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31 agosto 2005

Un angelus da orgasmo

Da sempre le mie notti sono caratterizzate da una frenetica attività onirica – come se non bastasse quella diurna – lunghi discorsi, risate, urla agghiaccianti e sonnambulismo. Quest’ultimo, per fortuna, con gli anni è sensibilmente diminuito o forse, abitando da solo, semplicemente non ho più testimoni che al mattino successivo narrino le mie imprese nel cuore delle tenebre.
Quand’ero piccolo mio padre aveva preso la buona abitudine di nascondere le chiavi della porta di casa prima di andare a dormire. Decisione presa dopo avermi visto più volte deambulare per casa nel pieno del sonno. Una notte mi scorse in piedi, in corridoio, con la faccia rivolta all’angolo della parete. Mi chiese cosa stessi facendo e gli risposi tranquillo che stavo vomitando. Il mattino successivo, chiaramente, non ricordavo nulla di tutto ciò. Un’altra volta, dormendo in camera con mia zia, presi le ciabatte dal pavimento, una per mano, mi misi seduto gambe incrociate sul letto e iniziai a dirigere chissà quale sinfonia del periodo romantico, con gesti ampi, cadenzati, tanto pathos e gran finale con lancio delle suddette ciabatte in faccia alla malcapitata parente. E ci sarebbero tanti altri esempi.
Ultimamente, invece, spesso mi sveglio ritrovandomi affacciato al davanzale della finestra. Ogni tanto mi chiedo cosa penseranno i cinesi dabbasso. Comunque, insomma, se passate per Chinatown nel cuore della notte e vedete un tizio in maglietta affacciato alla finestra che parla da solo, vi prego, non fate troppo rumore, che si sa che non bisogna svegliarle le persone in quello stato.
Stanotte, però, ho fatto un sogno tanto singolare quanto piacevole. Stavo a Roma ed ero l’autista del papa. Ero vestito con uno splendido completo tutto nero e guidavo una Fiat Multipla tutta nera. Nel sedile posteriore, per l’appunto, sedeva il papa. Che però non era quel papa lì, il crucco che organizza rendez-vous con la mangiamusulmani, no, era Scarlet Johanson, l’attrice bionda che ha interpretato Lost in translation. Mi fa impazzire quella bimba lì... Comunque, papa Scarlet indossava una minigonna nera da urlo che mostrava delle aggressivissime autoreggenti, camicetta bianca e micro gilet nero che potevo scorgere solamente io dallo specchietto retrovisore.
Mentre guido la papamobile a passo d’uomo in Piazza San Pietro in mezzo a due ali di folla festanti, alle mie spalle Scarlet dispensa saluti e quei suoi incredibili sorrisi a destra e sinistra. Poi piano piano, proseguendo nella sua attività benedicente e facendo finta di nulla, si sporge verso il mio schienale, allunga la mano destra, mi sbottona la patta dei pantaloni e mi fa una sega. Semplicemente bravissima.
Ora non vedo l’ora di dormire, perché mi son venute un bel po’ di idee per allietare l’Angelus domenicale di papa Scarlet, accovacciato sotto la finestra...


*La grande porta di Kiev, Quadri di un’esposizione - M. Mussorgsky




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31 agosto 2005

viaggiando



*Dissolved girl - Massive Attack




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30 agosto 2005

Notturno ellenico con rutto

Sempre più spesso non mi vengono le parole, non ricordo nomi, date, numeri. Se s’inizia a parlare di cinema e voglio nominare un attore mi tocca mimare le scene dell’ultimo suo film che ho visto. Sembra poi che abbia iniziato a perdere i capelli. Già, parrebbe che stia andando in piazza. Uso il condizionale perché, nonostante i più audaci contorsionismi davanti allo specchio, proprio non riesco a verificare in prima persona, al massimo mi procuro un crampo al collo. Lo afferma mia cugina. A, se trovo una donna come mia cugina me la sposo. Come mi sputa dal naso lei il gintonic addosso alla camicia scoppiando a ridere, nessuno...
Insomma, sto invecchiando e dovrei correre ai ripari, cercare di mantenere quei vecchi propositi di condurre una vita più morigerata, sana. Ma trasgredire alle buone intenzioni pare proprio essere la mia specialità. E così, se prima di partire ho detto a una cara amica “in queste vacanze voglio bere molto di meno, una cosa giusta”, mi son ritrovato a perseguire il difficile quanto piacevole obiettivo di terminare le scorte di Bombay di un baretto greco. Una volta mica ce l’avevano il Bombay, tutto qua.
Una notte il barista non mi voleva più dare da bere, “per stasera basta, vai a dormire”, mi fa. Nessuno finora aveva mai osato tanto. Gli rispondo che deve aggirare il bancone e sbattermi fuori da sè, se ci riesce. Allora si allontana e va a consultarsi con il responsabile del locale. Si mettono a parlottare, sono in due, ma i miei occhi vedono un conciliabolo di otto persone. Sbraito “allora, sto cazzo di gintonic!!!”. Il barista mi torna di fronte: “senti ti faccio l’ultimo, poi te ne vai a casa, ok?”.
“I don’t finc so, a-b-s-o-l-u-t-e-l-i no. NO”. Il tipo mi guarda allibito, poi inizia a infilare i cubetti di ghiaccio nel bicchiere, scuotendo la testa e sorridendo. Vittoria.
Oppure mi agito tra gli altri avventori seguendo il ritmo della musica, puzzolente di sudore alcolico e rigurgiti di salsicce speziate. Ogni dieci minuti mi dirigo dal tipo che mette su i dischi, per chiedere i Cure. Richieste che, proporzionalmente ai gintonic che ingurgito, diventano sempre più pressanti e meno educate . Fino a che, dopo circa un’oretta, mentre la voce dark di Robert Smith (si chiama Robert, giusto?) esce dalle casse a tutto volume mi avvicino nuovamente al selezionatore musicale brandendo minaccioso il dito indice sotto il suo nasone e urlandogli “merda, è un’ora che ti chiedo di mettere su i Cure, cristo! Cos’è, non mi senti?!? I u-o-n-t de Cuuuureeeee!”. Il tipo alza un dito e indica l’aria, guardandomi con occhi spalancati come a dire: “tu sei pazzo, e questi chi sono secondo te?”
Non ho capito come mai mi abbiano risparmiato e non mi abbiano gonfiato come una zampogna. Forse il segreto è che barcollo troppo e in maniera irregolare, quindi risulta difficile colpirmi. Oppure semplicemente sto simpatico ai greci, tanto astemi quanto gli americani sono un popolo di pacifisti. Ah, ho conosciuto anche un ambasciatore. Gli sono rimasto molto simpatico, dice che mi chiamerà per aiutarlo a redarre la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti...ma questa è un’altra storia.
Quando però arriva l’alba, davanti al sole che sorge penso a una nipotina tanto desiderata che sta per nascere. Allora faccio un lungo elenco di buoni propositi, che una volta mantenuti mi renderanno uno zio esemplare, che tutte le amichette a scuola la invidieranno per questo.
Fisso l’orizzonte. Mi fanno incazzare le albe, il sole torna sempre, ogni giorno, puntuale. Lei mai.
E allora saluto il nuovo giorno con un bel rutto. Che spazza via qualsiasi straccio di proposito.
Glielo faccio vedere io lo zio, alle amichette...


*Pop life - Prince




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29 agosto 2005

KINΔYNOΣ ΘANATOΣ

“Politici da fiera”, parole di una canzone di cui non mi ricordo il titolo e neppure l’interprete. La Rettore o Mia Martini, forse. Vuoti di memoria sempre più vasti e preoccupanti di cui scriverò più in là.
Comunque, “politici da fiera” è in estrema sintesi il mio qualunquistico commento alla lettura delle recenti pagine di politica italiana. Oddio, potrei aggiungere anche ridicoli, buffoni, pagliacci, viscidi leccaculi, doppiogiochisti, pezzi di merda e via a cascata. Singolari, invece, sarebbe fin troppo ossequioso.
Quindi, da bravo qualunquista ignorante, comincio anch’io la mia campagna elettorale in vista della prossima chiamata alle urne, invocando tutti a recarsi ai seggi e compiere il proprio dovere di polites annullando la scheda.
Al grido, sempre qualunquistico, di: “ostracizziamo la democrazia!”, (o, a piacimento, il più fine e impegnato "fuori dai coglioni!").

*Ice or ground? – Karate




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