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30 novembre 2005

o merda!



*Je so' pazzo - Pino Daniele




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29 novembre 2005

Neve su Chinatown

Per te che non sei qui



*Air of december - Edy Brickell




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28 novembre 2005

attesa

Odio aspettare. Sono sempre stato un tipo puntuale, io, fin da piccolo.
Ormai mi sono informato sull’argomento che voglio sviscerare in modo esemplare. Sì, sì, lo so che non si smette mai d’imparare, però, insomma, posso tranquillamente dire di essere preparato almeno quanto basta per evitare irrimediabili figure di merda.
Le pagine bianche sono pronte per essere riempite d’inchiostro.
La mia nuova macchina fotografica, una vera bomba tecnologica, scalpita. Sta lì, mi guarda e apre e chiude l’otturatore come a dirmi: “allora, quando si inizia?”.
Odio aspettare…che palle…


*Righteous – The quiet boys




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24 novembre 2005

Meneghino, con orgoglio e rabbia

“È un premio alla convinzione di appartenere alla civiltà occidentale, fortemente sentita come valore”. Gabriele Albertini, sindaco di Milano

Così il primo cittadino della mia città difende la decisione di premiare la scrittrice Oriana Fallaci con l’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza cittadina che viene consegnata il 7 dicembre, giorno del patrono e della tradizionale inaugurazione della stagione scaligera.
Mi spiace, caro sindaco, ma il sottoscritto, come la maggior parte della gente che mi sta attorno, indipendentemente dal sesso, credo politico o religioso, non “sente fortemente di appartenere alla civiltà occidentale”. Al massimo ci sentiamo milanesi, italiani. Forse da qualche tempo in qua anche europei. Ma occidentali non è proprio la prima cosa che ci viene in mente pensando a valori di appartenenza.
Per come la vedo io, la produzione della signora Fallaci degli ultimi quattro anni è solamente un’enorme palata di merda sopra le meravigliose e magistrali pagine di giornalismo che tempo addietro ci ha regalato. Ma questa rimane una mia opinione personale. Innegabile rimane il fatto che gli scritti della signora – che abita a New York – sono un attacco, un attacco bello e buono. Sulla giustezza o meno di questo attacco si potrà disquisire per tutto il tempo che si vuole. Eppure sempre di attacco si tratta.
E l’Ambrogino d’Oro, a mia memoria, è un premio innanzitutto ispirato a principi di solidarietà, amore, altruismo. Che c’entra con tutto questo la signora Fallaci oggi? E poi dove sta la signora Fallaci? Perché non viene a passeggiare per le vie di Milano?
Le consiglierei un itinerario speciale: via Orefici, passaggio delle scuole Palatine, piazza dei Mercanti, passaggio Santa Margherita. Ecco, poi la signora dovrebbe soffermarsi proprio in via Santa Margherita, all’angolo con via Tommaso Grossi. Qui lo scenario convincerebbe qualsiasi detrattore della bellezza di Milano: monumentali palazzi ottocenteschi tutt’attorno, dritto in fondo il porticato della Scala, a destra l’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele.
Ecco, se la signora Fallaci si fermasse in questo splendido incrocio le farei notare quanti binari tagliano il pavet in strada. E quanto purtroppo sia lunga l’attesa per vedere arrivare uno di quegli splendidi tram gialli. Lo sa, signora Fallaci, come mai i tram ritardano? Sì, certo, il traffico. Ma non solo: i tram ritardano perché non ci sono più tramvieri. Ai concorsi pubblici non si presenta nessuno.
Gli occidentali non vogliono più fare il mestiere del tramviere. I non occidentali, gli extracomunitari, invece, non possono accedervi, anche quelli con documenti perfettamente in regola. Questo per un regio decreto del 1931 ancora in vigore che vieta l’arruolamento di stranieri in tutte le aziende tranviarie del paese.
E noi aspettiamo.
Signora Fallaci, se viene a Milano a ritirare il premio, le conviene prendere un taxi. I tram sono troppo occidentali, anche per lei.


*Come together – T.Turner




23 novembre 2005

Referendum equatoriale

A me del processo Franzoni non frega un cazzo. Tanto meno di tutta la discussione di questi giorni sulla legge 194. C’è stato un referendum, il popolo ha già scelto. Punto. Non gli sta bene? Si attaccano. Chiamasi democrazia.
Preferisco leggere notizie, fatti. Tipo questa.


*Do what you wanna do – T.Connection




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22 novembre 2005

Fattorie, razzi, mortai e morti

(ANSA) - BEIRUT, 21 NOV - Alla vigilia del 62/mo anniversario dell'indipendenza libanese, il primo dell'ultimo trentennio a venire celebrato senza tutela siriana, e nella giornata delle clamorose dimissioni del premier israeliano Ariel Sharon dal suo partito Likud, il turbolento confine tra Libano e Israele è tornato a infiammarsi con nuovi combattimenti nella zona contesa delle Fattorie di Shebaa.
Il bilancio è di almeno tre miliziani del movimento sciita libanese Hezbollah uccisi assieme a un soldato israeliano e di altri tre militari dell'esercito dello stato ebraico feriti.
Tutto è cominciato attorno alle 15:00 locali quando, coperti da una pioggia di tiri di mortaio e lanci di razzi katyusha (uno dei quali è caduto anche nella cittadina israeliana di Kiryat Shmona, nell'Alta Galilea), miliziani Hezbollah hanno attaccato alcuni fortini nemici nelle Fattorie di Shebaa, occupate dagli israeliani nel 1967 alle pendici orientali del monte Hermon, a ridosso del triplice confine tra Libano, Siria e Israele.
Dal ritiro israeliano del 2000, dopo 22 anni di occupazione del Libano meridionale, la zona contesa è teatro di ricorrenti combattimenti con i miliziani Hezbollah che controllano il versante libanese della “linea blu”, la fascia di confine tra Israele e Libano. Appoggiato dall'Onu, Israele sostiene che le Fattorie di Shebaa facevano parte della Siria, e che la loro eventuale restituzione dipenderà da un accordo di pace con Damasco. I governi di Beirut e Damasco affermano invece che i 25 chilometri quadrati delle Fattorie di Shebaa fanno parte del Libano e Hezbollah ne adduce l'occupazione per legittimare la continuazione della sua ''resistenza'' anti-israeliana.

Fattorie di Shebaa, e io che pensavo si trattasse di un ameno agriturismo... Vabbé, io ho già prenotato il mio soggiorno e salvo eccezionali disguidi non mi va proprio di perdere la caparra, ecco.


*Another day in paradise – Phil Collins




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21 novembre 2005

Sentimentale da strapazzo

In ritardo di un paio di mesi rispetto al programma, finalmente sto sbaraccando la scrivania su cui ho lavorato negli ultimi cinque anni.
Felice del cambiamento – anche se la strada da frilens è un puro salto nel vuoto -, nel buttare le scartoffie accumulate in così tanto tempo vengo colto dalla solita malinconia delle cose che finiscono. A pensarci l’unica esperienza che nella mia vita è durata cinque anni è stata la scuola elementare. Ricordo che l’ultimo giorno piansi come un vitello tra le braccia della mia maestra.
Anche oggi mi metterei a singhiozzare tra le braccia del mio datore di lavoro, ma non sarebbe cosa seria. Meglio dare fondo alla bottiglia di grappa che tenevo nell’armadietto dietro la mia poltrona, per i casi di emergenza...


*L’isola che non c’è – Edoardo Bennato




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18 novembre 2005

Misthos ekklesiastikos (o della plutocrazia)

“L’undicesima (riforma costituzionale, ndb) seguì al ritorno degli esuli da File e dal Pireo, e da essa si è giunti al regime attuale, che concede sempre maggior potere al popolo. Esso infatti si è reso arbitro di tutto, e tutto si decide mediante decreti e tribunali in cui il popolo predomina. Infatti le sentenze del Consiglio sono passate al popolo. E in ciò sembra che facciano bene, perché i pochi sono più corruttibili dei molti per i guadagni e i favori personali.
Dapprima rifiutarono di accordare l’indennità per l’assemblea; ma poiché nessuno ci andava e i pritani giocavano molto d’astuzia per ottenere il numero di presenze necessario alla ratifica delle votazioni, Agirrio dapprima fece assegnare un obolo, e poi Eraclide di Clazomene, soprannominato il Re, alzò la somma a due oboli, e Agirrio di nuovo a tre”.
Aristotele, La costituzione degli Ateniesi, XLI

Era il 403 a.C. quando ad Atene venne introdotto il misthos ekklesiastikos che comportò la remunerazione al cittadino in cambio delle presenze alle sedute dell’ecclesia, massimo organismo dello stato democratico. Inizialmente di un obolo, all’epoca di Aristotele era di una dracma e mezzo, cifra che si ritiene corrispondesse al guadagno medio di una giornata lavorativa di un contadino o di un artigiano.
L’intento era più che onorevole: retribuire il cittadino del tempo speso per il bene della comunità. Ben presto, però, divenne un sistema per accumulare denaro, la politica di mestiere appunto. E nel giro di pochi anni ad Atene nacquero le prime banche private.
Così oggi abbiamo gli onorevoli, stipendiati dai cittadini, proprietari di banche che fanno prestiti ai cittadini. Viva la democrazia.


*Rites – Jan Garbarek




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14 novembre 2005

Ferrante, Ferrante, Ferrante...

Questo nome mi risuona nella zucca da un po’ di giorni ma non capisco per quale motivo. Dunque vediamo... Ferrante Aporti era un pedagogista nato nel 1791 a San Martino dall’Argine, nel mantovano, che passò alla storia per l’istituzione e la diffusione delle scuole d’infanzia. Sì.
Poi? Mmm... Ferrante Aporti è anche una via di Milano che percorre il lato destro della Stazione Centrale. Fino a poco tempo fa c’era un ristorante di pesce mondiale, servivano un trionfo di crudo da sbattersi giù dalla finestra. Ho anche una foto con la ex convivente ellenica scattata dentro a quel ristorante, e come sfondo tutta una teoria di mitili... ma sto divagando.
Dicevo? A già, Ferrante. Non mi sovviene altro.... ma sì, certo! Ferrante era anche un calciatore che militò tra le fila del Torino. Niente di che comunque. Un mezzo mitile anche quello.
Ferrante, Ferrante....no, proprio non mi viene in mente altro.
D’altronde non è mica un nome così comune. Che so, mica come Cacciari, ecco.


*Io non devo andare in via Ferrante Aporti – Roberto Vecchioni




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11 novembre 2005

meteo

Fin da quando ero un habituè della costa azzurra (e tutta la costa ancora se lo ricorda, anche se in francese so dire solamente “paille”, cannuccia, per i gintonic...) mi ero abbonato a un sito di previsioni metereologiche francese che ogni giovedì, su mia impostazione, mi inviava una mail con le previsioni personalizzate per il weekend. Un servizio che non ho mai disdetto, anche se ormai da parecchio tempo non scorrazzo più per la croisette.
Insomma, oggi a Saint Tropez si sta davvero bene, c'è sole e si può pranzare all'aperto, visto che la temperatura massima raggiungerà anche i 23 gradi centrigradi. Però attenzione: nella serata arriverà sulla parte più meridionale della costa azzurra una consistente perturbazione proveniente dal nord della Francia che porterà pioggia per i prossimi due giorni. Domani la temperatura massima prevista sarà addirittura di appena 9 gradi.
Però Saint Tropez sotto la pioggia è semplicemente meravigliosa, e il profumo di violette nei campi attorno a Mougin, sulla strada per Grasse, sarà ancora più intenso. Clima decisamente più caldo, invece, a Marsiglia. Ma quella è un’altra storia.


*Come rain or come shine – Billie Holiday




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11 novembre 2005

Stati Uniti d’America

Porci criminali. Né più né meno di altri.
O sono gli stessi?


*Tuba mirum, Requiem – W.A.Mozart




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8 novembre 2005

Termodinamica di sti cazzi

Oggi mi girano i coglioni a velocità supersonica.
Se a ogni giro producessi una considerevole mole di joule, come sarebbe giusto, sarei una meravigliosa centrale energetica assolutamente ecocompatibile. Certo, magari oltre a piscio e merda scaricherei anche un po’ di gin nel fiume più vicino, ma niente di particolarmente inquinante rispetto ai chili di cocaina che vengono quotidianamente riversati nel Tamigi.
Invece a ogni giro non produco un emerito cazzo. E non vinco manco il canonico bambolotto.


*Il mondo – Jimmy Fontana




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7 novembre 2005

Alla Scala, tra passato e futuro (incerto...)

Per accedere alla galleria e al loggione del teatro alla Scala una volta bisognava salire svariate rampe di scale, col passamano in ferro battuto, gli scalini in pietra con lo spigolo consumato, il soffitto basso e le luci soffuse alle pareti. Oggi, appena si varca la soglia per raggiungere i posti più economici del teatro, a sinistra rispetto all’entrata principale, ci si trova davanti un’imponente gradinata che con un’unica rampa, larga, bianca e luccicante, porta dal piano terra direttamente alla galleria. L’impatto è decisamente freddo.
Allo stesso modo i cambiamenti all’interno della grande sala mi lasciano un po’ deluso: i cromatismi degli stucchi nei palchi risultano troppo vivaci, i visorini per seguire il libretto delle opere tremendamente moderni, il pavimento della platea non più in moquette bordeaux ma in parquet flottante non dà più quella calda sensazione di salotto.
Poi però entra il direttore d’orchestra, le luci del grande lampadario, quello sempre lo stesso, si abbassano e l’orchestra comincia a suonare. E allora, appoggiato alla balaustra di ottone, mi son lasciato scappare un “cazzo, come si sente!” verso la mia meravigliosa compagna. Sì, l’acustica del teatro alla Scala è innegabilmente migliorata. E mica di poco.
Così io, che per certi aspetti sono un tradizionalista e conservatore della peggior specie, mi convinco che spesso e volentieri mutare necesse est. Anche se guardare le file dei primi violini e non vedervi più seduto il mio maestro ma suo figlio, per giunta con parecchi capelli di meno in testa, bè, un po’ di malinconia me la mette addosso.
Comunque bene. Oggi Milano ha uno dei migliori teatri al mondo, se non il migliore. Ora bisogna imparare a gestirlo, gratificare gli artisti che lì dentro dedicano tutta la loro vita, valorizzarlo agli occhi del pubblico più giovane. E ricordare che molto probabilmente Riccardo Muti è uno stronzo, sì, ma che al suo arrivo trovò una filarmonica pressoché specializzata nel repertorio lirico e se ne è andato lasciando un’orchestra sinfonica con i contro coglioni. Che nulla ha da invidiare ai blasonati organici dei teatri mitteleuropei.
Patrimonio prezioso, da custodire con estrema attenzione e passione. Di certo non con tagli ai finanziamenti.


*Sinfonia n. 1 “La primavera”, primo tempo – Robert Schumann




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7 novembre 2005

Se non è un blog trasversale questo...

Tra i link, come tra le mie letture, come nei commenti ai post, ci sono Nonsolorossi e Marioadinolfi, River e Vetro, Harry e Bazarov, Circo e Napo... insomma, Kofi Hannan mi fa una pippa, ecco!


*’round midnight – Thelonious Monk




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4 novembre 2005

Parigi spara



*Burnin' & lootin' – Bob Marley




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