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29 giugno 2006

Habanera per lei

In questi giorni mi sto attaccando a tutto. Un sorriso, una frase accennata, una tazza di caffelatte bevuto fino all’ultimo sorso dalle mie mani con infantile voluttà. Allora, d’un tratto, sembrano sparire i macchinari e i tubi grazie ai quali le funzioni vitali di nonna vengono mantenute a stento efficienti e stabili.
Tutto rientra così in una dimensione di giudizio, percezione e tempo distante anni luce da quella in cui sono solito vivere. Niente come il suo sorriso, ora, mi riempie di gioia e spezza il cuore allo stesso tempo.


*“L’amour est un oiseau rebelle”; Carmen – G.Bizet




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29 giugno 2006

Tristi conferme

E così, ahinoi, la maggioranza attualmente al governo ha raggiunto un accordo per prolungare la presenza militare italiana in Afghanistan, rifinanziando la missione.
A detta di molti militanti di questa ridicola coalizione di centro-sinistra io sono stato e rimango un coglione per aver scelto di annullare la scheda alle scorse politiche. Ma alla luce dei fatti, e dio solo sa quanto vorrei poter dire di essermi sbagliato, ricordo con grande fierezza lo scarabocchio dolorosamente tracciato su quella scheda.
Non credo nell’esportazione della democrazia sotto l’egida della Nato e di Washington, non credo nella guerra ai talebani, non credo alla lotta al terrorismo spargendo ancora più odio tra i popoli, non credo nell’uso delle armi per aiutare la società afghana nell’acquisizione dei propri diritti. Credo nella miriade di altre strade non ancora battute.
Tutto questo va contro i miei principi, i miei ideali, i miei sogni. Che ritengo sacrosanto rimangano intatti dentro di me. A costo di scegliere – non sottraendomi al mio dovere di polites – di non scegliere.


*Agnus Dei - Barber




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27 giugno 2006

Milano dice no. E c’è ancora chi si stupisce…

Più volte qui ho scritto di come da sempre, nel corso della sua storia, Milano sia stata sorgente di nuove correnti, idee ed evoluzioni sociali e politiche che hanno poi influenzato tutto il paese. Cambiamenti a volte positivi e lungimiranti, altre volte tanto miopi da mostrarci il baratro. E sempre qui più volte ho difeso l’elettorato milanese, troppo spesso vituperato dai più come dormiente e passivo, rappresentato oggi come una massa d’imprenditori dediti unicamente al profitto personale e devoti nel seguire le orme del loro messia, cavalier Berlusconi, o come un’orda di avidi saldi nell’intento secessionista di voler staccarsi dal resto d’Italia al grido di “Roma ladrona”.
Che i fatti non stessero propriamente così io lo sapevo bene. Ma in molti non riuscivano a vederlo, continuando a indicare il nord d’Italia come dominio assoluto di Forza Italia e della Lega Nord e Milano come il fortino inespugnabile di tale potere.
Ma i milanesi non sono né dormienti né passivi. E la spinta per il cambiamento di rotta di tutto il nord può provenire solamente da questa città.
I risultati del referendum costituzionale ne sono la prova. I milanesi hanno deciso come votare riflettendo sul quesito referendario con la propria testa, senza lasciarsi suggestionare dagli interessi di bandiere di partito. I miei concittadini non sono diventati tutto d’un colpo nella loro maggioranza diessini o rifondaroli, hanno semplicemente dato prova di grande capacità d’analisi, di lungimiranza, di consapevolezza politica.
Nel capoluogo i no hanno raggiunto il 52,7% dei voti contro il 54,6% conquistato dai sì in tutta Lombardia. Sono dati su cui riflettere.
Chi mi scriveva qui di “Milano, chiusa politicamente in modo provinciale” oggi ha chiaramente davanti a sé uno scenario di natura completamente opposta. Siamo un’oasi, destinata a espandersi. Ma per contagiare della nostra linfa anche il resto del settentrione abbiamo bisogno di Roma.
Come scrive Massimo Franco chiudendo il fondo del Corriere di oggi: “Il no del Paese è indirizzato a un riformismo considerato costoso e approssimativo, non al cambiamento in sé. E per la maggioranza ormai i pericoli provengono dall’interno: qualche crepa in politica estera o in economia. Per l’Unione, si tratta di non esprimere soltanto un governo di reazione alla stagione berlusconiana. Sentirsi appagati per aver vinto elezioni e referendum che il centrodestra, probabilmente, aveva perso prima che cominciasse il suo trimestre terribile, sarebbe la cosa peggiore”.
A Roma, al contrario di Milano, siete particolarmente inclini a trionfalismi e lunghe sedute con gozzovigliamenti vari sugli allori della vittoria. Anche urbanisticamente, fin dall’età dei cesari: le parate ai Fori Imperiali e poi le grandi bolgie gaudenti a Piazza del Popolo, S.Pietro e Paolo e Circo Massimo. Qui da noi si riflette sul futuro dal basso, nei vicoli, per poi scrivere coraggiosamente sui muri W V.E.R.D.I. durante la dominazione austriaca.
Chi vuole davvero cambiare quest’Italia da tempo in ginocchio, deve proporre idee nuove, progresso e modifiche pratiche e velocemente percorribili, su cui anche i milanesi siano pronti a investire per il proprio futuro. Dubito che gli attuali potenti sulle sponde del Tevere siano in grado di fare questo.
In caso contrario vedranno quanta energia collaborativa può venire dal sangue milanese, siciliano, campano, calabrese, lucano e pugliese che nei decenni hanno fatto grande Milano. E allora questa città, che oggi ha detto no a una pastrocchio di riforma costituzionale, vi stupirà ancora. Con decisione e forza, discreta e garbata.


*La forza del destino, ouverture – G.Verdi




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25 giugno 2006

Teutoniche considerazioni fuori fuoco

Ieri mi son concesso qualche ora di svago in questo periodo per svariati motivi particolarmente intenso. Il mio amico Oliver mi ha chiesto di fargli da assistente durante uno dei suoi servizi fotografici causa indisponibilità del suo abituale aiutante.
Devo dire che mi son parecchio divertito. Come già sapevo il fotografo scatta e basta, mentre tutto il lavoro sporco viene svolto dall’assistente. E allora via, sempre dietro a lui pronto a sistemargli la macchina, a cambiare iso, ottiche, tempi di otturazione e apertura di diaframma a seconda dell’umore e della sensibilità dell’autore.
Poi c’erano momenti di riflessione in cui Oliver mi chiedeva consigli sul da farsi: “che te ne pare?”,“secondo me la stai congelando troppo”, “dici?”, “prova a farne un po’ a un sessantesimo e 16”, “ok, sì”.
Insomma un favore che gli ho fatto di buon grado anche perché in cambio gli ho chiesto di poter scattare in backstage, in sostanza di poter scattare foto a tutta la situazione in corso. Ed è proprio per questo che non mi sono dedicato a quella magnifica creatura dagli occhi blu che era la modella argentina in dotazione. Nonostante lei saltellasse in mezzo a balle di fieno, sbruffoneggiasse, ancheggiasse e lanciasse sguardi da infarto coperta unicamente da un microscopico bikini, io non avevo attenzioni che per lei, la Leica R6.2 gentilmente concessami da Oliver per l’occasione, un gioiello di macchina fotografica, in assoluto la miglior meccanica disponibile sul mercato.
E così quando inquadravo la fanciulla nel mirino e scattavo, godevo come un porcello non per il suo arrapantissimo sguardo bensì per quel metallicamente perfetto “clanclan” emesso dalla Leica mentre apriva e chiudeva il suo otturatore.
Penso che sarebbe molto carino se anche le donne, toccate nel punto e nel modo giusto, emettessero quel “clanclan”. Sarebbe, come dire, funzionalmente rassicurante, ecco. C'è da dire che però una vagina, a parte qualche rara eccezione, non si apre e chiude come un otturatore tedesco.



*Kodachrome – Simon & Garfunkel




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23 giugno 2006

ciao Martin, e grazie

Martin Adler era un tipo tosto. Un reporter freelance coi contro cazzi. Grazie alla telecamera di questo svedese tanto coraggioso abbiamo potuto vedere le immagini della guerriglia in Iraq già nel 2003.
Oggi Martin è stato freddato con colpi d’arma da fuoco a Mogadiscio, mentre filmava una manifestazione organizzata dalle Corti Islamiche contro l’invio di truppe etiopi e occidentali in Somalia.

Pretend you're happy when you're blue
It isn't very hard to do



*Pretend - Nat King Cole




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21 giugno 2006

Cretinetti in ascensore

Qualche giorno addietro mi son trovato a salire a uno dei piani alti della Torre Velasca, piccolo grattacielo costruito tra il 1956 e il 1958 che con la sua caratteristica forma a fungo è uno dei simboli di Milano, tra corso di Porta Romana e l’Università Statale.
Varcato il grande atrio marmoreo, mi son messo ad attendere l’ascensore. Dopo pochi istanti mi si avvicina una signora di mezza età, con l’espressione arcigna e l’aria della classica donna d’affari con un pelo così sullo stomaco. Le porte automatiche si aprono ed entriamo insieme nell’ascensore.
Mentre s’illuminano i bottoni relativi ai piani che man mano stiamo salendo, d’improvviso mi ritorna alla mente un film che adoro. Proprio qui, penso, dentro a questa torre è stato girato Il Vedovo, con Alberto Sordi. Ed è proprio manomettendo questo ascensore che Albertone tenta di far fuori la detestata consorte.
Allora, mentre scaliamo il budello nel cuore del palazzo, mi viene da fissare la mia compagna di viaggio con sguardo torvo, direi quasi omicida, immaginandola mentre mi dà del “cretinetti” con quel fare arrogante alla stregua della grande Franca Valeri.
La signora mi guarda un po’ sconcertata, poi l’ascensore arriva al suo piano e se ne esce sollevata senza salutarmi. Riprendo a salire scoppiando a ridere.
Non sarò vedovo, ma cretinetti di certo.



*Swing a lullaby – Tom Spinosa




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13 giugno 2006

Sangue d’Israele

Siccome la strage di venerdì sulla spiaggia di Behit Lahia, nel nord della striscia di Gaza, non era stata compiuta dall’esercito israeliano, il governo del democratico stato confessionale d’Israele ha voluto ribadire di avere la licenza assoluta, il copyright mondiale per queste democratiche azioni di polizia. Che i tarocchi sono ben altra cosa! E oggi ha mostrato al mondo intero quali sono le stragi vere firmate Israele. Ecchecazzo!
Viva lo stato d’Israele!
Viva la democrazia della Stella di David!
Lunga vita al popolo di Abramo!



*Let it bleed - Rolling Stones




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13 giugno 2006

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo propro specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Derek Walcott


*Le Cygne – Camille Saint-Saëns




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7 giugno 2006

dieci donne da far girare i coglioni

Dopo aver letto il decalogo di uomini da evitare diligentemente redatto da quella strega egocentrica di Uic, non posso non rispondere con la mia lista di donne da fuggire accuratamente.
L’elenco potrebbe anche essere più esteso. Ma diciamoci la verità: noi uomini, in linea di massima, siamo dei gran fessi e finiamo comunque spesso e volentieri con lo strisciare ai piedi dell’amata. Evitiamo di affrontare i problemi, ci accontentiamo di conviverci nel miglior modo possibile. Le donne, invece, lottano molto più alacremente per cambiare le cose. E probabilmente un mondo più in rosa sarebbe un mondo migliore.
Premettendo che per il sottoscritto quella da evitare come un’appestata è l’astemia…

1) La donna agenda. Vede la vita incasellata in un file excell. Tutto è deciso con larghissimo anticipo in ogni minimo particolare: date, appuntamenti, pause, vacanze. Chiaramente non si accontenta di ordinare secondo un’agenda dettagliatissima la sua vita, no, programma anche la tua. Non lasciando il minimo scampolo all’improvvisazione.

2) Donna magnate insoddisfatta. Proviene da famiglia ricchissima, è cresciuta con uno stuolo di badanti, cameriere, maggiordomi, cuochi attorno. E in questo niente di male. Solo che l’esemplare in questione non è consapevole della propria fortuna e si lamenta comunque in continuazione di qualsiasi cosa. Dover fare la valigia per partire per l’ennesimo viaggio nel resort in Madagascar rappresenta per lei una noia-fastidio-fatica insostenibile.

3) Psicopatica modella. Bellissima, fighissima sotto ogni aspetto, non riesce a distogliere l’attenzione dal suo aspetto fisico. Lei si vede sempre e comunque brutta. Costantemente in competizione con qualsiasi altro esemplare femminile in circolazione nel giro di dieci chilometri. Da rinchiudere in manicomio e buttare la chiave.

4) La donna in carriera. Non è difficile da evitare, ci pensa lei. Nel suo futuro vede solamente vette di successo, denaro e potere. L’uomo non è altro che un’occasionale distrazione. Se al termine del secondo appuntamento le chiedi “ci vediamo anche domani sera?” entra in crisi, si sente minacciata nella sua produttivissima indipendenza e già s’immagina l’incubo altare. Sparisce senza lasciare dietro di sè particolari tracce o danni.

5) L’attivista politica. Non vede altro che la bandiera del suo partito. Vive veri e propri periodi di orgasmo continuato in campagna elettorale. Il suo cervello è in costante collegamento diretto con la sezione di zona. Prima di farti un pompino procede con un’interrogazione parlamentare.

6) Frigida. Quella che il sesso per lei non è importante, non tromberebbe mai. E quando lo fa è proprio giusto per fare un favore a te, che in quanto uomo sei un animale “con certi bisogni fisiologici”. Redimerla non è impossibile ma richiede una vita d’impegno, sacrifici e tante seghe.

7) “Ti ho fatto una sorpresa!”. Non so voi ma io odio le sorprese. Ci sono donne che impegnano la totalità dei loro neuroni per escogitare una sorpresa dietro l’altra che siano la perfetta dimostrazione del loro amore e della loro dedizione a te. Incredibilmente l’Italia arriva alla finale dei mondiali di calcio, lei chiaramente non se ne è minimamente accorta e per la serata in questione ha ideato un romantico lancio in paracadute insieme alla periferia della città con “un panorama mozzafiato di luci e colori, hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto, pensa, stasera lo facciamo insieme!”.

8) Shopping dipendente. È sabato? Bene, il soggetto in questione non riesce a immaginare altro che una carrellata di vetrine in centro, camerini, prove, sfilate davanti a specchi. L’armadio è suo. I tuoi quattro stracci sono relegati nel mobiletto sotto la finestra, quello che una volta era una scarpiera. Da mollare ai primi saldi.

9) Femminista. La madre era una femminista convinta negli anni ’60 (del padre non si hanno notizie) e lei, come sotto un potentissimo acido, ripercorre le orme materne con doppia enfasi senza accorgersi minimamente che i tempi sono cambiati. Se provi a sfiorare il telecomando ti mozza una mano. L’uomo viene relegato ai fornelli e a pulire casa. Non mancano casi di castrazione-punitiva.

10) La donna-ombra. Il suo uomo rappresenta tutto il suo universo, non esiste nient’altro. Si dimentica di quei pochi amici che magari aveva e ti segue a ogni passo. Se organizzi una partita a Risiko di soli uomini, te la trovi appiccicata sul divano accanto a te, con quella sua vocina smelensa a dirti “ma pucipuci amore della mia vita, ti hanno ammazzato tutti i carroarmatini che avevi in Europa Centrale, sei tanto triste? Tesoooooro”. In poco tempo perdi anche i tuoi di amici.


*Dieci ragazze – Lucio Battisti




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6 giugno 2006

pittume

Mi danno del “perditempo”…
tzè… mi viene in mente un pittore, chiuso nel suo studio con lo stereo a palla e un’enorme tela davanti. La camicia stropicciata sporca di colore, la barba sporca di colore, i lunghi capelli sporchi di colore. Un bicchiere, sporco di colore, posato su un angolo del pavimento. Una canna appoggiata sul bordo del tavolo di legno. Cammina su e giù davanti alla tela e d’un tratto vi si accanisce. Poi si ferma a bere un sorso di gin, tira un po’ di maria, guarda la tela, posa il bicchiere, tira un po’ di maria, ritorna alla tela. E vi si accanisce ancor più a lungo.
Il tempo è mio. È questo tasto che sto battendo. Non venitemi a dire come e quando devo batterlo.


*Modena – Antonello Venditti




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