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31 marzo 2006

guantoni sporchi di rossetto

“I malinconici? Sono quelli che si vendicano sui loro pensieri dell’allegria che hanno prodigato nelle relazioni con gli altri”
E.M.Cioran

A causa dei lavori in corso, gli operai hanno dovuto interrompere l’erogazione di energia elettrica nel mio stabile per un paio d’ore. E visto che in questi giorni per lavoro vivo costantemente attaccato al programma di posta elettronica, sono sceso in strada e sono entrato in uno degli internet point della zona gestito da cinesi. Ideogrammi sulla porta, sui cartelli e sulle tastiere dei computer. Bisogna andare a intuito.
Mi siedo alla postazione assegnatami e mi ritrovo fianco a fianco con un altro italiano. Un altro che vive in zona, lo incrocio spesso, uomo di giorno, donna di notte. Un trans, un travestito o come diavolo volete chiamarlo. Per me è semplicemente un vicino di casa. Mentre mi aggiusto la tastiera sul tavolo si volta e ci salutiamo. “ciao”, “ciao”. E riportiamo lo sguardo ai nostri schermi.
La mail che sto aspettando non è ancora arrivata. Accanto a me il mio vicino sta chattando su messenger. Di notte la incrocio sempre col volto truccatissimo, i tacchi alti in fondo ai collant neri, l’espressione spavalda e provocatrice, sempre una sigaretta tra le dita smaltate. Di giorno, invece, lo vedo aggirarsi per la zona cupo, serioso, spesso mormorando tra sé e sé.
Mentre attendo, l’osservo con la coda dell’occhio. Ha lo sguardo triste, di più, disperato. Lo vedo inquieto, come smarrito. Ma non sconvolto, come se ci fosse ormai abituato a quello stato d’animo. Mortalmente malinconico, forse.
Si gira verso di me. Stavolta gli rivolgo un sorriso, come di comprensione. Forse sono patetico. Mi risponde con un sorriso appena accennato, tinto di un velo di gratitudine e sconforto insieme. Mi fa pensare a un pugile costretto alle corde dal suo avversario. Che non ne ha più e può solamente incassare i colpi uno dopo l’altro, sperando di resistere fino alla campanella senza crollare al tappeto, però col pensiero già rivolto alla ripresa successiva.
Spesso anch’io mi sento così. Esercizio sprecato scrivere qui i perché. E non ci sono cazzi. Non c’è una spugna da gettare e nemmeno il pubblico ai bordi del ring a incitarti, a invocare uno scatto di reni che ti riporti al centro del quadrato. E quello scatto non arriva mai.
La mail è arrivata. Copio, incollo, salvo sul floppy.
Mi alzo per andarmene, “ciao”, “ciao”.


*I talk to the wind – King Crimson




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30 marzo 2006

ciao Bob

spero solo tu non abbia dimenticato i rullini, cazzo.



*Oil of angels - Cocteau Twins




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29 marzo 2006

ora mi eclisso io

e per più di quattro minuti...



*The great gig in the sky - Pink Floyd




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29 marzo 2006

chiarimenti

Ricevo questo sms delirante da un politico milanese che ancora, nonostante pensassi di essere stato sufficientemente chiaro, non ha capito che sono proprio un interlocutore sbagliato. Ci siamo conosciuti per vie traverse subito dopo il mio ritorno dal Libano e da allora mi tartassa telefonicamente e via sms.

“Venerdì 31 h 13 e non 14 presidio davanti moschea v.le Jenner Milano. Varie adesioni. DIRETTA TV! E VAI…OGGI chiediamo dimissioni Questore Milano”.

La mia risposta:

“Alla finestra del mio bagno c’è appesa una bandiera Hezbollah. Grazie per l’informazione, se avrò tempo, venerdì 31 h 13 e non 14, cercherò di appostarmi in Jenner col mio fucile ad aria compressa per impallinarvi nel culo uno a uno, a lei e a quelle teste di cazzo dei suoi amici. Distinti saluti”

Cristallino direi.



*Get ’em out by friday - Genesis




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29 marzo 2006

Sono innamorato

La conosco da poco, circa cinque mesi. Ma oggi posso dirlo forte e chiaro: sono innamorato. Ne ho avuto la prova definitiva domenica pomeriggio e da quel momento non penso ad altro che a lei.
Da tempo ormai annego nei suoi occhi celesti ogni volta che l’ho davanti.
Ma domenica mi ha steso. Non c’è altro modo di dirlo: mi ha steso. Era lì di fronte a me, io le rivolgevo parole sempre più audaci, portando il mio corteggiamento a vette di irraggiungibile lirismo. E lei mi fissava dritto negli occhi sorridendo finché, d’un tratto, ha sollevato il sopracciglio sinistro sfoderando un’occhiata seria, di una sensualità mai vista, sicura e vogliosa senza alcun’ombra di dubbio, comunicando chiaramente al mondo: “mmm, sì, questo me lo farei proprio”. E mi ha letteralmente steso.
Il padre accanto a me ha visto tutto e non ha potuto trattenersi dall’urlarle sbalordito “puttana!”.
Sono innamorato. E lei è una pupa di cinque mesi che sa il fatto suo.


*Isn’t she lovely – Steve Wonder




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28 marzo 2006

Intellighenzia cafona

Quelli che detesto, più di tutto e di tutti. Quelli che i libri li leggono con gli occhi, se li fanno passare dal cervello e poi li impilano uno sopra l’altro sotto i loro piedi, così pensano di poterti guardare sempre più dall’alto. Quelli che se non sai, porello. Che si considerano depositari di una sorta di verità assoluta ma non la condividono con te che, magari, non appartieni alla cerchia eletta. Oppure, al massimo, senza interagire, si sforzano unicamente di convincere. Senza pensare che per tutto esiste un però. Che hanno sempre risposte ma mai domande. Che alla benevolenza del dubbio sostituiscono un sorrisetto saccente intriso di volgare pietà per il proprio interlocutore. Che stanno sempre ben attenti a non incappare nello stupore. Che sono capaci di ponderare su tutto, ma quando poi li butti in strada non sanno più a che santo votarsi tanto si cagano addosso. Che non ascoltano.
Vivono beati e appagati dalla bambagia di certezze in cui sono immersi. Non si accorgono che il mondo, per fortuna, gira senza di loro. Basterebbe che ogni tanto, per caso, domandassero “perché?”.


*What I am – Edie Brickell




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27 marzo 2006

Donini

Il Donini rimaneva aperto fino al mattino, per i nottambuli impenitenti e il dopoteatro. Si beveva l’aperitivo specialità della casa, il Gin Rosa. Crollò l’intero palazzetto nel grande bombardamento del 1943.
Alberto Vigevani, Milano ancora ieri

Fondato dalla famiglia Donini poco dopo l’unità d’Italia, questo storico bar di Milano cambiò gestione nel 1950 quando fu acquisito dalla famiglia Marangione che inventò un nuovo aperitivo, il Gin Rosa, che ben presto divenne il secondo nome del locale. Da quel momento a Milano dire andiamo al Donini oppure andiamo al Gin Rosa divenne la stessa cosa.
A quel locale sono legati tanti miei primi ricordi, le primissime immagini che rimangono stampate nella memoria di un individuo. Negli anni settanta mio padre mi ci portava sempre. E già da piccolino mostrai chiaramente le mie preferenze: molto meglio i bar delle giostre.
Mi sembrava di entrare in un paradiso tutto mio, protetto dalla familiarità con cui mio padre trattava spazi, avventori, proprietari e camerieri. Ricordo l’imponente macchina del caffè luccicante, il bancone in legno e marmo, le vetrinette con preziose e vecchie bottiglie di vino, gli specchi, il rumore degli shaker sbattuti.
Al piano terra si stava in piedi. La proprietaria aveva i capelli biondo tinti, sedeva alla cassa e mi faceva sempre dei gran sorrisi che io ricambiavo estasiato. Poi attraverso una scala stretta con lo scorrimano in ferro battuto si scendeva nella calda saletta sottostante, con i divanetti in pelle, le luci soffuse e i tavoli scuri. Mio padre ordinava per me una cioccolata calda con panna, una squisitezza. Quindi Mapelli, il capocameriere dai capelli grigi, la giacca bianca con i bottoni d’oro e il papillon nero, mi prendeva in braccio e mi sistemava su un cavallo a dondolo in legno. Penso che fin quando ho creduto all’esistenza di Babbo Natale, questo per me aveva la stessa faccia di Mapelli.
Gli anni passavano e io continuai ad andare assiduamente al Gin Rosa. Dalla cioccolata calda passai presto al Gin Rosa, vera e propria prelibatezza, sia nella versione estiva che in quella invernale, più forte e rotonda. Con amici, amiche e morose, d’estate si sedeva nei tavolini sistemati in schiera sotto il porticato che dava su Piazza San Babila. Ci si godeva il passaggio e da lì lo sguardo poteva spaziare lungo corso Vittorio Emanuele, e ancora giù giù fino alle guglie del Duomo. In quegli anni non era raro ritrovarsi al bancone spalla a spalla con qualche architetto di grido, artista, intellettuale o politico socialista, primo fra tutti Bettino Craxi.
Se Mapelli era stato il mio punto di riferimento durante l’infanzia, in gioventù il suo posto fu preso da Aurelio. Sempre vicino a una pensione che non arrivava mai, Aurelio era un modello di stile, eleganza, compostezza. Il re dei camerieri. Non c’era volta che quando si avvicinava al mio tavolo per prendere le ordinazioni, subito dopo avermi dato la mano, non rivolgesse un complimento alla bellezza degli occhi della ragazza seduta accanto a me. Il suo sguardo austero e il tono di voce pacato le faceva sentire come delle principesse, che immancabilmente abbassavano gli occhi pieni di riconoscenza. Gli uomini d’affari e i politici lì attorno non avevano un centesimo della dignità e della classe di Aurelio.
Negli anni novanta al centro della piazza venne costruita una fontana a forma di grossa pigna che ostruiva la vista verso il corso. Era solamente uno dei tanti tristi presagi di ciò che presto sarebbe accaduto. Nel 1998 il Gin Rosa venne venduto e al suo posto in breve tempo sorse un grande e asettico negozio di una griffe statunitense di abbigliamento.
Da allora per i milanesi piazza San Babila non sarebbe più stata la stessa.


*Estate – Chet Baker (Capolinea, Milano. 1983)




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27 marzo 2006

saltare necesse est



*Save a prayer - Duran Duran




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23 marzo 2006

Manierismo e censura

Ecco come si è ridotto questo blog. Manierismo e censura.
Si attende campagna eversiva. Comincio col calzare il solito passamontagna e col prodigarmi in un’esplosione di merda sul cesso.
Poi si vedrà.



*I don’t wanna talk about it – Indigo Girls




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23 marzo 2006

stagionatura

Ogni anno la solita storia. Non ti vergogni di presentarti così sfrontata, quasi violenta, con le tue gemme, la brezza, la luce, i fiori, i ricordi?
Me ne vado, sì, me ne vado. Ma tornerò a prendermi tutti i tuoi frutti non appena saranno maturi. Mentre per i ricordi non c’è soluzione. Nell’attesa li userò come ombre per ripararmi dal tuo sole. Invadente e bruciante come la verità.



*Ogni volta – Vasco Rossi




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22 marzo 2006

Notizie sconcertanti e conseguenze

Ciampi ha conferito la medaglia d’oro alla memoria a Quattrocchi.
Adriana Lima è vergine.

Ne consegue che anch’io ho diritto a ricevere la medaglia d’oro in quanto ho più volte portato messaggi di pace, fratellanza e amore in zone di crisi nel mondo, onorando il nostro paese e per giunta disarmato e senza pigliare il becco di un quattrino.
Una volta ricevuta la medaglia d’oro al valor civile, in quanto cittadino illustrissimo, ho diritto a verificare personalmente la verginità della Lima. Con la solenne promessa di impegnare tutte le energie in mio possesso per essere ancora una volta ambasciatore d’amore.



*Bandiera bianca – Franco Battiato




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21 marzo 2006

Interpretazione dei sogni. In levare.

- Do-ve-te mo-ri-re. Sie-te due es-se-ri schi-fo-si, non ca-pi-te un caz-zzzo!
- Glenn, ti prego, suonagliela un’altra volta.
Bestemmiando Gould posa la bottiglia di whisky, si accascia di nuovo sulla tastiera e riprende a suonare. Allora Johann, col suo alito all’aglio mi s’avvicina sussurrando.
- Ma perché parla così?
- Johann, niente, Glenn è affetto da una rara sindrome che lo rende particolarmente sensibile per certi aspetti della vita e molto restio ai rapporti interpersonali. Ora, per favore, ascolta.
- Ma è diversa da come l’ha suonata prima!
- Johann, lo so. Em, Glenn non suona mai lo stesso pezzo con la medesima interpretazione.
- Orribile e stupefacente insieme…
- Se-nti cap-pel-mai-ster dei m-m-miei co-glio-ni, vat-te-ne af-af-af-fanculo!
- Glenn, per favore, ti prego, manteniamo la calma
- O, quello a me vaffaculo non me lo dice, che sia chiaro!
- Johann, dopo ti porto a mangiare, ma ora cerca di contenerti, non peggiorare la situazione…
- Sei un por-co, ec-co quel-lo che sei! Mo-mo-mo-zart, lui sì!
- Screanzato, villico e sudicio! E chi sarebbe mai questo Mozart?!?
- Johann, è una lunga storia, dopo ti spiego…
- Par-ruc-co-ne bi-got-to! Buf-fo-ne! Prezz-prezz-prezz-olato! Piaz-zi-sta! Chec-chec-chec-cccca!
- Squilibrato! Mentecatto! Pazzo! (cos’è una checca?)
- Un uomo che va con gli uomini, Johann, ma non dargli spago, per carità…
- Ma se ho avuto due mogli e venti figli?!? Babbeo! Schizofrenico!

Niente, tutto inutile. I due, con rigoli di bava agli angoli della bocca, iniziano a sbraitarsi addosso i peggiori insulti. Finché arrivano alle mani con perfetto contrappunto.
Anche questo tentativo di incisione a quattro mani è andato a puttane. Al pensiero che domani c’è l’appuntamento con Chopin e Michelangeli mi vien male…


*Lullaby of birdland – Sarah Vaughan




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20 marzo 2006

Sitting Bombay

Sognatori, imperturbabili, irresponsabili, pigri, stralunati, certamente un po’ lenti a capire, avventati, goderecci. Così definirei i paperi disegnati da Bedard nella seconda metà degli anni ottanta, sempre inconsapevoli protagonisti di situazioni alquanto folli. Vidi per la prima volta questi disegni in un negozio che vendeva litografie e riproduzioni d’arte in una galleria del centro di Milano, che oggi, chiaramente, non esiste più. Mi innamorai da subito della loro ironia: un papero sdraiato in spiaggia mentre si fa un bagno di sole con drink alla mano ascoltando musica totalmente incurante di essere circondato da coccodrilli (Getting away from it all); un gruppo di paperi su una barca in mare aperto che nonostante la burrasca continuano a folleggiare, bere, cantare e suonare (The ship of fools); due paperi che dipingendo una stanza si ritrovano con lo sguardo stralunato seduti in un angolo costretti ad attendere che la vernice tutt’attorno si asciughi per potersi muovere (The failure of Marxism).
Mi ci ritrovavo parecchio in quei disegni. Spesso, infatti, visto dall’esterno, potevo sembrare proprio uno dei paperi di Bedard. Penso a quando, dopo un concerto alla Scala, me ne stavo al bancone del bar del Leoncavallo tutto in giacca e cravatta conversando con un punk con cresta arancione alta trenta centimetri come fossi in un aristocratico ed esclusivo club di Londra. Oppure quando una volta a Gaza, a tarda serata, me ne uscii a piedi per le strade della città da solo in cerca di un posto che vendesse qualcosa da mangiare, mentre gli unici occidentali in circolazione a quell’ora passavano via veloci chiusi in gipponi super blindati. D’altrone, ò, c’avevo fame.
Insomma, promisi a me stesso che appena avrei avuto una casa tutta mia avrei appeso uno di quei quadri alla parete. E così feci, prima ancora di essermi procurato l’armadio dove riporre i vestiti piuttosto che le mensole per i libri.
Perciò chi entra nella mia magione, la prima cosa che vede è questa



*Prince of peace - Galliano




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18 marzo 2006

A tutti gli Unionisti del Cannocchiale [sottotit 1: parole-chiave; sottotit 2: e non parliamone più]

Guardate che io la penso esattamente come voi.
Solo che non lo scrivo perché non voglio essere 'strumentalizzato'.
...


*Les boys - Dire Straits




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16 marzo 2006

Buenos Aires ringrazia

E così Prodi e Fassino hanno deciso di disertare la fiaccolata di stasera a Milano organizzata per manifestare contro le violenze di sabato scorso.
Grazie, grandi leoni della politica, grazie.
Grazie di aver lasciato le strade di Milano in mano ai berlusconiani e ai leghisti. Grazie per non avere avuto il minimo fegato di scendere in piazza. Grazie per esservi nascosti dietro la patetica, patetica, patetica scusa di non “voler aizzare ulteriori scontri”.
Grazie per aver lasciato solo, completamente solo, aver abbandonato, il vostro candidato a sindaco di questa città - che così sindaco proprio mai lo diventerà - Bruno Ferrante.
Grazie per continuare a dare addosso a Berlusconi, come lui dà addosso al vostro precedente governo come un disco incantato.
Grazie per aver dimostrato il vostro coraggio. Grazie di non aver voluto sentirvi fischiare.

Ma quando cacceremo Berlusconi e i leghisti a calci in culo da questa città, patetiche facce di cazzo che non siete altro, fateci un favore enorme: non salite sul carro dei vincitori.
Qui, a Milano, non fatevi proprio vedere.
Grazie.


*Shake a leg – AC/DC




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