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31 agosto 2004

Il pub dei pupi

Per molti anni il ritorno dalle vacanze era caratterizzato da un appuntamento che nel tempo divenne una vera e propria tradizione per il sottoscritto: incontrarmi con la mia vicina di casa, compagna di banco per otto anni, dalle elementari alle medie, e raccontarci per filo e per segno seduti a un tavolo di un bar com’erano andate le nostre ferie. Descrizioni dettagliate di serate, baci, aggrovigliamenti sulla rena all’alba.
Fino ai tredici anni siamo praticamente cresciuti insieme. Quando lei aveva qualche malattia infettiva, trascorrevo interi pomeriggi accanto a lei con l’obiettivo di ammalarmi anch’io, ma ciò non accadeva mai (vabbè, questa è un’altra storia).
Poi le nostre vite hanno preso strade diverse, ci sentiamo sempre più di rado e lei, tre anni fa, si è pure sposata.
Ieri sera squilla il telefono. È lei. Appena tornata dal mare non mi chiama per raccontarmi le vacanze bensì per comunicarmi di essere incinta. Aspetta un pupo. Felicità, emozione e promesse di vederci al più presto.
Metto giù la cornetta, non faccio tempo a pensare a tutti i momenti trascorsi insieme da piccini, quando il telefono squilla di nuovo. È un’altra mia amica. Anche lei mi dice di essere incinta. Situazione ben diversa la sua: scopicchiante da appena due mesi con un emerito coglione, riconosciuto come tale da tutta la cittadinanza del capoluogo lombardo, è rimasta pregna. Ha lasciato il tipo e ha deciso di tenersi il pupo. Non mi addentro in giudizi su tale decisione. Lei è felice così e questo mi basta.
Tant’è, due notizie simili nel giro di mezz’ora mi hanno alquanto scombussolato.
Penso a quanto mi piacerebbe mettere in cantiere un piccolo bombyno, prendermene cura, coccolarlo, crescerlo. Da molto tempo ormai coltivo questo desiderio che per ora rimane quanto mai lontano dal poter essere realizzato.
Pensa che ti ripensa a questi adorabili esserini, che mi viene l’idea: perché non fare un locale di quelli in cui si va a bere l’aperitivo o dopo cena dotato di nursery? A Milano non esistono!
Per esperienza, vedo che le neomamme e i neobabbi per molto tempo devono giustamente astenersi dal frequentare questi posti: troppo fumosi, rumorosi, affollati. E arrivano al compromesso di darsi i turni: un genitore a casa col pupo e l’altro a gozzovigliare con gli amici.
Con la nuova catena di bar “il pub dei pupi” si risolverebbe questo problema!
Già mi vedo: nella saletta dedicata alla progenie degli avventori, con un bancone in miniatura stipato di spume, succhi di frutta, omogeneizzati. I pupi che fanno conoscenza con le pupe, risse, schizzi di vomito da tutte le parti, un angolo dedicato al cambio pannolini (operazione a cui si dedicano esclusivamente quattro gnoccolone rigorosamente in minigonna... che i pupi inizino subito a stravedere per un bel paio di cosce!).
Mi aggiro in ginocchio tra tavoli multicolori di plastica alti 40 centimetri, metto i bavaglini e prendo le ordinazioni:
“bomby vollio unatro succo di pela”
“ei, ragazzo, sei già al terzo stasera! Non pensi di esagerare?”




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30 agosto 2004

Uanton, pollo fritto e diritti umani

PECHINO, 30 AGO - Dal primo settembre ottanta milioni di turisti cinesi sono pronti a invadere l'Europa e oltre la metà ha scelto l'Italia come prima meta. È quanto previsto da un accordo Ue e Cina firmato lo scorso ottobre sotto la Presidenza italiana. Dodici paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, aprono dal primo settembre le loro frontiere ai turisti cinesi. L'apertura è possibile per un accordo che consente alle agenzie turistiche cinesi di agire da intermediarie per i visti.

o cazzo... e in quanti si tratterranno a tempo indeterminato?
sa tanto di botta finale... Ma non cederò così facilmente!
Venderò cara la pelle, difenderò l’angolo di vecchia Milano in cui vivo con tutte le mie forze. Mi opporrò strenuamente a questa occupazione culturale, sociale, politica ed economica!

(per 500 euro alla settimana offro divano letto con usufrutto cucina e bagno. Stabile in prossimità di due internet point a ideogrammi, vero affare, da vedere!)




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30 agosto 2004

ariSENTirci

La sent si è riassentata
Forse non si sente granché in forma,
sentore di spossatezza
O forse è giunta la sentenza:
si presenti in accademia!
Sentinella di emozioni,
sento già la tua mancanza.
Trova il tuo sentiero
e coltiva i tuoi sentimenti




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29 agosto 2004

New York: vietato pedalare

Causa convention repubblicana, a Manatthan non si può più manco andare in bici che t'arrestano...
non se ne può proprio più...




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27 agosto 2004

Coraggio e fantasia

Caro Enzo,

ti scrivo come farei a un amico, anche se non ci siamo mai conosciuti. Se ciò fosse accaduto sono convinto che saremmo stati buoni amici e non semplici conoscenti, o colleghi.
La notizia della tua morte mi addolora in modo tremendo, profondo. Sto male dentro. Come stetti male per Antonio Russo, Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Raffaele Ciriello. Ieri sono andato a letto versando lacrime. E così ho fatto al risveglio.
Quando decisi di tentare la strada del giornalismo, molti ‘vecchi’ mi consigliarono di lasciar perdere: professione infame, difficile, costellata di ostacoli, compromessi scomodi, poco remunerativa. E scarse le possibilità di entrare nel ‘giro giusto’.
Ricordo un pezzo di Indro Montanelli nella sua Stanza in cui scriveva che se suo figlio avesse voluto fare il giornalista avrebbe tentato di dissuaderlo in ogni maniera. Ma aggiungeva anche che certi impulsi ce li hai nel sangue e quand’è così non c’è niente da fare.
Quando poi dissi che il mio sogno era (ed è) quello di fare il reporter da zone di guerra, bè, allora c’era chi non esitava a darmi addirittura del pazzo. Le difficoltà sopra venivano automaticamente elevate all’ennesima potenza.
Ma i sogni non si cancellano.
Per fartela breve: il giornalismo è diventato la mia professione, ma tratto temi che proprio non mi interessano. Mi definisco un passacarte da scrivania. Non mi sono mai scoraggiato e ho continuato a coltivare il mio sogno. Finché mi son detto: “bene Bombay, parli, parli, ora provaci veramente e verifica sul campo se saresti realmente in grado di realizzare il tuo sogno”.
E così ho fatto.
Utilizzando periodi di vacanza, mi son recato per tre volte in zona di conflitto, in Medio Oriente. E sul campo ho capito che è la cosa che più in questa vita mi rende felice. Anche se parti solamente con tanti numeri di telefono di caporedattori esteri di tante testate ai quali poi tenterai di ‘piazzare’ qualcosa. Senza avere niente in mano, niente. Solo la volontà di vedere, scoprire, capire e comunicare. L’importante è cominciare a esserci, raccogliere informazioni, ripeto: capire.
Ho capito perché la maggioranza delle persone non riesca a comprendere “chi ve lo fa fare”. Difficile spiegarlo. Per fare un paragone, è tanto difficile quanto lo è descrivere, spiegare l’effetto di una droga a uno che non l’ha mai provata.
Quando sei lì diventi come un drogato. Drogato di curiosità, teso anima e corpo a scoprire, a capire. Il rischio di lasciarci la vita è presente, ce l’hai davanti agli occhi sempre, ma passa in secondo piano. Un processo istintivo, non razionale.
Magari sei appena scappato da una pioggia di colpi, hai sentito le pallottole fischiarti a pochi centimetri di distanza, corri via. E subito dopo già stai pensando a dove andare, cosa fare, quali domande rivolgere alle persone. La tua arma è la fantasia.
Tutto per il desiderio che senti vitale di far conoscere le condizioni in cui versano le persone normali al di là della barricata. Perché a far sapere come stanno i grandi, chi le guerre le decide, non c’è problema. Ma poi la guerra vera è negli occhi e nelle parole delle persone che la vivono. Occhi e parole che tutto il mondo dovrebbe sempre avere davanti a sè.
E tu questo facevi.
Si son dette tante cose in questi ultimi giorni. Cose che mettono rabbia, che ti verrebbe voglia di mollare tutto. Non riesco a farmi una ragione di come la gente non capisca come la nostra società abbia un bisogno vitale di drogati come te.
Leggevo quotidianamente il tuo blog. Racconti così diretti, semplici, immediati. Hai scritto che volevi che le persone sapessero che, nel caso ci avessi lasciato le penne, là in Iraq, saresti morto felice.
Sacrificio in nome della verità, dell’informazione vera, per gli altri, per il prossimo.
Salutandoti posso solamente dirti che la voglia che ho dentro di continuare a vedere, capire, comunicare, è sempre più forte, anche grazie a te.

ciao giornalista




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26 agosto 2004



In attesa della riapertura di un blog.




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25 agosto 2004

Vergogna d’Italia

Tg4. Caso Baldoni, giornalista freelance sequestrato a Najaf, Iraq.
Feltri, in collegamento telefonico con Fede: “Avrà pensato di andare a fare vacanze intelligenti, ma forse sarebbe stato più intelligente se fosse andato a Rimini".
Emilio Fede, in studio: "Ahahah!". E aggiunge guardando in camera: “Non l'ho detto io, eh!”

Uno è il direttore di un quotidiano. L’altro è il direttore di un telegiornale.
Sono due esseri schifosi, mi fan venire il voltastomaco. Sono l’antitesi del giornalismo. Dalle loro poltrone riescono a sputare merda su una persona che versa in una situazione drammatica unicamente perché determinato a vedere coi propri occhi cosa sta succedendo in una guerra per poi comunicarlo al mondo.
Il nostro Ordine, il nostro Albo, presieduto dal signor Abruzzo, cosa cazzo fa? Pronto a redarguire e punire (giustamente) una giornalista come la Peroni che ha prestato il suo volto a una pubblicità, davanti a questo scempio cosa fa? Cosa aspetta a radiare queste due merde di uomini?!?
Queste due marionette schifose, casse di risonanza, amplificatori, pubblicitari di una fazione politica. Pericolosi per l’informazione e per il paese.
Possa io morire di stenti piuttosto che porre la mia firma in calce a un servizio per questi due signori.
Porci. Fate schifo!
Il giornalismo italiano sta morendo, sempre più velocemente. Ucciso per mano di mercenari che hanno anche i nomi di Fede e Feltri.
Queste due merde sono una vergogna per l’Italia, una vergogna per chi crede in questa professione, una vergogna per chi vuole sapere.
Le loro parole sono un oltraggio nei confronti di Enzo Baldoni, della sua famiglia, dei suoi amici, di chi, come lui, crede ancora che con il coraggio, la professionalità, l’intelligenza si possa far capire a tutti come sta girando il mondo. Per poi magari riuscire anche a migliorarlo.




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24 agosto 2004

Troppo cinema...

- O Bombay! Tutti mi dicevano che ero frigida, tu mi hai fatto ricredere. Non so come ringraziarti...
- Se hai delle amiche con lo stesso problema mandale pure da me. Mi dispiace di averti dovuto schiaffeggiare, ma hai avuto una crisi isterica quando ti ho detto: adesso basta!





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24 agosto 2004

Tieni duro Enzo!

Come si fa a spiegare ai guerriglieri dell’Esercito Islamico che tengono sequestrato Baldoni, che al nostro presidente Silvio Berlusconi in realtà non gliene frega un cazzo della sorte di Enzo?




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24 agosto 2004

Barzottiadi

Non riesco a guardare una partita di pallavolo femminile senza avere un’erezione.




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24 agosto 2004

Passatempi agostani a Chinatown

Mentre il settebrutto (perché un lo si può mica chiamare bello quello di ieri sera) incassa la quarta rete dalla squadra greca, la mia attenzione viene richiamata da grida e rumori di portiere sbattute provenienti dalla strada.
Immagino già di cosa si tratti. Mi accendo l’ennesimo cammello e vado a sistemarmi alla finestra, palco privilegiato sulle rappresentazioni di Chinatown.
Carabinieri in borghese, usciti da tre macchine, hanno fatto irruzione nell’internet point cinese di fronte a casa. Dopo pochi istanti l’intera via viene chiusa da una parte e dall’altra da gazzelle dei carabinieri. Stanno cercando qualcuno, oppure è un semplice controllo, tanto per rompere i coglioni alla popolazione dagli occhi a mandorla.
Il capo dei militi in borghese è un tipo alto, ciccione, pelato, con parlantina chiaramente romanesca. Dopo aver fatto uscire tutti coloro che si trovavano dentro al locale, inizia a fare una selezione: da una parte chi ha i documenti e dall’altra chi ne è privo. Dopo aver controllato la validità dei documenti d’identità, in filo diretto con la centrale, ordina ai rispettivi possessori di sparire con un: “te ne devi andà! Un te voglio più vedè davanti agl’occhi!”.
Poi è il turno di quelli privi di carta d’identità, permesso di soggiorno, passaporto, regio attestato e via dicendo. Sono circa una ventina. I loro volti vengono confrontati con un album di foto segnaletiche che hanno appresso. E si procede a un’ulteriore selezione: da una parte chi verrà portato in centrale dall’altra bò.
E qui nasce il problema. Già perché i cinesi continuano a parlare tra loro, fumano sigarette, chi si avvicina a uno chi all’altro. E il ciccione va completamente in confusione: si ritrova a rifare la selezione tre volte.
Finché non sbotta e urla: “Aòòòò, un ve dovete movereeee! Ciavete tutti la stessa faccia da stronzi e non ce capisco più un cazzo!”.
E io, dall’alto: “Aaabbelloooo, qui semo a Ciainataaaun! Me sa che vai meglio a far le retate alla Maglianaaa!”.

(veramente gli ho urlato solo “Aaabbellooo”. E poi mi sono catapultato dentro casa ridendo...)




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23 agosto 2004

Il F.I.G.A. colpisce ancora

Questo blog è nuovamente sotto sequestro del F.I.G.A., fronte internazionale gestione alternativa

(- daglie, già ridono... Ugo, io te l’avevo detto che ‘sto cazzo di nome non funziona! Non ci prendono sul serio
- capo, sa, le vacanze, il mare, la luna, le stelle, le donne...
- ma che cazzo dici, Ugo?!?
- sì, insomma, per spiegarle che non ho avuto molto tempo per applicarmi nella ricerca di un un nome più efficace...
- sei il solito fancazzista... poi vorrei proprio vedere le donne di cui parli...)


comunque, torniamo a noi.
Questo messaggio per comunicare alle autorità che il Grido di Monco è nelle nostre mani ed è nascosto a casa di Bombay

(- bravo Ugo, complimenti! Vuoi dargli anche l’indirizzo della casa? Sei proprio una testa di cazzo!
- capo
- cazzo c’è ora?
- Urlo, quel quadro si chiama Urlo, e l’autore Munch, non Monco
- urlo, grido, che cazzo di differenza fa? Che ti metti a fare l’intellettuale?? Scassacazzi....)


allora, siamo stati noi a sottrarre il quadro nella capitale della terra dei vichinghi. Ora, se volete che sia di nuovo visibile al mondo intero, dovete soddisfare queste nostre richieste:

primo: restituzione immediata da parte del Britisc Miusium di Londra di tutti i reperti archeologici greci agli originari proprietari, cioè i Greci (Ugo, certo che te e la grammatica proprio non andate d’accordo...)

secondo: restituzione da parte del Luvr di Parigi della Monaelisa Allegra all’Italia ( -Ugo, sicuro si chiami così quel ritratto? -Sì, capo, sì, l’ho anche chiesto prima a Bombay... stai tranquillo – allora stiamo in una botte di gin...)

terzo: riasfaltare le strade di Milano di un manto rosa con elefantini viola ( - Ugo ma sei scemo?!? Che cazzo di richiesta è?!? – per me ci stanno bene gli elefantini viola sul rosa, non pensi? Invece del solito grigio...)

quarto: cacciare immediatamente Urbani dal ministero dei beni culturali e sostituirlo con Ugo ( - perché ci dovrebbero mettere te al ministero, genio della mia minchia? – capo, mi son rotto di fare il latitante, e con il Berlusca a capo del governo mi sembra un’ottima alternativa. L’han fatto in tanti, vedrai, non te ne pentirai!)

quinto:...

(- psss, capo, c’è un problema
- cosa?
- em, ho appoggiato l’Urlo di fianco alla copia che Bombay aveva in casa. Ora non riesco più a capire qual è l’originale
- testa di cazzo, uno dei due è un pazzol!
- e come facciamo adesso?
- buttiamoli per terra e vediamo quale dei due va in mille pezzi
- sì, così dopo ci tocca ricomporlo, sai come s’incazza Bombay altrimenti...
- vabbè, dai, io seleziono i pezzi gialli e rosa, quelli del cielo, te i marroni...
- ma proprio il pazzol dell’Urlo doveva fare ‘sto ubriacone dico io?
- dai, già che ci ospita...)

 

la prima azione del F.I.G.A.




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21 agosto 2004

Bella addormentata in bici

Oggi pomeriggio ho scorrazzato in sella alla mia Dei per le vie di Milano. Volevo godermi un po’ la mia città prima che tornasse a riempirsi con il rientro dei vacanzieri.
Pochissime macchine aggiro, cielo terso, bel sole, lieve brezza.
La pedalata è leggera, come la musica che mi accompagna dalle cuffie del mio uolcmen.
Arrivo in piazza Buonarroti, rotonda dominata dalla statua di Giuseppe Verdi che proprio qui fece erigere una casa di riposo per soli musicisti. Volgo lo sguardo a destra e vedo qualcosa di veramente strano, onirico.
Sulla panchina situata accanto al semaforo, sotto un piccolo albero e proprio a ridosso della strada, siede una ragazza. Abbracciata alla canna della sua bicicletta rossa, tiene la testa appoggiata al sellino. Pare dormire in una posizione che a chiunque sembrerebbe tutt’altro che comoda. Indossa una lunga e larga gonna rossa e una maglietta bianca e stretta. I capelli corvini raccolti in uno scignon distratto. Il naso leggermente a patata. Nonostante sia seduta, si capisce chiaramente che è magra e molto alta. E molto bella.
Strano posto per schiacciare un pisolino.
Mi fermo alla linea di stop del semaforo, anche se verde, proprio di fronte a lei. Pigio stop sul uolcmen. È un’immagine che mi trasmette pace, bellezza, quiete. Rimango in sella alla mia bici a contemplarla a lungo. All’improvviso la ragazza alza la testa lentamente e mi guarda. Ha dei magnifici occhi blu assonnati. Solo un istante, poi appoggia di nuovo la testa sul sellino e richiude gli occhi.
Rimango lì. E lei lo sa, lo sente, non stanno passando automobili.
Forse si tratta di una bella addormentata da fiaba metropolitana. Forse dovrei scendere dalla bici, avvicinarmi, svegliarla con un bacio e pedalare via con lei sulla canna fino alla prossima panchina. Dove metterci a dormire insieme.
Poi penso che magari sta sognando. Sogna Milano quando per le strade circolavano solamente cavalli, carrozze, tram e biciclette. E in quel momento sta solcando sulla sua bici il pavet di via Manzoni dopo aver assistito nel loggione della Scala alla Traviata di Verdi.
Allora il bacio per svegliarla glielo darò un’altra volta. Continua pure a sognare, bimba con la bicicletta rossa.
Riprendo a pedalare e pigio plei sul uolcmen:
“passare dal sesso a fare l’amore e altro che l’America, quando sei selvatica, altro che l'America!”




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19 agosto 2004

ciuff

Sono diverse notti ormai che faccio parecchia fatica ad addormentarmi. Di solito leggo, ma qui dai cugini c'è la parabola e posso lanciarmi nel fantastico mondo dell'etere globale.
Non mi ricordo su che canale, comunque straniero, verso le 3 di notte han fatto rivedere la settima e decisiva partita della finale Nba stagione 1981: Boston Celtics contro i Philadelphia 76ers. Ragazzi, che spettacolo!
Il basket statunitense mi appassionava tantissimo da piccino: quando andavo a Pesaro, patria della pallacanestro italiana a quei tempi, trascorrevo interi pomeriggi a giocare in un campetto sotto il sole cocente d'agosto. Mi ero pure comprato la maglia di Larry Bird, la mitica numero 33. E ricordo che seguii le gare di quella mitica finale trasmesse alla domenica mattina con il commento di Dan Peterson. Ricordavo bene questa partita.
Signori, pura goduria per qualsiasi sportivo e non! Da una parte Robert Parish, maglia 00, "the Chief", Larry Bird, Kevin McKale e dall'altra Julius Erving, Doctor J! Una sfida a colpi di rimbalzi, schiacciate, tiri da tre, contrasti, evoluzioni aeree incredibili. Ripeto: una bellezza.
La partita arriva all'ultimo secondo dell'ultimo quarto sul risultato di 91 a 90 per i Boston. Che alla fine vinceranno il titolo.
Son stato troppo felice di rivedere quelle immagini, realmente emozionanti.

E a match terminato mi chiedo: ma gli americani, invece di esportare la democrazia, non potevano limitarsi a esportare cose come il basket?





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14 agosto 2004

Ognuno c’ha le sue olimpiadi

Bisogna sempre essere ubriachi.
E’ tutto qui: questo è il solo problema.

Per non sentire l’orribile fardello del tempo
che vi rompe le spalle e vi piega verso terra,
bisogna che vi ubriacate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia,
di virtù a piacer vostro, ma ubriacatevi.
E se qualche volta, sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella cupa solitudine della vostra camera,
vi risvegliate, l’ubriachezza già calata o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella,
all’uccello, all’orologio, a tutto ciò che fugge,
a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre,
a tutto ciò che canta, domandate che ora sia:
e il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio
vi risponderanno è l’ora di ubriacarsi!
Per non essere gli schiavi tormentati del tempo,
ubriacatevi senza tregua!
Di vino, di poesia, di virtù,
a piacer vostro.

C. Baudelaire


e di due occhi blu




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