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28 settembre 2006

disastri idrici parte terza - il risvolto fashion...

Tra scios, parti, gintonic gratuiti della settimana della moda milanese, il mio approccio alcolico veri veri tvendi: “senti, scusa, non è che posso venire da te a farmi una doccia?”
so cuuul...

...




*Messagge in a bottle – The Police




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26 settembre 2006

disastri idrici parte seconda - il rifiuto sciita

In seguito ai recenti avvenimenti che hanno funestato la mia modesta tana, come affermato, mi decido a telefonare a Nasrallah, leader del movimento sciita Hezbollah, per richiedere un sostanzioso aiuto economico.

- “Pronto, ciao Nasry, sono Bombay!”
- “Salute Bombay. Allah è grande!”
- “Sì, Allah è grande. Senti, Nasry, ho un problema e avrei bisogno del tuo aiuto”
- “Dimmi piccolo amico del popolo palestinese seppur inguaribile infedele. All..”
- “sì, sì, Allah è grande. Ascoltami. Mi si è rotto un tubo dell’acqua in casa e ora mi tocca pagare tutto l’impianto idraulico nuovo e risarcire i vicini cinesi che gli ho allagato casa. Avrei bisogno, diciamo, di un 30.000 euro, ecco. Assegno, bonifico o vaglia internazionale, come preferisci insomma”.
- “E perché, di grazia, dovrei scucire io questi soldi?”
- “Bè, perché in bagno sventola una bandiera Hezbollah, quindi era, come dire, quasi un tuo protettorato”
- “Ora, non è che io debba pagare i danni ovunque nel mondo sventoli il vessillo della nostra sacrosanta lotta contro il satana sionista. Non è scritto da nessuna parte! Allah è grande!”
- “Sì, sì, Allah è grande. O gesù….”
- “Scusa?!?”
- “E, no no, niente, Allah è grande! Bè, ma dai, lo sanno tutti che uno dei motivi per cui gli israeliani si ostinano a permanere sulla vostra terra è quello di controllare corsi d’acqua strategici”
- “Questo è vero. Ma in Libano. A noi cosa cambia col tuo tubo rotto a Milano, perdonami?”
- “Bè, se me lo ripari quando torno a trovarvi mi potrò presentare lavato e profumato come sempre, invece che zozzo e maleodorante”
- “Mi spiace, non se ne parla minimamente”
- “Eddai, cosa ti costa farti sganciare una manciata di soldi in più da Iran o Siria?”
- “Nisba”
- “Ma non mi puoi lasciare così nella merda, Nasry, suvvia! E poi vedila da un punto di vista di strategia geopolitica: non puoi mica inimicarti anche Pechino”
- “Cinesi? Quelli ormai sono amici vostri. A breve con i loro caschetti blu che sono arrivati da queste parti ci faremo delle belle risate! Allah è grande!”
- “Cristo, sì, ho capito Allah è grande, è grande…però, senti…e se ti concedessi in cambio dell’assegno il mio bagno come base di lancio per i vostri razzi katiuscia? E, cosa ne dici? dai dai dai!”
- “E che cazzo ci colpisco dalla Chinatown di Milano?”
- “Bè, non saprei…il Canton Ticino per esempio”
- “Non se ne fa niente. Ora mi spiace ma devo mettere giù che è l’ora della trombata con la nuova moglie. Spero che tu riesca a risolvere i tuoi problemi, insciallah!”
- “…e, insciallah una sega…”
- “Cosa?!?”
- “niente, niente…Allah è grande”
- “Certo che è grande! Addio. Allah è grande! Allah è grande!”
- “…ma vaffanculo…”



*Locomotive breathe – Jethro Tull




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25 settembre 2006

disastri idrici

Stavo giusto collaudando l’efficacia dell’attrattiva della mia nuova cicatrice in volto in mezzo alle aitanti baby sitter che affollano i giardini pubblici all’ora della merenda, quando arriva la funesta telefonata: l’amministratore del mio condominio, sempre lui. “Bombay, guardi che nell’appartamento sotto al suo sta letteralmente piovendo dal soffitto. Che fa, corre a casa o chiamiamo i pompieri a sfondare tutto?”.
Maledetto…o chiede quattrini o annuncia disgrazie.
E in effetti, giunto alla mia magione, constato che l’abitazione degli adorabili ometti gialli dagli occhi a mandorla sotto di me è completamente alluvionata. In breve una squadra di solerti muratori si presenta armata di mazze e picconi. I bravi ragazzi cominciano a spaccare qua e là e la causa viene presto trovata: una tubatura collocata all’interno di un muro di casa mia ha deciso che dopo anni di serio e ligio lavoro era giunto il momento di sfogarsi un po’. Sicché si è aperta un buco dando vita a una, anche gradevole alla vista, fontanella stile giardino italiano.
Ora casa mia ha l’aspetto di un sito bombardato dall’esercito israeliano. Forse appendere la bandiera Hezbollah alla finestra del bagno ha portato un po’ sfiga.
E visto che l’assicurazione del condominio non paga, quella privata men che meno, non mi rimane che telefonare a Nasrallah.
A breve la cronaca della telefonata…


*Singin’ in the rain – Nacio Herb Brown




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21 settembre 2006

infinocchiando

D’Alema: “il passaggio agli iracheni della responsabilità della sicurezza è una pietra miliare per il governo e popolo iracheno nel processo di costruzione di un Iraq sovrano, democratico, federale e unito”.

Parisi: “Missione compiuta”.

Ma perché non dicono semplicemente che ritirano le truppe perché questo è il volere della coalizione al governo, che altrimenti cadrebbe come un castello di carte sotto la sempre più pressante richiesta di ritiro da parte di Prc, Ci, Verdi?
No, devono declamare “missione compiuta”. Ma quale missione compiuta se proprio nelle ultime settimane abbiamo assistito a un’escalation d’anarchia, attacchi e violenza nella provincia di Nassiriya? Per non parlare della totalità dell’Iraq. Ma ci credono tutti così coglioni?
Forse l’unica missione compiuta è che il governo, almeno su questo fronte, può tirare un poco il fiato.
Felice del ritiro, basito per l’ennesima volta dalle parole di questi buffoni.


*Doodlin’ – Horace Silver




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14 settembre 2006

segni particolari

Mi hanno aperto la faccia. Scavato nella carne e nei muscoli. Asportato roba marcia che avevo dentro di cui ancora bisogna stabilire la natura. Cucito la faccia.
Attendo curioso il risultato del lavoro d’uncinetto. Si sa, le cicatrici affascinano. Ora ne ho due: una sul mento causata da una maldestra caduta dalla bici dopo clamorosa sbronza al termine di una giornata universitaria come tante, e un’altra, appunto, sopra lo zigomo.
Che rimanga tra noi, ma quando una donzella, parlandomi a dieci centimetri dalla faccia, a portata di lingua insomma, mi chiederà “ma come te le sei fatte?”, la mia risposta non sarà propriamente fedele alla cronaca. Al posto di pedali e bisturi, racconterò di lunghi coltelli, bassifondi mediorientali, eroiche colluttazioni… “e per fortuna avevo accanto la glaucopide che mi proteggeva”. Tanto non capiscono.


*Stop me if you think you’ve heard this one before – The Smiths




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13 settembre 2006

democrazia culinaria?

Ormai i proclami del presidente esportatore di democrazia, G.W.Bush, hanno dato alla testa a molti, evidentemente anche ai pubblicitari di casa nostra.
Giorni fa stavo guardando una delle poche partite della Juventus visibili questa stagione in tivvù, e uno dei tanti (troppi) minispot pubblicizzava un produttore di arredamenti per cucine con questo slogan: “Ernestomeda porta la democrazia in cucina”.
Ormai siamo alla follia più completa. Caro produttore di cucine Ernesto Meda, fammi capire una cosa: se non compro una tua cucina cosa sono, un talebano? Oppure vuoi sottintendere che le donne, quando stanno ai fornelli, si trasformano in dittatrici integraliste irremovibili e noi ometti non possiamo mettere becco in quel che fanno sicché, grazie alle tue cucine, la miscelazione degli ingredienti verrà magicamente messa ai voti? E io che abito da solo come faccio, al momento di buttare la pasta mi manca il quorum? O devo addestrare il mio gatto a infilarsi nel frigo con una scheda alla zampa da vergare sul simbolo dell’alimento più confacente alla situazione?
Ernesto, tu vattene affanculo che nel frattempo io vado in cucina a prendermi una birra. E me ne fotto se la maggioranza dice che è mattina ed è troppo presto!


*Potato head blues – L.Armstrong




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12 settembre 2006

marea

Sono stato nel paese dove ha origine parte della mia famiglia e dove ho vissuto infanzia e adolescenza. Vi mancavo da ben undici anni. Un posto sul mare.
Mi sono tuffato nel mio passato per scoprire il presente dei miei vecchi amici attraverso gli occhi dei loro figli. E ora, rientrato nella Chinatown milanese, lontano da quel mare, mi è davvero difficile tornare a galla. Oppure, forse, non mi va proprio.


*La mer – C.Debussy




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6 settembre 2006

Aficionado quantunque

So bene di raccogliere ben pochi consensi a riguardo. Ma a me la corrida piace proprio assai, da tempo. Danza macabra, rituale di morte. Mi prende dentro. Mi mette fame, ecco.

“Agganciò il toro con la muleta vicino alle tavole dello steccato e lo passò impugnando il drappo rosso con la mano destra. Sentivo quello che diceva al toro, sentivo il respiro della bestia e l’acciottolio delle banderillas mentre passava sotto la muleta sfiorando il petto di Miguel. Il toro era stato piccato una sola volta, ma a fondo. I muscoli del suo collo erano robusti e Miguel gli faceva alzare la testa per stancarli e constringere il toro ad abbassarla al momento di ucciderlo. Ma il toro sanguinava in malo modo e stava perdendo le forze”.
Un’estate pericolosa – Ernest Hemingway



*Yulunga – Dead can dance




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5 settembre 2006

Caruso nel cuore, e nel fegato

“Tu non sei cattivo, no… sei solo uno che ha bevuto un po’ troppo… dài, vieni con me: ho la macchina laggiù, la vedi? Quella con le lucine che girano..”



*Giulia - Francesco Nuti




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