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21 aprile 2006

intervallo (pausa camminante)

L’insurrezione aveva lasciato tracce formidabili nel quartiere. Il pavimento delle strade era tutto sconvolto, da un capo all’altro. Sulle barricate in rovina stavano carrozzoni, tubi del gas, ruote di carri; in certi posti piccole pozzanghere nere dovevan essere sangue. Le case erano crivellate di proiettili, sotto le scalcinature si intravedeva la carpenteria. Delle imposte, trattenute da un chiodo, pendevano come stracci. Crollate le scale, si vedevano porte aperte sul vuoto. Si scorgeva l’interno delle camere con la tappezzeria a brandelli; a volte ci si vedevano cose fragili, intatte; Federico osservò una pendola, una gruccia di pappagallo, delle stampe.

Gustave Flaubert



*Lux aeterna, Requiem – W.A.Mozart




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18 aprile 2006

Ballatoio di coalizione

Sabato scorso, in collaborazione con la morosa, ho messo due grossi vasi d’edera sul mio ballatoio, fino a quel momento alquanto spoglio. Era tanto che volevo vestirlo di verde come le ringhiere più belle di Milano, ma per un motivo o per l’altro continuavo a rimandare.
Ora non riesco più a staccare gli occhi di dosso da quell’edera. Da tre giorni, ogni due per tre, mi piazzo lì alla finestra della cucina a fissarla, a incitare le piccole foglioline alle sommità dei rami con parole dolci e rassicuranti, a immaginare quando si sarà inerpicata per tutto lo spazio della ringhiera, saldamente avvinghiata ovunque. Le sussurro che non si deve far intimorire da quelle rose tronfie e smorfiose sul terrazzo dei vicini, né dagli artistocratici garofani che la guardano minacciosi dal balcone di sotto. E di guardare sempre al sole che sorge.
E stanotte mi son sognato Spadolini.


*Common free style – Roy Hargrove




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12 aprile 2006

Lettera aperta, con ingoio

Onorevole, primo ministro, capo della coalizione vincente o come diavolo debba chiamarla Romano Prodi,

io di lei non mi fido. Né di lei né della maggior parte dei suoi compagni di ventura con propositi diametralmente opposti tra loro. E proprio per questo non vi ho dato il mio voto. Ho annullato la scheda, ma non si preoccupi quella scheda non sarà mai tra quelle contestabili. L’ho annullata bene, senza ombra di dubbio alcuno.
Ora, pur non essendo un suo elettore, mi prendo comunque la libertà di rivolgerle questa richiesta e suggerimento insieme. So bene che da qui alla formazione del suo governo passeranno ancora diverse settimane. Sicché avrà tutto il tempo per ragionare sulle mie parole.
Più volte durante la campagna elettorale, quando le veniva chiesto un parere riguardo al nostro contingente militare in Iraq, che ci è già costato troppo sangue e più di due miliardi di euro, lei ha risposto dicendo che, qualora avesse conquistato il mandato, si sarebbe adoperato per il ritiro delle truppe italiane dalla terra dei due fiumi “presto, prestissimo”.
Bene, essendo lei un professore, converrà certamente con me sul fatto che “presto” e “prestissimo” sono avverbi di tempo dal significato assolutamente soggettivo.
Le faccio un esempio. Mi segua attentamente.
Mi trovo spaparanzato sul divano di casa dopo un’estenuante giornata lavorativa e mi rilasso bevendo un bicchiere di Chianti mentre dalle casse dello stereo David Bowie mi sollazza lo spirito. Improvvisamente, come per incanto, mi entra in soggiorno Adriana Lima, vestita solamente di uno di quei pazzeschi completini intimi di Victoria Secret di cui è testimonial. Logicamente rimango a bocca aperta, sbalordito e già imbarzottito. La fanciulla si slaccia il reggiseno e me lo lancia addosso, intimandomi di rimanere immobile e in silenzio. Si avvicina e, rimanendo in piedi davanti a me che sono sempre dilligentemente seduto, si volta strusciandomi le sue chiappe da capogiro in faccia. Non faccio in tempo ad avventarmi su quel magnifico culo con morsi e leccate che si gira di scatto. Quindi si inginocchia, mi allarga le gambe e inizia a sbottonarmi i pantaloni.
Ecco, il lasso di tempo che intercorre dal momento in cui la signorina Adriana inizia a succhiarmi il pisello fissandomi negli occhi a quando si ritrova la gola piena di sperma del sottoscritto, quello, proprio quello per me è il significato di “presto, prestissimo”.
Ora, comprendo bene che lei abbia delle difficoltà a quantificare i suoi avverbi, anch’io nel caso sopra non saprei bene dire di quante decine di secondi esattamente si tratti. Però io, e glielo giuro su tutto ciò che ho di più caro al mondo, le posso assicurare una cosa: la signorina non arriverebbe mai a slogarsi la mandibola.
Ecco, lei, invece, che cosa mi assicura?


*Gli spari sopra – Vasco Rossi




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9 aprile 2006

seconda acca e dintorni

In fondo al corridoio il bagno dove ho fumato le mie prime sigarette. Era quello delle ragazze, ci ospitavano sempre, ma i professori una volta ci beccarono. A sinistra la piccola biblioteca. Non tolsi gli occhi dalle pagine di quel libro che raccontava la battaglia delle Termopoli finché non arrivai tutto d’un fiato alla fine. Forti quei greci. Lo spigolo del corridoio al quale sto appoggiato in questo momento divideva la sua classe dalla mia. Ci avevano detto a tutti e due che ci piacevamo. Ed eravamo appoggiati proprio a questo spigolo quando decidemmo di rivolgerci la parola per la prima volta, a occhi bassi, durante un intervallo delle lezioni. Questa porzione di corridoio mi sembrava una piazza tanto lo vedevo grande.
Nonna mi chiede di mostrarle qual è il simbolo del partito che ha scelto di votare. Glielo indico sul cartellone appiccicato alla porta di quella che era stata la mia classe. “Questo”. Lo fissa per qualche secondo, poi camminando piano entra nel seggio stringendo tra le mani la tessera, la carta d’identità e gli occhiali per guardare da vicino. Io l’aspetto fuori. Il mio seggio da sei anni in qua è da un’altra parte, in Chinatown. Lontano da qui anni e anni. Nel presente.
Scorro con le dita l’infisso di legno. Maledetta la nostra sezione. Il destino d’asfalto ce ne portò via tre nello stesso anno. Uno per classe. Marcello, Luca ed Elena. Mi giro a guardare la scala che portava giù, nella piccola palestra invernale. Preparavamo la staffetta 4x100 per le gare regionali. Per tutti i tre anni delle medie sono stato il terzo, quello della curva, quello che doveva tirare la volata all’ultimo. Eravamo i quattro più veloci della scuola, ma poi al momento della gara, sul circuito della grande Arena civica, non replicavamo mai i tempi che facevamo in allenamento, mai.
Un pomeriggio mi portarono via in ambulanza da quella palestra, con la testa spaccata. Prima del suo arrivo, sdraiato per terra, ricordo Fabrizia in piedi che piangeva disperata e Daniele in ginocchio accanto a me, a petto nudo, che premeva la sua maglietta sulla ferita da cui sgorgava troppo sangue. Poi il rumore delle sirene. Là sotto baciai per la prima volta Francesca, soli, al buio, dietro i materassi per le capriole impilati uno sull’altro.
Nonna esce e si attacca al mio braccio. C’incamminiamo lentamente per il corridoio, verso l’uscita. Mi dice che ha dovuto calcare tanto perché la matita lasciava un tratto impercettibile sulla scheda. Le sorrido in silenzio. Ma mi conosce troppo bene: “non essere malinconico, non fa bene”.
Nel piccolo atrio faccio scivolare piano la mano sul lungo bancone scuro e mi viene d’istinto di cercarmi in tasca 250 lire in monete. Mi viene voglia di schiacciatina.
Poi usciamo. E per fortuna, fuori, piove ancora.



*Through the barricades – Spandau Ballet




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7 aprile 2006

sinistre similitudini

A proposito del bailàmme attorno al “coglioni” di Berlusconi, anch’io penso che sia stata un’uscita più che scandalosa, che un presidente del consiglio non si possa permettere un certo lessico e che, soprattutto, sia quantomai indispensabile rispettare sempre e comunque le scelte altrui anche se non le si condivide.
Però.
Però mi viene in mente che di recente in molti hanno dato al sottoscritto del coglione, e seriamente, per la mia volontà di annullare la scheda elettorale. E quei molti, incredibile, sono tutti strenui militanti del centro-sinistra. Inutile cercare di spiegare a costoro il bisogno tutto mio personale di essere in pace con la mia coscienza, la mia incapacità di veicolare un voto unicamente per abbattere la parte avversa senza sentire alcuna costruttività in esso, i tanti punti del programma dell’Unione che mi trovano completamente discorde, niente, tutto invano, non mi stanno a sentire. Sono solamente capaci di apostrofarmi così, “coglione”. Mica speravo condividessero, questo no, ma che almeno comprendessero, addirittura mi sarei accontentato di un pizzico di compassione per la mia forse eccessiva sensibilità nonostante il mio odio atavico nei confronti del porco di Arcore. Però una cosa la pretendo, sempre, il rispetto. E sono convinto che dare del “coglione” a una persona sia alquanto distante dal rispettarla.
Insomma, vi chiedo, cari i miei sinistri, vero che è brutto sentirsi dare del coglione per la propria idea, addirittura parecchio meditata?
Cosa dite? Che con me era diverso, era un modo affettuoso di rivolgersi a una persona familiare?
O gesù, ma così mi ricordate tanto qualcun altro…


*Stars all seem to weep – Beth Orton




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6 aprile 2006

privatamente

Ieri sera, mentre mi rotolavo nel letto boccheggiante cercando di prendere sonno al termine dell’ennesima giornata in preda all’influenza, ho ricevuto una telefonata che mi ha dato pura gioia. Una carica speciale, positiva, in un periodo caratterizzato da tantissimo lavoro noioso, condizioni fisiche al limite del disfacimento (che hanno pure compromesso l’incontro tanto atteso di oggi), schifo e disgusto per i protagonisti di questa campagna elettorale.
Era mio cugino, da Firenze. Esordisce dicendo che mi vuole chiedere un grande favore, poi però colpito dal mio tono di voce agonizzante cambia subito discorso e s’informa sul mio stato di salute. Una volta chiarito che l’unico toccasana efficace sarà il tanto sospirato silenzio mediatico di sabato, tira un sospiro e arriva al dunque. Parla lento, scandendo bene le parole, atteggiamento insolito:
“Senti, desidererei che facessi da padrino a mio figlio. Vuoi?”. E per la prima volta da diversi giorni a questa parte sorrido, d’istinto, col cuore. Ringrazio cercando di spiegare con poche parole quanto la sua richiesta mi faccia felice. Sì, sì, lo voglio eccome! L’ho visto poco quel pupattolino di cinque mesi, ma è bastato per capire che ci stiamo parecchio simpatici. E io farei tutto ciò che è in mio potere per il suo bene. Mentre amo suo padre come fosse mio fratello. Mi emoziono, tanto. Vengo pervaso da una fortissima sensazione di calore, vicinanza, affetto, stima. Sento tangibile l’indissolubilità di certi legami profondi.
Una telefonata, breve, brevissima, è stata realmente una boccata di ossigeno privato, tutto mio, di benessere assoluto. Mi ha ricordato la bellezza e la potenza delle cose per cui vale la pena vivere. Che nessuna ipocrita elezione democratica potrà mai portarmi via. No.


*Bravi ragazzi – Miguel Bosè




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4 aprile 2006

- 2 e un sorso

Berlusconi promette di eliminare l’Ici?
Quisquiglie a confronto di ciò che si tenterà di trattare a Milano tra due giorni, in un incontro internazionale destinato a rimanere sui libri della storia dell’alcol, già ribatezzato “Bombay incontra Bombay”.
All’ordine del giorno, si dibatteranno questioni care a tutti noi:
- un decreto per l’eliminazione di ben il 17% di tonica da tutti i gintonic
- introduzione della fustigazione immediata da eseguire direttamente sul bancone per tutti i baristi che servono gintonic utilizzando il lime al posto di spicchi di gialli limoni di Sicilia
- diminuzione del 20% del prezzo dei gintonic ordinati al banco
- facilitazioni fiscali per tutti quei consumatori che abbiano superato le tre ordinazioni all’ora
- incentivi a chi si porta da casa la propria cannuccia personale
- nomina del sottoscritto a megadirettoreplanetario della comunicazione di Bombay Sapphire
- richiesta di beatificazione per tutti gli addetti alla distillazione di questo nettare
Previsto un massiccio schieramento di forze dell’ordine a delimitare l’area a causa delle temute manifestazioni teppistiche a opera di oppositori sotto le bandiere di Bosford e Gordon, oltre ai soliti groppuscoli di facinorosi adoratori della vodka.


*The magilla – Stanley Turrentine




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3 aprile 2006

- 3 e un sorso

Churcill e Stalin, Hitler e Mussolini, Vittorio Emanuele e Garibaldi, Berlusconi e Prodi. Incontri che hanno cambiato la storia dell’umanità, certo, ma niente se messi a confronto di quello che potrebbe avvenire tra soli tre giorni.
Da diverse settimane ormai, tutto il mio staff sta lavorando febbrilmente giorno e notte per stabilire tutti i dettagli in ogni minimo particolare. Niente, infatti, può essere lasciato al caso. I nervi sono tesi, basterebbe un’inezia, un’incomprensione per mandare tutto in malora. I telefoni continuano a squillare, da Milano a Londra, in un susseguirsi di richieste, precisazioni, definizioni dell’etichetta da impiegare per l’incontro che potrà cambiare le sorti di tutti i banconi di bar del pianeta.
Vengono studiate le cannucce migliori selezionandole per lunghezza, colore e diametro. Si cerca il volume perfetto per i cubetti di ghiaccio, nonché la fonte d’acqua più pura per produrli. Centinaia sono i bicchieri sinora testati al fine di individuarne il migliore in assoluto.
Come se non bastasse il mio attuale stato di salute è quanto mai cagionevole. Una brutta influenza con tosse e mal di gola sta funestando questi ultimi giorni. Per una pronta guarigione in vista dello storico meeting, mi trovo sotto le cure di un equipe di specialisti giunti allo scopo da Ginevra. Mi hanno assicurato che faranno l’impossibile per rimettermi in sesto per tempo. Per ora, so solo che li ho beccati più volte attaccati alle ultime scorte di Bombay in casa. Non ci si può più fidare neanche degli svizzeri.
Ma bando agli indugi, qui s’ha da fare la storia del gintonic.



*All’una e trentacinque circa – Vinicio Capossela




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3 aprile 2006

uno dei finali che preferisco

Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda, è un tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne, o di anima forse, con dentro un adorato e impossibile sogno. Attraverso la stratificazione di caligini il riverbero rossastro dei lampioni ancora accesi la illuminava dolcemente facendola risplendere con pietà e mistero. È la sua ora, senza che lei lo sappia è venuta per Laide la grande ora della vita e domani sarà forse tutto come prima e ricomincerà la cattiveria e la vergogna, ma intanto lei per un attimo sta al di sopra di tutti, è la cosa più bella, preziosa e importante della terra. Ma la città dormiva, le strade erano deserte, nessuno, neppure lui alzerà gli occhi a guardarla.

Un amore, Dino Buzzati



*Vocalise – Sergei Rachmaninov




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3 aprile 2006

patetico

Quelli dell’Unione dovrebbero affrettarsi a far sparire il filmato dell’intervista di ieri a Prodi da parte dell’Annunziata. Che se circola ancora per molto la sconfitta per il centro-sinistra è matematica.


*Rebel rebel – David Bowie




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