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27 aprile 2007

Butta male qui a Chinatown

Per un pelo. E non è bello.



*La forza del destino; Ouverture – G.Verdi




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27 aprile 2007

senza futuro

Alcuni giorni fa una coppia di amici mi ha chiesto di far da padrino al loro pargolo nato da pochi mesi. Il pupo andrà così ad aggiungersi a quella che sta diventando una vera e propria lista di bimbi protetti dal sottoscritto. Io li adoro, loro adorano me. E molto probabilmente ho sbagliato lavoro: altro che scribacchino marchettaro, avrei dovuto fare l’educatore in qualche asilo. Il misto di gioia, sorpresa e serenità che mi trasmettono ogni volta che pronunciano il mio nome, mi parlano, giocano e mi sorridono è ineguagliabile.
In questi giorni leggere le orribili pagine di cronaca che si stanno scrivendo da Rignano Flaminio è devastante. Fa male dentro. Muove quell’istinto primordiale, che non vorrei mai ammettere di possedere, definibile solo come sete di vendetta violenta. E una gran paura, un vero e proprio terrore che attorno possano esistere così tanti umanoidi di siffatta specie. Esseri che l’assurda evoluzione della nostra società pare alimentare sempre più.



*Lacrimosa; Requiem – W.A.Mozart




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25 aprile 2007

malinconicamente Bulk



















*Last night I dreamt that somebody loved me - The Smiths




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23 aprile 2007

in cattedra

In compagnia della mia socia Gandalf in una scuola superiore di Milano per parlare a una classe di quindicenni di giornalismo, o meglio, del mestiere del frilens.
A parte constatare un gap generazionale di dimensioni cosmiche, mi ha colpito quanto le femminucce fossero molto più sveglie rispetto ai maschi. In particolare un gruppetto di quattro ragazze, che logicamente si son scelte gli ultimi banchi in fondo all’aula, attente, partecipi, vivaci e quanto mai sfrontate nel modo di porgere le domande. A un certo punto una, quella che visibilmente promette più di tutte di diventare una notevole collezionatrice di cazzi, si è alzata, si è diretta verso la porta ed è uscita. “E ora dove cazzo va questa?” mi son chiesto. Poi dopo un po’ è rientrata come se niente fosse ed è ritornata sculettante al suo banco. Il tutto senza che le due professoresse presenti battessero ciglio. Ai miei tempi mi avrebbero appeso al muro per una cosa del genere.
Totale apatia caratterizzava invece la popolazione maschile. I due seduti al primo banco di fronte alla cattedra, poi, sono stati per tutto il tempo immobili: non scrivevano, non chiacchieravano, non facevano domande, non esprimevano nemmeno noia. Totalmente impassibili. A un certo punto ho temuto seriamente fossero caduti in coma.
Mentre la mia socia e io saremmo andati avanti a parlare ancora per ore, suona la campanella, è finita l’ora, “grazie”, “ciao”, e tutti di corsa fuori in corridoio. Credo la maggior parte di loro oggi abbia imparato chi sia un frilens. Così come credo che alla maggior parte di loro non gliene fregasse un’emerita mazza.
Comunque io ci tornerei al liceo, sì.


*Compagno di scuola – Antonello Venditti




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21 aprile 2007

va tutto bene

Alla guida della bombaycar, occhiale da sole, sorrisetto strano stampato in faccia, testa dondolante a ritmo di Vasco. Accanto a me mio zio, tra i piedi del quale a ogni curva e frenata due grossi bicchieri di vetro rotolano tintinnando amenamente.

io: “scià scià sciààà”
il parente: “Ma quand’è che metti la testa a posto?”
io: “scià scià sciààà”
il parente: “Puzzi come una capra, hai la barba lunga, sei sporco”
io: “scià scià sciààà”
il parente: “E questa macchina fa semplicemente schifo!”
io: “scià scià sciààà”



*Va bé (se proprio te lo devo dire) – Vasco Rossi




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20 aprile 2007

improbabile incontro

Ieri sera, sbronzo fradicio, mi son trovato davanti sta donna bellissima, mai vista prima, che si è messa a parlarmi del mio blog. Ma non così, pur parlè. No no. Questa ha iniziato a discorrere di tutti i post del sottoscritto, anche quelli di tre anni e passa fa. Non solo: addirittura si ricordava dettagliatamente i commenti ai post. Basito e rapito, me ne stavo lì a bocca aperta come un cretino – alla stregua del portiere di notte di Gino Paoli insomma – ad ascoltarla col mio gintonic tra le mani. Incredulo sia di cotanta beltà sia di cotanta assurda cognizione di codesto blog. Elencava delle cose che manco io mi ricordavo di aver scritto. Non ho mica capito bene se è ammogliata con Sciumacher, Tod o Montezemolo, comunque c’entra la formula uno, ecco. Ho cercato di seguirla con estrema fatica nel suo navigare notturno per Milano. A un certo punto, però, davanti all’entrata di una discoteca molto scic, un uomo tutto di nero vestito mi ha impedito il passaggio. Troppo scic evidentemente per lo stato in cui versavo io. E lei è sparita, con estremo rammarico del sottoscritto che non è riuscito a dirle “vieni via con me, ti porto a bere a Pigalle, e poi all’alba ci sposiamo a Montmartre”.
Ora, secondo me la soluzione sta nel fatto che dalle cinque di pomeriggio mi ero messo in testa di scolarmi venti daiquiri. Al terzo drinc, però, questo programma è stato bruscamente interrotto da un’emergenza di babysitteraggio. Che ho portato diligentemente a termine scolandomi comunque due Colomba Platino e un Chianti. Poi, tornato nuovamente in area bancone, ho ripreso a ingurgitare gintonic, un classico che va su tutto. Il risultato è che non ricordo più quale sia stato l’ultimo bancone a cui ieri notte mi sono aggrappato, dove io abbia lasciato la bombaycar, come io sia tornato a casa, e soprattutto il nome di quell’essere angelico con lunghi capelli neri, un sorriso da sbattersi giù dalla finestra e occhi in cui lasciarsi annegare lentamente. Credo di averne lungamente parlato anche con l’ultimo barista che mi son trovato davanti, che rimaneva però scettico sull’esistenza di tale creatura. Poi hanno spento le luci e tirato giù il bandone, e io sono rotolato verso Chinatown.



*Bye bye baby - Madonna




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18 aprile 2007

Paola

Si può menar vanto della propria amicizia con un vip, un attore, un musicista, un politico. Io oggi, qui, mi vanto orgoglioso di essere un grande amico, esattamente da vent’anni, di Paola.
La conobbi al liceo e legammo praticamente da subito. Era diversa dagli altri. La prima ragazza, come dire, trasgressiva che avevo incontrato in vita mia. Ci scannavamo discutendo di politica, ascoltavamo musica, rubavamo gli idranti della scuola per utilizzi fumerecci. Ci confidavamo con rara complicità. Quando mi fermavo a dormire a casa sua, la mattina mi preparava delle colazioni davvero pantagrueliche, tre pasti in uno. Mi conosce come poche altre persone al mondo.
Dopo l’università – filosofa in un mondo di manager – ha preso una scelta in totale controtendenza con la società d’oggi. Assieme al suo meraviglioso compagno, ha lasciato Milano, città che continua comunque ad amare visceralmente, per andare a vivere in un borgo sperduto, per lo più disabitato, situato sull’appennino tra Reggio Emilia e La Spezia, in montagna. Là dove ci sono le origini della sua famiglia, dove i suoi nonni e i suoi zii combatterono contro i nazisti. Dove la natura è ancora la regina incontrastata, d’inverno si rimane bloccati per la neve e le case sono costruite in pietra. Da allora ci vediamo più di rado, e mi manca davvero tanto. Ma ogni volta è meraviglioso constatare come quella complicità non sia minimamente stata intaccata dalla distanza.
Bè, anche Paola è una vip, e della miglior specie per me. Da un mese è diventata mamma di uno splendido bimbo. E il mensile locale le ha dedicato addirittura la copertina. Erano trent’anni che da quelle parti non nasceva un pupo. Benvenuto piccolo Giovanni.



*God give me strenght – Elvis Costello




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15 aprile 2007

incanto

guardarti



*Les Valseuses - Grappelli




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12 aprile 2007

Giornataccia a Chinatown

Il quartiere Sarpi, l’odierna Chinatown milanese, proprio per la sua struttura urbanistica si presta bene a trasformarsi facilmente in un ghetto. O in una roccaforte. Chiuso dall’esterno o dall’interno. Ma comunque chiuso. E sarebbe una sconfitta per tutti.
A tanti cinesi, troppi, non gliene sbatte un cazzo del posto in cui sono venuti a vivere, dei nostri usi e costumi. Non hanno la minima sensibilità che li spinga almeno a capire – capire, non ho scritto assimilare - le modalità con cui noi intendiamo la civile convivenza. Così come tanti residenti italiani, troppi, attaccando a testa bassa il modus vivendi e commerciandi della comunità cinese semplicemente mascherano il fastidio viscerale, che non riesco a definire altrimenti che razzismo, che provano nel vedere quello che è sempre stato il “loro” quartiere letteralmente invaso da stranieri. E in mezzo le istituzioni sono rimaste immobili per troppo tempo. Per convenienza, incompetenza e drammatica penuria di lungimiranza. E la frittata ormai pare fatta.
Mai come oggi si è respirata tanta tensione per queste vie. Mai come oggi, in mezzo alla gente, ai miei vicini, mi sono sentito così solo nella mia totale neutralità. Stringevo la macchina fotografica tra le mani con rabbia e tristezza. E alla graziosa ragazzina dagli occhi a mandorla che mi ha afferrato per un braccio e mi ha detto “non siamo stati noi a iniziale” non sono riuscito a sorridere come mio solito.
Stappo una birra, quella della buonanotte, e mi metto alla finestra. Incazzato. Sarebbe un bel posto qui. Per tutti.









*Roadhouse blues – The Doors




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12 aprile 2007

neoromantic

“Che carino che sei con quel camicino. Ti prenderei a randellate fino a deformarti”
È pazza di me.



*Quante volte – Claudio Baglioni




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11 aprile 2007

Afghanistangate?

(...che suona pure bene, poi però ti tocca sputare...)



*Per la vita che verrà - Jovanotti




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5 aprile 2007

eroina

E un altro se n’è andato, pieno di merda.
Ci vediamo all’inferno.
Prima, però, io vado un po’ al mare.



*Speak to me – Pink Floyd




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2 aprile 2007

insormontabilia

Ho bisogno di una fidanzata. Non arrivo ai punti neri in mezzo alla schiena.


*Fragole buone buone – Luca Carboni




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