciliana dall’infinita pazienza, ed Emanuelito, amico che mi terrei sempre in tasca come deterrente contro la mia atavica pigrizia.
Detto questo l’uscita di codesto libercolo mi riempie di gioia. Io amo davvero questa città. Un amore che si rinnova, incredibilmente e, un po’ come tutti i veri amori, inspiegabilmente, giorno dopo giorno. E con questa pubblicazione è come se dopo anni fossi riuscito finalmente a recapitare una lettera alla ragazza della quale sono innamorato. Anche se questa ragazza conosce da sempre tutti i miei segreti, le mie gioie e i miei dolori. E a modo suo continua a infondermi la forza per spingere sui pedali.

 

*Luci a San Siro – Roberto Vecchioni




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17 settembre 2007

dehihohoh

Adoro i Simpson. I cartoni di Matt Goering soddisfano pienamente la mia vena adolescenziale e aizzano il mio sordido e ottuso cinismo. Così sabato sera sono corso nel multisala berlusconiano al centro di Milano per vedere il film. La dolce fanciulla che ha acconsentito ad accompagnarmi, seduta in sala alla mia sinistra, mi lanciava sguardi preoccupati fin dall’inizio della proiezione, allibita dai miei improvvisi ed euforici battimani, dalle risate e dagli indecifrabili versi con cui accompagnavo l’entrata in scena dei vari personaggi. Un idiota nel pieno della sua felicità.
Comunque, considerazioni a parte sui “dehihohoh” del sottoscritto, il film, come previsto, mi è piaciuto tantissimo. Non racconto la trama per rispetto di quei poveri disgraziati che assurdamente capitano qui e non hanno ancora visto il film. Però una scena in particolare mi ha completamente devastato per la sua comica genialità: sulla cittadina di Springfield si sta abbattendo una catastrofe di proporzioni epocali quando un’inquadratura dall’alto mostra la chiesa del reverendo Lovejoy e il bar di Moe affianco. Quindi si odono urla di panico e d’improvviso, in contemporanea, gli avventori del bar abbandonano il bancone e s’infilano di corsa in chiesa, mentre i fedeli si precipitano fuori dal tempio per gettarsi nel bar. E chiaramente, per entrambi i gruppi, non c’è comunque salvezza.
Per tutti gli ottimisti, concludo con un dialogo padre e figlio:
Bart: “oggi è il giorno più brutto della mia vita”.
Homer: “no figliolo, oggi è il giorno più brutto della tua vita fino a oggi”.


*Spider pork, spider pork – Homer Simpson




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14 settembre 2007

storia in sintesi

Pareva mi avesse scelto allo scopo di rompermi i coglioni.
E difatti in breve me li ruppi e me ne andai.

 

*Gelosa cara – Lucio Battisti




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11 settembre 2007

proteste inutili comunque

La maggior parte della vita è così noiosa che non vale nemmeno la pena di parlarne, e ciò è vero a qualsiasi età. Ogni volta che cambiamo marca di sigarette, traslochiamo in una nuova casa, ci abboniamo a un altro giornale, ci innamoriamo e ci disinnamoriamo, in realtà non facciamo che protestare in modo più o meno frivolo contro l’insormontabile noia della vita quotidiana. Purtroppo però tutti gli specchi sono bugiardi, e a un certo punto, nel bel mezzo di qualsiasi avventura, ci rimandano la solita faccia vuota e insoddisfatta.

Truman Capote


Ho letto praticamente tutto di Capote, tra i miei autori americani preferiti. Non che sia stato poi così particolarmente prolifico, tutt’altro. Comunque, con questa sua affermazione io non concordo per niente. Forse per ingenuità, forse per semplice malattia, non ho mai provato così tanta noia nella quotidianità in vita mia. Ho trascorso periodi durante i quali affrontare il susseguirsi dei giorni sembrava alquanto faticoso, questo sì. Ma costantemente noioso mai. Per fortuna, o condanna, le mie giornate sono costellate da una lunga scia di emozioni, magari infinitamente brevi e lievi, ma pur sempre emozioni. E per come la vedo io “sentire un’emozione” si colloca agli antipodi della noia. Un raggio di sole mattutino che s’infiltra tra i vetri e s’infrange sulle arcate ferree delle volte della stazione Centrale; osservare le dita affusolate e nervose di una ragazza che cercano l’ultima sigaretta del pacchetto; un “grazie” accompagnato da un sorriso in mezzo a migliaia di persone; il muso di un vecchio tram giallo che spunta tra una coppia di palazzi che stanno lì a guardarsi da duecento anni; improvvise note carpite da chissadove che riportano alla mente una melodia lontana nel tempo che incorniciava una fotografia in bianco e nero. Cose banali, banalissime, quotidiane appunto, ma che non smettono mai di regalarmi un brivido lungo la schiena, di ossigenarmi la mente, e che a fine giornata diventano ancora un bagaglio di vita quotidiana tutt’altro che noioso.
Ma Truman era un notevole bevitore, e quando l’alcol scorre in grande abbondanza nelle vene l’istinto di “protestare” contro la quotidianità può diventare quasi palpabile, impossibile sottrarvisi. Quando sono sbronzo, però, la protesta non si rivolge contro l’insormontabile noia della vita quotidiana, bensì contro la sua insormontabile caducità. Il pensiero di non poter riguardare quello stesso raggio di sole, di non aver immortalato per sempre quelle mani ansiose e che mai più potrò farlo mi assilla alla disperazione. Non consola il fatto che domani, come per incanto, riprenderò a catturare dal mondo attorno altre vivide sensazioni. È proprio la loro inaudita bellezza accompagnata dalla certezza della loro fine a farmi urlare di rabbia, una rabbia che non si scioglie mai nella noia, mai.
Certo, Capote era un genio mentre il sottoscritto, con tutta probabilità, solamente un tipo noioso. Oppure erano altri tempi. O ancora, molto semplicemente, i long-drink rimangono sempre degli ottimi binari lungo i quali condurre il proprio tram.


*You will be loved again – Mary Margaret O’Hara




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8 settembre 2007

vaffanculo

Vaffanculo a chi ancora dà credito a questa classe politica, a questa casta politica di corrotti schifosi mafiosi, a questo sistema politico di finta rappresentanza democratica che non rappresenta altro che la morte della nostra coscienza civica.
Vaffanculo a chi dice “sì ma quello è diverso, è uno onesto”. Se quello è onesto deve entrare in parlamento e sputare in faccia ai suoi colleghi e non scenderci a patti giorno dopo giorno.
Vaffanculo a chi mi dice che sono un qualunquista, che non capisco, che la politica è “l’arte della diplomazia”. Mi ci pulisco il culo con la vostra diplomazia del cazzo.
Vaffanculo a chi scrive di politica. Ai giornalisti politicanti, amplificatori collusi del nulla che ci stanno rimbambendo riducendoci a zombie, velinonnivori e nient’altro.
Vaffanculo a chi non si vergogna di averli votati. E gira in metrò sfogliando Libero o l’Unità.
Vaffanculo a chi dice “tanto son tutti uguali” e invece che correre ai seggi e scrivere vaffanculo su quelle cazzo di schede se ne va fuoriporta e si sente bene.
Vaffanculo a chi non c’ha i crampi allo stomaco per lo schifo.
Vaffanculo a Diario che chiude. Che anche se per i miei gusti era decisamente troppo filoisraeliano mi mancherà.
Vaffanculo a chi espatria, se ne va via e chi si è visto si è visto. Moderni pavidi Pilati.
Vaffanculo a chi ha paura, se ne sta rinchiuso in casa davanti al plasma, bestemmia contro gli immigrati che scorrono sul tg e non sa più dov’è il sud.
Vaffanculo a chi ha smesso di cercare le stelle nel cielo. E non le troverà mai più.
Vaffanculo a Beppe Grillo se si ferma.

 

*Le solite cose – Enrico Rava




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7 settembre 2007

controsenso in Chinatown

Abbaglianti davanti a me, oltre al semaforo, rosso. Proseguo comunque per Paolo Sarpi, in controsenso, come sempre. Spingo sui pedali e supero Bramante, col rosso. Gli abbaglianti vengono da un’auto della polizia municipale, e sono per me.
Le arrivo davanti, sterza d’improvviso alla sua sinistra, mi taglia la strada e mi blocca, pericolosamente.

- Ma cosa fa?, mi dice il vigile alla guida
- Cosa?
- Lei è in controsenso.
Mi tolgo un auricolare. Il vigile seduto nel sedile posteriore scende dall’auto.
- Lei è in controsenso.
- Sto andando a casa, abito laggiù, a duecento metri.
- Lei è in controsenso.
- Le sembra una bici da corsa? Sto correndo a zigzag? Sto andando a casa.
- Lei sta andando controsenso.
- Senta, vabbè, buonanotte.
- Lei sta andando controsenso, lo capisce? È una cosa che fa sempre?
- Sì.
- Complimenti, e non le funzionano nemmeno le luci.
- Senta, le luci vanno benissimo. Se attivo la dinamo vado più lento, come lei saprà, buonanotte.
- Guardi, non ho voglia di discutere...
- Guardi, mi avete fermato voi per discutere.
- Lei è in controsenso.
- Buonanotte.

Rinfilo l’auricolare nel padiglione. Giro questa cazzo di città in bici da trent’anni. Non rompetemi i coglioni. Buonanotte.


*Gli ostacoli del cuore - Elisa




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3 settembre 2007

Volevo fare l'astronauta

Questo potrebbe essere il mio ultimo giorno da fancazzista. Nel senso che da domani comincio a lavorare. Un lavoro serio, mica quei giornalismi marchettari con cui mi sono gingillato negli ultimi dieci anni. Uso il condizionale perché comunque trattasi di una prova, che il nuovo datore di lavoro mica vuole rischiare troppo da subito, comprensibilmente.
Quindi, questo il programma della giornata:

- giro in bicicletta per Milano con annesso pranzo al sacco
- pennichella con visione dvd di film di successo della scorsa stagione che mi son perso nelle sale
- pulizie di casa più bucati vari con stereo a palla per il piacere dei vicini (a proposito, ho fatto amicizia con l’inquilino del piano di sopra, un pensionato appassionato di libri, fotografia e blogger... nonché padre di una splendida ragazza da concupire con strategica lentezza)
- aperitivo devastante che lascerà il proseguo della serata alla pura improvvisazione

Per il resto, in vita mia avrei voluto fare, cronoligicamente: fisico nucleare, violinista di fila della Scala, dittatore, professore di liceo, archeologo, terrorista, giornalista di prima linea, ancora dittatore, barista, pescatore, eremita su uno sputo d’isola del Mediterraneo, ancora terrorista, cacciatore di stelle cadenti. Alcune cose son riuscito a farle, altre son state definitivamente archiviate, per altre ancora non si pongono limiti alle onde del destino. L’importante, a mio modo di vedere, è che il lavoro rimanga sempre e comunque un accessorio. Necessario per sopravvivere, certo, ma sempre accessorio. Pare una contraddizione in termini. Come il sottoscritto, d’altronde.

 

*Tomorrow’s girls – Donald Fagen




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1 settembre 2007

annuncio

Ho disperato bisogno di guardare Stardust Memories, a mio parere il più bel film di Woody Allen e chiaramente, invece, uno dei suoi peggiori a detta della critica.
Ne avevo una copia in vhs (che avrò visto cento volte), che anni fa ho prestato a chissachi e che al momento risulta nell’elenco dispersi assieme a Hollywood Party, Fiesta di Hemingway e un cd di Sakamoto. Bastardi.
Comunque, di questo film a oggi in Italia non esiste in commercio una versione in dvd. Potrei ordinarne una copia dall’Inghilterra o dagli Stati Uniti, però, a parte l’estremo fastidio fisico e psicologico che mi darebbe versare dei soldi a un americano o a un britannico (ultimamente mi stanno ancor più sul cazzo), il mio inglese, seppur discreto, non mi consente di godere appieno dei serrati dialoghi alleniani.
Tempo fa, però, più o meno mi sembra nel 1996, in edicola uscì a puntate la filmografia completa di Woody, compreso Stardust Memories. Da qui la richiesta:
se c’è qualcuno in possesso di quella pellicola in dvd e volesse sbarazzarsene perché non gli dice nulla, povero idiota (sì, lo so, le regole del commercio sconsigliano di insultare l’interlocutore prima di aver concluso l’affare…ma è più forte di me), lo prego vivamente di contattarmi tramite l’indirizzo mail in basso a sinistra.
Versando in condizioni economiche che definire disastrose è un eufemismo, sono disposto a pagare solamente una cifra ragionevole. Oppure a proporre uno scambio con album masterizzato (chiedo venia alle case discografiche che se ne possono pure andare affanculo) di Mary Margaret O’Hara introvabile in Italia. Certo, se uno apprezza la cantautrice canadese difficilmente si liberebbe di Stardust Memories, e poi si può sempre scaricare da Internet.
Insomma, vabbè, mi affido al vostro buon cuore di smanettoni-pippaioli-frustrate di internet (così, tanto per accattivarvimi…). Io ho bisogno di avere e guardarmi all’infinito quel film.
Grazie. Ossequi.


*Moonlight serenade – Glenn Miller




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