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26 febbraio 2007

eudaimonia

Dopo anni di sforzi e sacrifici, i ragazzi di Teatro Necessario stanno girando per i teatri di tutta Europa e giorni fa si sono esibiti anche allo Zelig di Milano.
Jacopo, attore, acrobata, saltimbanco, bevitore, lo conobbi sei anni fa su di un’isoletta di appena quattordici chilometri quadrati sperduta nell’Egeo, ci piacemmo da subito, appena lui e la sua ragazza si sedettero nell’unica taverna del piccolo porto dove ero solito trascorrere le ore di maggiore canicola. Fu l’inizio di una splendida amicizia. Era l’estate del G8 di Genova e dell’11 settembre.
Due anni dopo tornai in quell’isoletta e conobbi Oliver e la sua fidanzata, che diventarono in breve tempo parte fondamentale della mia vita. Oggi hanno una bambina, Nina, della quale sono semplicemente innamorato.
Insomma, un pomeriggio di giorni fa, mi ritrovo nella sala dello storico cabaret milanese di viale Monza: Jacopo sul palco, Oliver in platea accanto a me con Nina in collo. Al termine dello spettacolo li presento. È una domenica pomeriggio tipicamente milanese, con il sole che per tutto il giorno se n’è stato dietro un burqa di foschia per poi regalare uno splendido tramonto scarlatto sul naviglio della martesana. Eppure, per qualche istante, siamo stati di nuovo in mezzo all’Egeo. E tutti e tre, con gli occhi lucidi, abbiamo sentito quel brivido strano correrci veloce su per la schiena. Definibile solamente come felicità.



*Sunday morning - Velvet underground




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22 febbraio 2007

Il logo per rilanciare il turismo nel Bel Paese

...


...una gobba.


*Tutta la vita - Lucio Dalla




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20 febbraio 2007

Giustizia tossica

Allora, io sono un tossico che ha deciso di provarci veramente a smettere di bucarmi e sniffare qualsiasi polverina mi capiti a tiro di narice e mi rivolgo a una comunità che mi aiuta in questa sfida. Inizio a frequentare con regolarità quest’associazione, finalmente smetto di entrare e uscire dal carcere e mi pare di iniziare davvero una nuova vita. Poi un bel giorno tra la gente impegnata a salvare noi tossici mi ritrovo Previti che invece di starsene a marcire per un po’ in cella è stato assegnato ai servizi sociali. È palese che riprendo a farmi.


*The drugs don’t work – The Verve




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16 febbraio 2007

Chinatown on air



Lunedì prossimo inizia su Radio Rai 3 un ciclo di dieci puntate incentrate sulla Chinatown milanese. Ho avuto il privilegio di godere di piccole anticipazioni su questo reportage e lo consiglio vivamente a tutti, è davvero interessante. Inoltre, in una puntata viene intervistato anche il sottoscritto, in qualità di uno dei più autorevoli residenti della zona (...).
Nonostante le polemiche innalzate da molti abitanti sul modus vivendi e commerciandi della comunità cinese, io adoro visceralmente questo quartiere. Non ci sono capitato, l’ho scelto. E mi piace ogni giorno di più, “esotico” è la parola chiave. E poi i cinesi a natale mi regalano pure il vino, sicché...
Detto questo, domenica si festeggia il capodanno cinese. Fiumi di glappa di lose, accoltellamento libelo e fuochi d’altificio. Rotolerò per il quartiere rubicondo quanto mai.
Entriamo nel Ding Hai, l’anno del maiale, contraddistinto dall’elemento fuoco. Cosa volere di più?


*New year's day – U2




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16 febbraio 2007

Tempi moderni

Donne, state vivendo un catastrofico deficit di senso dell’umorismo.
Prendetevi un po’ meno sul serio, ricorrete all’autoironia ogni tanto (sì, sì, vi assicuro, esiste).
Insomma, ripigliatevi.



*You’d be so easy to love – Frank Sinatra




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15 febbraio 2007

telefonicamente

Di solito sono io che chiamo e mi mettono in attesa.
Poco fa invece è squillato il telefono, ho risposto e dall’altra parte c’era una soave melodia, intervallata da una metallica voce femminile che diceva “ci scusiamo per il protrarsi dell’attesa”, nient’altro.
Io ho atteso dieci minuti buoni, ho ascoltato un’ottantina di volte il ritornello della sonata per violino e pianoforte di Beethoven “La primavera” e poi ho messo giù.
Che pirla, potevo almeno chiederle cosa faceva stasera.


*You don’t know what love is – Sonny Rollins




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15 febbraio 2007

merde da bruciare

Non capisco. Più non capisco più m’incazzo. Non comprendo i perché di questo appello – per non chiamarlo ordine – dei vertici del governo nei confronti dei rappresentanti istituzionali a non presenziare alla manifestazione di Vicenza. Perché? Non capisco perché quelle insulse facce di merda di Cento e Scanio che da una vita ci fracassano i coglioni con i loro proclami del cazzo contro la guerra, le armi e l’imperialismo americano, non marceranno a Vicenza. Ma perché uno, eletto dal popolo, che dichiara di avere un’idea precisa su un determinato argomento – e magari proprio per questo ha raccolto voti – non può scendere in piazza al fianco di quel popolo per manifestare la sua idea? Perché un premier di centrosinistra deve precettare le cariche istituzionali del suo governo? Cos’è ’sto schifo?
Parlano di ordine pubblico, di “possibili ostilità”. Ma è così difficile capire che la gente, in questo modo, senza vedersi accanto chi ogni sera vomita in televisione quelle minchiate a cui abbocca si sentirà ancor più sola, abbandonata? E, soprattutto, incazzata?
Chi avranno davanti i manifestanti incazzati di Vicenza a rappresentare le istituzioni, lo stato? Poliziotti e carabinieri. Pronti a usare la mano dura contro gli intemperanti e i violenti, come ha ordinato quella merda di Rutelli. Ma la gente normale, quella senza biglie d’acciaio in tasca, proverà un’amarezza sconfinata: da una parte chi strumentalizza l’evento con la violenza, dall’altra lo spazio lasciato vuoto da chi aveva detto che la pensava come loro. Un vuoto di menzogna.
Mi auspico dal più profondo del cuore che quella di sabato possa essere una manifestazione imponente, tanto imponente da metter paura. E che allo stesso tempo non voli un solo sassetto verso le forze dell’ordine, anche se temo che così non sarà.
Statevene a Roma, merde schifose. Non venite a Vicenza, in “rispetto delle vostre cariche istituzionali”. Mi auguro di tutto cuore che quanto prima saltiate in aria nelle vostre macchine blu del cazzo imbottite di chili e chili di tritolo. E non in nome di arcaici idealismi scaduti e penosi come il leninismo o il marxismo. In nome nostro e di un roseo futuro senza di voi.


*Talkin’ bout war – Morgan Heritage




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14 febbraio 2007

Gastronomia rivoluzionaria

Dice che i neobrigatisti rossi sceglievano spesso come luogo d’incontro ristoranti cinesi nella Chinatown di Milano. La scelta non era dovuta a motivi ideologici bensì perché tali locali erano ritenuti più sicuri da intercettazioni e pedinamenti vari.
Pare però non avessero preso in considerazione le capacità della sensitiva Ilda che in una seduta medianica svoltasi lo scorso dicembre a casa Borrelli è entrata in contatto con lo spirito di Mao, convertitosi a un capitalismo sfrenato nell’aldilà dove ha aperto un chiosco McDonald’s, che ha spifferato al pm tutti i movimenti dei terroristi nel capoluogo lombardo.
Sconcerto tra i militanti della sinistra estrema, scettici come sempre sullo spiritismo, che hanno immediatamente chiamato i propri seguaci a boicottare le taverne gestite dagli omini con gli occhi mandorla, additati come servi dei padroni e traditori.
Il gestore di uno dei più noti ristoranti dalle lanterne rosse di Chinatown ha dichiarato che per far fronte al possibile calo di clienti è gia cominciata una serrata produzione di biscottini della felicità contenenti il biglietto “Lenin e Marx erano froci e se ai loro tempi ci fossero stati i pacs non avrebbero rotto i coglioni così tanto”.
Alla domanda “sì, vabbè, ma ora che ne fate del tritolo e di tutti quei kalascnikov che i brigatisti hanno nascosto nei cessi dei vostri ristoranti?”, il cinese affabile e sorridente come sempre ha candidamente risposto: “li copiamo, li produciamo in serie e poi li vendiamo a un quarto del prezzo al quale sono acquistabili oggi”.
Pare che molti abitanti italiani del quartiere si siano già armati. Non sono né marxisti, né leninisti, né fascisti, né leghisti. Si definiscono “incazzati di terza posizione”. Corre voce che abbiano semplicemente cominciato a usare la fantasia. E questi sono pericolosi veramente, altro che brigatisti.


*A new day - Luciano




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13 febbraio 2007

coglioni girati

La mia avversione per il sistema giornalistico italiano, direttori, vicedirettori, editori, leccaculo, marchettari di varia natura, politici del cazzo e minchioni collaboratori dei politici del cazzo penso abbia raggiunto la vetta più alta. Sono al disprezzo totale, a pochi passi dall’odio definitivo.
Per distrarmi vorrei scoparmi la Bocassini. Un bel po’ di anni fa la incontrai in un ristorante vicino a Porta Romana, ero lì a cena con mio padre e mio zio. Mi alzai dal tavolo e mi diressi verso il suo. Le baciai la mano e le dissi semplicemente “continua così”.
Lei sì. Peccato sia lesbica. Mai una gioia.



*Tryin’ times – Courtney Pine




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12 febbraio 2007

messaggio intercontinentale

Capo Verde, Tenerife, Colombia. Non è un gran momento per gli italiani all’estero.
Prodi è in India. Sguardo abulico, pelle cadente, voce assolutamente inespressiva. Vorrei rassicurare gli amici di Bombay: non si tratta di una vacca, avete mano libera.



*Surf rider – The lively ones




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10 febbraio 2007

bravo Davide!

Davide Monteleone, fotografo italiano in forza alla Contrasto, ha vinto il World Press Photo nella categoria Spot News con una serie di splendide immagini scattate in Libano tra luglio e agosto dell’anno scorso.
Non conosco Davide personalmente, però indirettamente abbiamo lavorato insieme. Proprio mentre lui si trovava nella terra dei cedri, infatti, qui a Milano stavano impaginando un mio articolo su Beirut, che con la guerra in corso in quei giorni divenne improvvisamente d’attualità. Articolo che venne poi pubblicato corredato proprio con sue fotografie. La cosa mi onorò davvero tanto allora e mi fa ancor più felice oggi.
Ricordo che mentre decidevano quali scatti inserire, sfogliavo con malinconia le pagine del mio tuttocittà della capitale libanese. Avevo solamente una gran voglia di partire, tornare a camminare per quelle strade, parlare con la gente, sentire l’odore del mare e quella tensione nell’aria. Una voglia di partire che mi rimarrà sempre addosso. Anche grazie a Davide.



*East of the sun (and west of the moon) – Charlie Parker




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8 febbraio 2007

Blue

Una serata soli uomini ad ascoltare jazz a manetta. Non un’audizione qualsiasi, no. Dischi in vinile vecchi di cinquant’anni, prime stampe, semplicemente perfetti. E non un impianto qualsiasi, no. Amplificatore a valvole e casse grandi quanto casa mia provenienti da un cinema californiano degli anni sessanta, che il suono del sax ti fa vibrare tutte le budella. E allora via, uno dietro l’altro, Turrentine, Adderley, Rollins, Burrel, Davis, Parker, Evans, Dorham, Monk, Coltrane, Silver, sorseggiando gintonic.
Jazz, che non mi stanca mai, che mi fa sentire vivo, fortunato di sentire la musica così intensamente, con tutto il corpo e i peli ritti ovunque. Nei titoli degli album e dei singoli pezzi ricorre spessissimo il termine “blue”. Tutto è blu: il bicchiere tra le mie mani, le vibrazioni dei piatti, la mia maglietta del British Museum, l’etichetta del disco, la mia auto scassata, le foto in bianco e nero, la notte sempre troppo breve, le spalle al pubblico di Davis, il cielo grigio di Milano, le mattine a casa anziché a scuola ascoltando Thomas al piano facendo colazione con Cointreau e succo di pera, il mare attorno a un’isola che non c’è, il sorriso di Nina ogni volta che mi vede, il vento dell’Egeo, la costituzione di Aristotele, quel bacio lungo una sera, la voglia dei tuoi occhi. Blu.


*Blue 7 – Sonny Rollins




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6 febbraio 2007

maschilismi

Ho trascorso un’intera giornata con lei. In fondo poteva andare anche peggio: poteva parlare.



*Irresistible bitch - Prince




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