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26 ottobre 2005

Ultime da Chinatown

Anche l’oste sotto casa ha ceduto alle più che persuasive offerte dei cinesi e nel giro di poche settimane tirerà giù definitivamente la cler del suo ristorante, che lascerà il posto all’ennesimo internet point o a un’altra mensa dagli occhi a mandorla.
Di origine meridionale, il locandiere fungeva anche un po’ da guardiano del palazzo, non essendoci portineria alcuna. Nonostante questo non si può dire che godesse delle simpatie degli altri inquilini, che da sempre lamentano l’odore di pesce che ogni sera si diffonde nel cortile dello stabile. A me non ha mai infastidito, anzi, mi ha sempre dato la sensazione di stare in un posto di mare. E a me il mare piace assai.
Quando ci incontriamo mi chiama “giovanotto”, “dottore” o semplicemente per cognome, a seconda dell’umore. Non sono mai riuscito a spiegargli che non sono laureato e nemmeno più tanto giovanotto.
Comunque ci siamo piaciuti fin da quando venni ad abitare qui e mi mancherà parecchio. Quando rincasavo la sera e gli ultimi clienti avevano già lasciato il ristorante, l’oste m’invitava in cucina per bere insieme il bicchiere della staffa. Seduti al tavolo padronale chiacchieravamo un po’ di tutto: calcio, politica, pettegolezzi di quartiere, le galline che aveva visto salire alla mia magione, gli indubbi effetti afrodisiaci del peperoncino calabrese.
Ben altro racconto ieri sera. Gli affari che vanno male, una clientela storica e di alto livello nella piramide sociale cittadina che non è più a suo agio a venire da queste parti, troppo affollate di questi ragazzotti cinesi che passano gran parte delle loro serate a bivaccare nella via. Vagli a spiegare che non fanno niente di male e che, anzi, la loro presenza è una sorta di protezione. Chinatown, infatti, è una delle zone più tranquille del centro di Milano, soprattutto per un milanese. Non ci sono borseggi, furti negli appartamenti e via dicendo. I cinesi non vogliono casini e ci tengono a tenere ben lontane le forze dell’ordine in modo da preservare tutti i loro affari, leciti e illeciti.
Noi italiani siamo infognati in una crisi economica di cui non si vede all’orizzonte la fine, mentre loro, i cinesi, cavalcano l’onda di un successo che comunque, a me, alla fine pare anche onesto e meritato. Sicché, coi portafogli pieni zeppi di banconote nostrane, hanno gioco facile a convincere gli autoctoni a vendergli attività ormai da tempo solamente fonte di debiti.
Così nella via rimane solo l’arrotino. Baluardo italiano assediato da ogni parte dalla potenza asiatica. Non resisterà ancora per molto. E comunque ormai è troppo tardi per affilare i nostri coltelli.


*Englishman in New York - Sting




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25 ottobre 2005

Milano vista mare

Recentemente un assiduo lettore di questo blog mi ha scritto per indicarmi un sito di annunci gratuiti da lui curato incentrato su Milano che prima non conoscevo. È di facile consultazione, genuino, con un aggiornato calendario di eventi, utile per chi cerca qualcosa o qualcuno nel capoluogo lombardo. Vale la pena cliccarci.
Il sito ospita anche una sezione-rassegna di blog che parlano di Milano, presentata così: “le informazioni meno istituzionali, le opinioni più sincere, le emozioni delle città passano sempre di più attraverso i blog. Mi capita spesso di fare un giro tra i blog, e mi piace segnalarvi qui quelli più interessanti sulla città di Milano, invitandovi a fare altrettanto”. Bè, in questa rassegna c’è anche il blog del sottoscritto e direi in ottima compagnia. E amando visceralmente Milano, questa cosa mi riempie davvero il cuore.
Insomma, come direbbe X§°, presente anche lui con le sue foto confuse, son cose.

Scoprire la bellezza di Milano diventa sempre più difficile. Ci vuole pazienza e sensibilità. Colpa anche delle amministrazioni, che nel corso degli anni hanno sommato sul tessuto urbano un’enormità di interventi inutili e scellerati.
Per certe cose, poi, pazienza e sensibilità non bastano. Bisogna ricorrere alla fantasia. Questa città, per esempio, è sorta in mezzo ai fiumi: Seveso, Adda, Ticino, Nirone, Lambro, Olona. E grazie a questa sua collocazione, nel corso dei secoli i suoi abitanti ne hanno fatto una piccola Venezia, creando una fitta rete di canali artificiali che la percorrevano, in lungo e in largo. I milanesi lavoravano, si spostavano e vivevano a stretto contatto con l’acqua. C’era anche un vero e proprio porto.
Di tutto ciò oggi rimangono pochissime tracce. E allora di fronte a una pusterla o a una conca, tra le automobili parcheggiate una sopra l’altra, bisogna chiudere gli occhi per poter vedere un lungo e limpido corso d’acqua. Non si vede ma c’è. E porta dritto dritto al mare.


*L’appuntamento – Ornella Vanoni




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20 ottobre 2005

Confessione

Ho assistito a ben sette concerti di Antonello Venditti.
Lo ammetto. E il peggio è che non sono neanche pentito.


*Penna a sfera – Antonello Venditti




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19 ottobre 2005

Premier scritturato. La parte è sua!

Presidente Silvio Berlusconi,
commentando le critiche che da più parti le vengono rivolte riguardo la decisione del governo di tagliare pesantemente i finanziamenti nel settore della cultura, ieri lei ha ribattuto ricordando come il Teatro alla Scala di Milano abbia 1.000 dipendenti quando ne basterebbero 400.
Ora, a parte che l’organico della Scala è di 800 dipendenti e non 1.000 e che più della metà di essi sono masse artistiche (orchestra, coro, corpo di ballo, maestri collaboratori, scenografi, personale di regia), vorrei capire che cazzo ne sa lei a riguardo. Badi bene, con questo non voglio assolutamente sminuire la sua smagliante carriera artistica a bordo di navi da crociera in qualità di pianista di pianobar, e tantomeno le sue inarrivabili doti di chansonnier. Però capisce, mettere in scena la Traviata è uno forzo di ben altra entità.
Certo, è vero anche che a questo mondo tutto è possibile, e lei lo dimostra appieno con tutti i lavori che ha fatto nel corso della sua vita. Però, vede, per quanto riguarda per esempio i ballerini, pensi che il corpo di ballo della Scala conta 100 artisti, mentre quello dell’Operà di Parigi ben 160. E lei vuole dimezzarlo? Come farebbero poi gli scaligeri a mettere in scena il Lago dei cigni?
A pensarci bene, forse una soluzione ci sarebbe, anche con l’organico dimezzato. Potrebbe intervenire lei di persona, e dimostrare al paese che può essere anche un perfetto presidente ballerino. E visto poi il successo del format del reality, potremmo rendere tutto molto più avvincente: lei si prende il ruolo principale nel balletto di Tchaikovsky e nel momento clou, la Morte del Cigno, dal palco reale uno dei 400 dipendenti superflui del teatro le spara con una carabina dritto dritto in mezzo agli occhi. Verrebbe letteralmente giù il teatro!
Presidente, ci pensi, sarebbe la sua più grande messinscena.


*I heard it through the grapevine – Marvine Gaye




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18 ottobre 2005

Adamo ed Eva

Ogni tanto si ha voglia di fare una pausa, di spezzare l’atroce routine di attacchi contro l’umanità sotto forma di provvedimenti burocratici e di misure militari e logistiche, il cui fine principale è frammentare un popolo e la sua terra in entità separate, isolate e indebolite.
Un paio di giorni a Riwaq sono l’ideale: un buon modo di ricordare che il cambiamento è possibile. Riwaq è un centro per la tutela del patrimonio architettonico, nato a Ramallah nel 1991. L’architetta Suad Amiry è tra i suoi fondatori, e lo dirige insieme allo storico e archeologo Nazmi Ju’beh.
Questa rubrica non è sufficiente a descrivere tutte le loro attività. Tra queste c’è il recupero di costruzioni da destinare ad attività sociali: Riwaq ha realizzato una cinquantina di progetti insieme a soci che hanno messo gli edifici a disposizione della comunità (per esempio trasformandoli in un centro culturale, una clinica, una scuola di musica dove le rette sono proporzionali al reddito dei genitori).
Ancora con Suad e Ju’beh sul campo, nei villaggi, a cercare gioielli architettonici dimenticati, è una vera gioia. Non solo per la scoperta di bellezze secolari che emergono dalla natura, ma anche per l’interazione con gli abitanti dei villaggi, per lo più bambini curiosi che corrono ad aiutare e a fare da guida, e con i quali la squadra di Riwaq si ritrova a scherzare piacevolmente. Un’interazione che sconfigge la frammentazione. A un certo punto Ju’beh ha ricordato che trent’anni fa accompagnò da queste parti un giornalista americano. Il reporter chiese a un vecchio di novant’anni: “E voi quando siete venuti qui?”, supponendo che i palestinesi fossero dei nuovi arrivati, quasi come gli ebrei e i coloni che si erano appena insediati in una nuova colonia lì vicino. Il vecchio rispose: “Vede la valle là sotto? Quando Adamo correva dietro a Eva, io stavo qui a guardarli”.

Amira Hass per Internazionale


*Love is stronger than pride – Herbie Hancock




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18 ottobre 2005

Nina

All’alba, nelle ore in cui suo padre e suo zio, che sarei poi io, erano soliti rotolare per le vie di Milano in cerca della via di casa, è nata Nina.
Sarà un’ottima rotolatrice anche lei.


*Mercy street – Peter Gabriel




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17 ottobre 2005

Mica è lunedì

Da quando mondo è mondo, di lunedì io sono incazzato, malmostoso, scorbutico col mondo intero. Eppure oggi, che è lunedì, niente di tutto questo. Anzi, mi sorprendo più canterino del solito, col sorriso stampato in volto e la risata facile, facilissima.
Sarà che in settimana nasceranno altri due nipotini, un maschietto e una femminuccia, e l’attesa è quantomai dolce. Sarà che ieri notte a Milano ha fatto la sua comparsa una nebbiolina appena accennata, prima avvisaglia di amati scenari autunnali, che ai miei occhi rende tutto più ovattato e affascinante. Sarà che ho iniziato seriamente a organizzare il mio prossimo folle viaggetto in una zona del medio oriente che recentemente la dolcissima Condoleeza Rice ha voluto confermare essere un possibile obiettivo di una democratica aerea punizione a stelle e strisce. Sarà che come un avvoltoio sono in attesa dell’uscita sul mercato della nuova Nikon D200, evoluzione della ormai vetusta D100, che nel viaggio mi deve accompagnare. Sarà che i saltimbocca alla romana della Sora Lucia con patate lesse saltate in padella con cipolla e peperoncino sono davvero deliziosi, tanto che con l’ultimo boccone tra i denti l’unica cosa che si può pensare è che la porzione nel piatto fosse leggermente scarsa. Sarà che bere dell’onesto Chianti guardandola negli occhi è sensazione di felicità impagabile.
Sarà. Ma oggi proprio non sembra un lunedì.


*Io canto – Riccardo Cocciante




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13 ottobre 2005

Due anni. Grazie

Mantengo questo blog dal 13 ottobre 2003. Ho scritto 545 post, in cui ricorrono i seguenti termini: cazzo 238 volte, culo 139, democrazia 38, morte 34, gin 31, amore 30, sogni 19, bimba 17, figa 15, Palestina 14, vergogna 12.
Zero, il numero di volte che il sottoscritto ha utilizzato la blacklist.
La cosa che ancora oggi mi fa più piacere è leggere i commenti di perfetti sconosciuti, che manco hanno un blog, che capitano qui chissà come, e che a volte mi leggono regolarmente anche per lunghi periodi. Poi, così come sono arrivati, spariscono nel nulla. Se penso che nello spazio dei commenti spesso e volentieri sono antipatico, scorbutico o, peggio ancora, spettatore silente, questo rimane un vero e proprio mistero. Comunque, grazie a tutti voi che ancora venite qui a leggere storie di ordinaria felicità, tristezza, stupore, incazzatura. Siete un’energia di cui ignoravo l’esistenza. Un gintonic per tutti.
In questi due anni, nel mondo, sono stati uccisi 109 giornalisti.


*Us and them – Pink Floyd




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11 ottobre 2005

La libreria

“Potrei vivere in un guscio di noce e credermi re dello spazio infinito, se non fosse che ho brutti sogni.”
(Amleto)

La mia libreria è costituita da sei mensole di legno bianche appese in una rientranza del muro portante di questa casa di ringhiera del 1898 dove abito, a Milano. Lo spazio è poco, sicché ho fissato le mensole ben distanti tra loro, di modo da poter collocare su ognuna di esse prima una canonica fila di volumi in verticale e poi, su questa, altre pile di libri stesi in orizzontale.
Ogni volta che termino di leggere un libro, indipendentemente da quanto lo abbia gradito, ripeto sempre gli stessi gesti: lo chiudo, sospiro, lo stringo tra le mani, rileggo la quarta di copertina, mi soffermo di più a guardare la prima e poi aspetto di cagare. Sì, perché stando seduto sul cesso a cagare e tenendo aperta la porta del bagno posso rimirare tutta la libreria e procedere quindi con la decisione: dove posizionarlo.
L’ordine con cui sistemo i volumi nella libreria, infatti, è a prima vista assolutamente irrazionale. Spesso chi entra in casa dice che li colloco secondo un ordine cromatico o di grandezza, a volte di autore o ancora di casa editrice. Ma per stabilire quale sarà il posto di un libro su quelle mensole, può passare molto tempo, e svariati tentativi. Tanto che alla fine i libri, sulla mia libreria, continuano a muoversi, come bambini in una sorta di giostra che gridano per attirare l’attenzione dei genitori seduti sulle panchine attorno.
Ci sono libri che devo vedere sempre, la cui costa dev’essere subito lì, a portata d’occhio. Ci sono libri che non possono allontanarsi da altri, anche se non sono dello stesso autore. Poi bisogna prestare attenzione affinché quei libri che arrivano a stare agli angoli delle mensole abbiano colori chiari, se non addirittura vivaci, perché lì la luce è più bassa e potrebbero essere troppo trascurati. Dostoevskij è sopra, sotto e a sinistra, Hemingway chiude in due blocchi tutto il coloratissimo Buzzati e la sua Milano, Simenon sta a destra tutto tronfio della sua produttività, L’educazione sentimentale non ha bisogno degli altri Flaubert accanto, sparsi sopra e sotto, il Musti, manuale di storia greca, col suo rosso rovinato di acqua salata spicca tra il blu degli Annali e il bianco dello Charbonneaux, Vian è impaginato lungo e per sdraiarsi ha dovuto trovar spazio su Bellow, Bassani, Miller e Forster, Sciascia lo trovi qua e là a portar giudizio tra Salinger, Rimbaud e Schnitzler, Baldoni e Maria Grazia Cutuli stanno sempre lì, distesi su Viaggio al termine della notte.
Tutto questa descrizione mica per dire che sono un intellettuale. Tutt’altro. Probabilmente trascorro più tempo a guardare la mia libreria e a rileggere libri letti che a leggerne di nuovi. Forse per dire che sono un po’ maniaco, quello sì. Malato di sensazioni vissute tramite carta stampata, pronte a regalarsi di nuovo a me, intatte o mutate.
Come la dedica della mia professoressa di lettere del ginnasio sulla copia di Sei personaggi in cerca d’autore: “A Bombay, violinista per scelta e, a tempo perso, studioso (?) di lingue classiche (e non…)!”.


*Reflets dans l’eau – C.Debussy (A.B.Michelangeli)




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10 ottobre 2005

Polvere di stelle

È un po’ che gli stavo dietro. Solo ora capisco che per arrivare a intervistarlo seguivo una pista sbagliata.



*Last exit – Pearl Jam




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7 ottobre 2005

Giostre di gocce

Milano, perdonami, ti lascio anche questo fine settimana. Non avercela a male, non ti offendere. E comunque tornerò presto, davvero. Ti penserò, come sempre, immaginandoti come più mi piaci: bagnata, grigia, composta ed elegante. Un po’ stizzita. Con quel tuo fascino misterioso dietro la montatura spessa degli occhiali. Le ginocchia piccole e nervose. Il tuo passo veloce e sicuro. Il tuo modo di farti guardare senza darlo a vedere. Il peso angosciante di una follia difficile da condividere. E quella malinconia che non passa di non poter più salire sulle giostre delle Varesine. Non ci sono più le giostre alle Varesine. Solo il ricordo del sapore dello zucchero filato. E quello non ce lo può togliere nessuno.


*Pioggia a novembre – Vinicio Capossela




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6 ottobre 2005

Vissi d’arte e sputai sentenze

Leggendo questa notizia, mi è venuta un’idea per il mio prossimo soggiorno a Parigi. Penso che girerò per musei come il Louvre e il d’Orsay sputando in gran profusione sulle opere d’arte esposte. Faccio sedimentare per bene, circa un mesetto, poi denuncio l’Eliseo per furto, rivendicando la proprietà delle opere sputazzate ed esigendo la riconsegna immediata del maltolto.
In caso di ostinato rifiuto da parte del governo d’oltralpe, non esiterò a dichiarare guerra alla Francia. Sì, lo so che in combutta con l’ambasciatore greco sono già in pieno conflitto anche con gli Stati Uniti, però, insomma, ho sempre ritenuto salutare essere impegnato contemporaneamente su più fronti.
Forse la mia metà sarà lievemente scocciata nel seguirmi da una sala all’altra mentre io scatarro a destra e sinistra, e la scena in effetti non è di certo tra le più romantiche, però vuoi mettere poi la soddisfazione di appendere in cucina un disegnino come questo...



*April in Paris – Michel Petrucciani




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6 ottobre 2005

programmi e diversivi

Alla fine negli ultimi anni non è che le cose siano cambiate poi così tanto, anzi: di lì continuano a lavorare alacremente per salvare Previti, di là continuano a lavorare alla realizzazione di una bozza di programma comune. Con calma, tanto mica c’è fretta.
E pensare che i secondi potrebbero già aggiudicarsi una buona fetta del mio voto anche solo dichiarando l’impegno solenne di fare giustizia, di non lasciar perdere il caso Berlusconi anche qualora l’attuale premier uscisse sconfitto dalle prossime elezioni. Che venga punito. Rimango infatti dell’idea che non si tratti semplicemente di un “pericoloso dilettante” da allontanare da una poltrona, come dice D’Alema, bensì di un criminale da assicurare alla giustizia. Tant’è.
Di nuovo, invece, c’è che stanno per nascermi due nipotini, questione di una manciata di giorni. Accarezzare quegli enormi pancioni, tesi e borbottanti di vita, mi trasmette sempre una sensazione di serenità unica. Catartica.
Chissà se almeno loro vedranno puniti i colpevoli. Male che vada, li porterò al cinema.


*April come she will – Simon & Garfunkel




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5 ottobre 2005

Collateralmente sfinito

A parte
che mangerei di continuo fiorentine, cinghiale, la faraona ripiena di mia zia e quintali di mousse al cioccolato, che nello stesso nanosecondo prima abbraccerei e bacerei una persona e poi vorrei strozzarla, che vengo colto da giramenti di testa, che mi sento gonfio e tronfio, che ho necessità di rileggere subito La vita è uno schifo e Memorie dal sottosuolo ma non ne ho il tempo, che dormirei per tre giorni di fila, che ogni minima difficoltà mi pare una montagna insormontabile, che adoro ancor di più la pioggia e se spunta il sole giuro mi vado a chiudere in metropolitana, che non riesco minimamente a concentrarmi su alcunché, che mi attaccherei con imbuto alla bocca a una cantina di Chianti fino a bermela tutta, prendendo pause unicamente per fumare canne, che scoppio in risate isteriche senza alcun motivo, che mi piacerebbe assai salire in macchina e lanciarmi nel traffico come fossi sugli autoscontri del luna park, che mi sembra una cosa biologicamente impossibile cagare stando seduto sul cesso senza una sigaretta tra le dita, che tutto schizzato m’infilo le mani in tasca di continuo con un po’ troppa foga tanto che ho già dilaniato una giacca, che non posso più concupire a occhiate le tabaccaie di mezza Milano, che quando un amico mi dice “bravo, continua così” guardandomi negli occhi e accendendosi una sigaretta mi rantolo al suolo vomitando verde e urlando oscenità contro la religione e l’umanità tutta, che stare seduto a una scrivania per almeno un quarto d’ora diventa una vera e propria impresa, che lei mi manca da impazzire tanto che dal nervoso tento di morsicarmi le chiappe (e a breve, secondo me, ce la faccio),
insomma, a parte questi trascurabili effetti collaterali, direi che va tutto bene, ecco.


*Bitches brew – Miles Davis




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3 ottobre 2005

Prova di forza

Milano
via Orazio, di fronte al liceo classico Alessandro Manzoni
ore 14.11
Getto sull’asfalto bagnato di pioggia quella che voglio sia la mia ultima sigaretta.
Ho smesso di fumare. O almeno ci provo.


*Help – The Beatles




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