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30 giugno 2004



"Sì, lo capisco," dissi. "Molti dicono che è un modo di fuggire dalla realtà. Ma io non ci vedo niente di strano. Ognuno è padrone della propria vita. Se uno sa quello che vuole, può vivere come crede. Non mi importa di quello che dicono gli altri. Quella gente per me può anche finire in pasto ai coccodrilli. La pensavo così quando avevo la tua età , e non ho cambiato idea. Forse perchè sono rimasto immaturo, o forse perchè avevo ragione sin da allora. La questione è ancora aperta."

Haruki Murakami – Dance Dance Dance




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30 giugno 2004

Telefonata in codice (o segnali di fumo)

“Bomby, domani andiamo a prendere i biglietti per l’ultimo concerto”
“Che concerto?”
“Ma sì, dai, il concerto... non ti ricordi?... l’ultimo prima di partire per le vacanze...”
“Ma di quale cazzo di concerto stai parlandoo??”
“Vabbè, non è importante questo. Dimmi solo quanti biglietti vuoi?”
“No, scusa tata, ma a che litro di vino stai? Come faccio a dirti quanti biglietti voglio se non so di che concerto stai parlando?!?!?”
“Cerca di capire... i b-i-g-l-i-e-t-t-i... q-u-a-n-t-i ne vuoi?”
“Ma cosa cazzo ti sei fumata?!?”
“Ooo!!!, bravo, hai capito di cosa sto parlando, minchia c’hai il cervello più lento di un bradipo stasera!”
“...aaaa, i bigliettiiii, a già, sì...”
“E, allora, vuoi dirmi quanti ne vuoi?”
“Ma stavolta è marijuana o hascisc?”
“!”
“...ops... mi è sfuggito, scusami...”
“Sei proprio una testa di cazzo...”


* per le forze dell’ordine: naturalmente si scherza...




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29 giugno 2004



“Esistono uomini che non hanno per missione tra gli altri che di servire da intermediari; li si attraversa come dei ponti, e si va oltre”

Gustave Flaubert - L’educazione sentimentale




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29 giugno 2004

Milano: moda a scatafascio

Sono uscito dalla Feltrinelli di via Manzoni, nel sacchetto il dvd Citizen Berlusconi, World Press Photo 2004 e l’ultimo di Simenon, Colpo di luna.
Passeggio per via della Spiga, nel quadrilatero della moda di Milano.
Dopo aver superato la boutique di Dolce&Gabbana, t’incrocio proprio Gabbana, quello pelato e basso dei due.
Cammina lento, braccia penzoloni, sguardo mogio mogio rivolto a terra. Sembra un uomo distrutto. Forse il fatto che Dolce non lo inchiappetti più come una volta lo ha seriamente segnato. Oppure è sconvolto perché il modellino di turno della settimana della moda maschile si è rifiutato di fargli un pompino. O ancora aspettava Madonna per rifilarle un paio di miliardate di capi e la signora non si è presentata.
Non penso...
Secondo me è semplicemente una fotografia veritiera, un’immagine più eloquente di qualsiasi ricerca Nielsen o di Sistema Moda Italia sull’andamento del settore...
‘na traggedia...





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29 giugno 2004

Stromboli

Ogni volta che ci son tornato, la prima notte, la sensazione è sempre stata la stessa: come stare su qualcosa di vivo, che respira. È Iddu, come lo chiamano gli isolani, il vulcano Stromboli.
Nelle ore notturne, con un silenzio che arriva all’incredibile, lo senti chiaramente gorgogliare, borbottare. E il suolo trema leggermente. Minuti di silenzio e poi arriva l’esplosione di lava, buff!, che suona come un botto sordo accompagnato da un sussulto del suolo. E stai lì ad ascoltarlo, a respirare con lui. Poi, quando ammutolisce, trattieni il respiro anche tu in attesa del botto. Non mi son mai addormentato subito la prima notte a Stromboli. Poi ci si abitua.
L’ultima volta ci andai un aprile di anni fa, durante le vacanze di pasqua. Quando l’isola non è infestata da orde di turisti di alto profilo che si aggirano per le viuzze tutti vestiti di bianco e scalzi. Non per stare comodi, ma perché è tremendamente trendy... Quando dalla spiaggia puoi rimirare Strombolicchio o Panarea senza che una miriade di scafi a vela e panfili sottraggano l’orizzonte allo sguardo.
Sabbia nera, rocce nere e mare di un blu scurissimo e intenso. Trascorrevo il tempo a fotografare la fidanzata impegnata a trovare sassi artistici. Bianco e nero. Penso di averle scattato la più bella foto di sempre a Stromboli, sulla spiaggia di Piscità.
Dopo una settimana, arrivò il giorno della partenza. Si andò al porto per prendere il traghetto per Milazzo. Ma ci dissero che non saremmo partiti: il mare era agitato e la barca non gliela faceva proprio ad attraccare.
Rimanemmo bloccati sull’isola per altri tre giorni e tre notti. Non c’era praticamente nessunaltro turista, quei pochi erano partiti tutti nei giorni precedenti. I ristoranti, dopo pasquetta, avevano chiuso. Anche Zurro, quello in riva al mare dove al termine del pasto ti portano lo sgroppino, una specie di sorbetto con menta che, una volta bevuto, ti mette voglia di riniziare la cena daccapo...
Insomma, eravamo noi e gli isolani. Che furono semplicemente meravigliosi. Il proprietario della casetta in tipico stile eoliano che avevamo affittato non ci chiese una lira per quelle notti aggiuntive. Lo stesso fece il ristoratore della taverna ai Gechi che praticamente cucinò – superbamente – solo per noi due.
La colonna sonora di quelle giornate era Sade. La sua voce continuava a uscire dallo stereo di uno dei negozietti del corso che porta dalla piazza al porto. Avevamo fatto amicizia col proprietario che, quando il mare lo consentì, salpò alla volta di Milazzo con noi. Lo accompagnammo a Messina, dove abitava e dove insistette per offrirci dei cannoli squisiti. Che addolcirono un po’ il nostro addio a Stromboli.





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28 giugno 2004

Istanbul, oggi.




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28 giugno 2004

Ostracismo assistito

La legge sulla fecondazione assistita è uno schifo. Per quanto mi riguarda è un vero e proprio oltraggio. Al genere femminile in particolare. Soprattutto nel divieto ottuso di ricorrere all’inseminazione eterologa e nell’assurdo obbligo di impiantare tutti gli embrioni perchè non potranno più essere congelati.
Non state lì a chiedermi di argomentare il motivo di tale mio rifiuto nei confronti di questa legge. Vi basti che da anni vedo molto da vicino quali sofferenze queste pratiche possano portare in una coppia, e in particolare nella donna, e quanto questa legge semplicemente peggiori la situazione in maniera catastrofica. Ed è molto doloroso.
Questo è quanto.
Il blog è mio e non ho nessuna intenzione di mettermi a discutere in merito. Nessuna.
Non ne avrei proprio parlato se non fosse che è attiva una raccolta di firme per indire un referendum in merito a questa legge. E quando si parla di referendum siamo alle solite. Leggo stronzate su stronzate.
Da chi dice che al referendum non ci crede più perché trattasi di strumento troppo utilizzato e troppo a sproposito. E io per queste teste di cazzo proporrei una cosina semplice semplice: firmate un bel documentino che vi tenga lontano per sempre dalle liste dei chiamati alle urne referendarie. Che siate una volta per tutte - per vostra volontà – interdetti dall’esprimere il vostro parere su una legge. E non rompiate più i coglioni. Coglioni!
A chi arriva a dire che, sì, il referendum è uno strumento di cui si è veramente abusato negli ultimi tempi, però per un argomento così importante e delicato ne vale la pena. Teste di cazzo forse ancor più enormi di quelli sopra. Se qualcuno raccoglie le firme per indire un referendum su come si debba cacare, il valore democratico di quel referendum è lo stesso identico che di uno sulla fecondazione assistita.
Se mettete in dubbio il valore del primo, mettete in dubbio anche il valore del secondo, teste di cazzo!
Il referendum è l’unico strumento decisionale che ha il popolo, l’unico strumento attraverso il quale il cittadino diventa davvero un polites. E non nel senso che appoggia o meno una di quelle facce di cazzo che vanno a sedersi in parlamento (che quella non è più democrazia, ma clientelismo e basta). Ma perché va a decidere in prima persona sulla regolamentazione della nostra vita comunitaria. Tagliando fuori quelle facce di merda che posano i loro culi su poltrone rosso vellutate.

Una legge da fare, questa sì, subito, urgentemente: che chi se ne strafotte, chi volta le spalle davanti a un referendum sia interdetto per sempre dalle urne.
Che a me di sentire che ogni volta l’affluenza alle urne non arriva nemmeno al quorum mi mette angoscia, pena e schifo per ‘sto poro paese di idioti.




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28 giugno 2004

Suggerimento analcolico

Scrive bene Paolo Franchi sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi:

“Il centrosinistra ottiene un risultato straordinario, forse più per demeriti altrui che per meriti propri: ma questa è l’alternanza. I suoi problemi, se vuole vincere, e governare, restano intatti. Ma una vittoria così è fatta apposta per renderli meno angosciosi: mette, o dovrebbe mettere, allegria. La qual cosa ha un suo peso. Non trascurabile.”

Quindi smettiamo di brindare in fretta, e mettiamoci a lavorare.
E detto da me...

(oppure, detto alla Wolf: “non è il momento di farci i pompini a vicenda...”)




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28 giugno 2004

La piscina

Doccia fredda e pediluvio. Arrivo ai bordi della grande piscina. Pochissime le persone in acqua: a Milano, a quest’ora, sono tutti a prendere l’aperitivo o in macchina, di ritorno dal uichend fuori porta. O a votare (io lo sforzo l’ho già fatto…). C’è addirittura una corsia libera, tutta per me. Mi ci tuffo subito, a freddo, senza alcun riscaldamento.
L’acqua, finalmente, avvolge tutto il mio corpo.
Inizio a nuotare.
Tutti i pensieri che posso aver accumulato negli ultimi tempi, vittorie, dubbi e sconfitte, mi rimbombano nel cervello a gran cassa. Considerazioni, riflessioni, emozioni, dolori e anche melodie rendono difficile nuotare dando il giusto ritmo e la giusta armonia a tutti i movimenti. Tento di allontanare tutto questo, di sgombrare la mente bracciata dopo bracciata. Mi concentro. Ma anche questo implica pensare.
Ricordo i suggerimenti strillati da bordo vasca dalla mia istruttrice anni fa.
In modo meccanico mi sforzo di allungare le braccia quanto più possibile. Di gettare la mano nell’acqua con il palmo perpendicolare, tagliando la superficie dell’acqua come un coltello che affonda in una torta, per poi rigirarla subito, ben chiusa a paletta, e spostare quanta più acqua possibile. E poi rifarla uscire all’aria ben stretta al mio fianco. Di battere i piedi tenendoli tesi, così come le gambe. Di sputare fuori l’aria quando tengo la testa sott’acqua. Tutto mirato a non frenare l’avanzata nell’acqua e ad acquisire velocità.
Sento i polpacci e le piante dei piedi irrigidirsi. I muscoli lombari mi fanno male.
Poi, come per incanto, il corpo si rilassa.
Senza che me ne sia reso conto non sto più pensando a niente. Anche i movimenti che mi fanno andare avanti e indietro in questa vasca, non sono più dettati da comandi razionali. Giungono naturali, quasi d’istinto. Come quando cammino per strada e non penso a mettere il piede destro davanti al sinistro. Così.
La testa si gira ritmicamente. Tre bracciate, aria a destra. Tre bracciate, aria a sinistra. Naturalmente. Così.
Ho iniziato a scivolare. Scivolo nell’acqua. E vado avanti a scivolare per molto. Non so per quanto.
Dopo un bel numero di vasche mi fermo e mi metto seduto gocciolante e teso sul bordo della piscina. La mente completamente sgombra. Guardo l’acqua muoversi ancora per il mio emergere. Immagino sia quasi un saluto.
Niente mi fa stare così. Niente e nessuno. Non ci sono amici, donne, parenti, musiche, bevande, prelibatezze, libri, che mi facciano sentire così bene, così vivo. Così inconsciamente consapevole della mia natura.
Mi sento puro corpo e fatica. E basta.
E il primo pensiero è che sì, è giunto il tempo di raggiungere il mare.
Ora desidero solamente una spiaggia sotto la luna. Immergermi nudo in un mare blu scuro, tiepido e immobile. E nuotare finché non mi rimangono le forze unicamente per starmene a galla a guardare le stelle.




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26 giugno 2004

Pesaro




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26 giugno 2004

considerazioni del uichend...

strelnik ha commentato per la prima volta questo blog (spero che sia solamente l'inizio. Chissà se ha capito che sono lo stesso 'hombre libre' di Iraklia..)...
la Grecia è in semifinale...
gli occhi scuri e profondi di madame solcano il mio cuore ogni ora di più...
ieri ho saputo che ho passato un esame importante...

se domenica mi dicono pure che Penati ha vinto alle provinciali, prenoto già l'autolettiga che mi riporti a casa dopo l'inevitabile sbronza.
(e poi presento il conto al direttore marketing della Bombay Sapphire, eccheccazzo...)




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25 giugno 2004

Un presidente giardiniere

E' polemica intorno al grandioso progetto per l'estensione e l'abbellimento della lussuosa villa sarda di Silvio Berlusconi. L'opposizione accusa il presidente del consiglio italiano di aver cominciato i lavori senza autorizzazione. Ma Emilio del Mese, segretario generale del comitato esecutivo dei servizi segreti, sostiene che i lavori servono a trasformare Villa Certosa in una sede di emergenza per il governo. È difficile immaginare che un lago artificiale e un anfiteatro greco possano servire a questo scopo. Ma ci saranno anche un tunnel che collega il mare alla terraferma e un ascensore che porta dentro l'edificio. Villa Certosa ha 27 camere ed è circondata da un centinaio di ettari di bosco e giardino. Alla fine dei lavori, ci saranno anche sei piscine e un giardino di 600 cactus selezionati dal premier in persona.

The Guardian, Gran Bretagna

scusi, Presidente, quando ha finito di selezionare i 600 cactus a mollo nella sua piscina, ci sarebbe un lavoretto per lei. Niente di troppo impegnativo, per carità, non è mia intenzione tediarla oltre modo... si tratta di andare a Istanbul per il vertice Nato e suonare il pianoforte durante la cena di gala dei capi di stato convenuti.
Se potesse anche cantare qualcuna delle sue splendide canzoni con la sua suadente voce sarebbe poi semplicemente perfetto. Ma questo è a Sua discrezione. Veda lei.
Il premier turco, infine, ha esternato un suo grandissimo desiderio: che Lei si presentasse al vertice con un piccolo cadeau per ciascun capo di governo. Più specificatamente pensava a delle piccole piante grasse da Lei create innestando i suoi rarissimi esemplari di cactus e alle quali Lei potrebbe dare il nome di ognuno dei premier.
Sa, i turchi sono sempre un po’ bizzarri, ma se trovasse il tempo per accontentarlo sono certo che si aggiudicherebbe un grande successo a livello diplomatico internazionale.
La ringrazio sentitamente e mi raccomando: stia attento alle spine...




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25 giugno 2004

Passioni europee

Pensavo: “se l’Italia esce, tifo prima Grecia e poi Francia”. E chiaramente si scontrano subito, per la serie va tutto per il verso migliore...
Vabbè, vorrà dire che stasera davanti alla partita m’ingozzerò di moussaka e baguette, ingollerò champagne danzando un sirtaki, sputerò in faccia al mio amico per dimostrargli quanto gli voglio bene, sproloquierò sulla grandeur francese vantando i suoi palesi collegamenti con le teorie presocratiche...
E se vanno ai rigori ditruggo pure tutto il servizio buono di piatti, sradico il bidè dal bagno e lo butto giù dalla finestra...




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24 giugno 2004

Blogavamposti di cultura

Un po’ a pezzetti per non aver dormito quanto basta la notte precedente, ieri sera mi ritrovo stravaccato sul divano a fare zapping sulla scatola magica.
Mi soffermo su Stargate, laSette (ci sarebbe anche Ballarò, ma stasera non ho punto voglia di politica... capita). E poi mi piace l’archeologia, tanto. All’università frequentai lettere classiche, fino a poco tempo fa ero abbonato alla rivista Archeo e quando viaggio non manco di visitare le tracce del passato del luogo che mi ospita.
Ma davanti al tivucolor, ieri sera, mi veniva proprio da vomitare. I temi presentati dal documentario venivano affrontati in maniera troppo banale, semplicistica, senza alcuna traccia di approfondimento. A confronto le normali guide turistiche forniscono un quadro molto più dettagliato. E non dico questo solamente perché dell’argomento ne so qualcosa di più rispetto alla media delle persone.
Ascoltare l’ ‘esploratore’ protagonista del filmato chiedere alla sua guida: “Così sono questi i luoghi che voi chiamate necropoli?” fa rizzare i capelli! Ma cazzo, anche un pupo delle elementari sa cos’è una necropoli! Devi dirmi qualcosa di interessante riguardo quel sito, non semplicemente che è un posto in cui si custodivano i resti di defunti e in quanto tale viene definito necropoli...
E allora penso alla polemica sollevata ieri da Mario sulla funzione dei blog. Al suo richiamo a utilizzare questo strumento come avamposto di libertà, di lotta e di denuncia e non solamente come luogo di cazzeggio.
Ha ragione Mario, è vero. Ma si è dimenticato che un blog può essere anche un avamposto di cultura. Su questa piattaforma ne abbiamo due esempi meravigliosi: emanuelito e Clelia (e chissà quanti altri qui e nella blogosfera ancora da visitare!).
Leggere un post di questi blog arricchisce più di un’intera stagione di puntate di Stargate. Le pagine del diario dall’Egitto di Emanuelito, piuttosto che le mirabolanti escursioni di Clelia dall’archeologia alla musica, dalla letteratura alla storia, non sono mai appesantite da bieca saccenza, rapiscono il lettore e, cosa più importante, gli infondono brama di sapere, con intelligente leggerezza.
Tesoro prezioso la conoscenza e la custodia del nostro passato. Vitale continuare a comunicarlo agli altri. Da qui si può partire a lottare per il nostro presente.




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23 giugno 2004

Il dirimpettaio deluso

Quando apro la finestra di casa davanti ai miei occhi si staglia un enorme terrazzo di una casa della vecchia Milano stracolmo di ogni tipo di piante: rose, glicene, vite americana, limoni, ortensie. Davvero una meraviglia per lo sguardo e per l’olfatto. Rilassante.
Così, fin da quando andai ad abitare lì, ho preso l’abitudine di mettermi alla finestra, i gomiti sul davanzale, fumando una sigaretta, e starmene lì a lungo a godere di uno scorcio di natura in piena metropoli.
Il detentore del pollice verde è un anziano signore, vicino all’ottantina. Vive solo, parla rigorosamente in milanese stretto e gli piace ospitare intere combriccole di bimbi cinesi del quartiere che sul suo terrazzo corrono di qua e di là, giocando spensierati.
Nel corso degli anni abbiamo fatto amicizia. Ho scattato tantissime fotografie ai suoi fiori e periodicamente gli regalo qualche stampa. Per innaffiare tutti i suoi vasi, al tramonto, c’impiega un’ora buona e quando sono a casa gli faccio compagnia affacciato dal palazzo di fronte, chiacchierando del più e del meno. Non ci sente un granché bene e poi comunichiamo a una distanza di circa 5-6 metri, che certo non aiuta il suo udito. Sicché praticamente ci tocca urlare. Certe volte i passanti nella via alzano lo sguardo attirati dal volume delle nostre voci.
Quando la greca viveva con me e io ero al lavoro, lei mi sostituiva alla finestra. Poi mi raccontava che lui le parlava a lungo anche se lei non capiva niente di quello che le diceva e ricambiava semplicemente con dei gran sorrisi. Che lui sembrava apprezzare molto.
Uno dei suoi argomenti preferiti è il calcio. Tifa Juventus, come il sottoscritto, e quand’era piccino giocò nelle giovanili del Milan. Tra un discorso e l’altro vanta sempre la sua amicizia con Gianni Brera.
Durante la finale di coppa dei campioni disputata tra Milan e Juventus si è sentito male. Infarto. Stette in ospedale un mese. Oggi, sul suo balcone, alza la canottiera e mostra orgoglioso e spavaldo la lunga cicatrice che lo segna dall’alto del petto fino all’ombelico. L’hanno aperto, gli hanno inserito un po’ di marchingegni per fargli pulsare il cuore al meglio e gli hanno sfilato via un’arteria per sostituirla con una sintetica nuova di zecca. Forte come un leone, è più in forma che mai.
Stamattina prima di recarmi al lavoro mi sono affacciato e lui era lì che girovagava tra le sue piante con lo sguardo un po’ imbronciato.
Mi vede e secco mi fà:
“Vun saraca, che l’alter parla insèma agli usei... aveg d’andà a dà via il culo!”*


*uno sputa, quell’altro parla agli uccelli... devono andare a dare via il culo




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