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28 dicembre 2004

Via di corsa!

Correte agli aeroporti.
Fuggite fuggite.
Correte a casa dai vostri cari.
Ci sarebbe da spalare merda a tonnellate, scavare nel fango a tirar via cadaveri, donare sangue, aiutare, confortare.
Ma siete sotto schoc, porelli. Che vacanza di merda, e?
Correte a casa, davanti al rassicurante tivucolor a vedere quanto l’avete scampata bella.
Per la merda e il fango ci penseranno loro.




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23 dicembre 2004

Il Natale che voglio

24 dicembre 2002
Sono a Gerusalemme da due giorni ed è la mia prima volta in Terra Santa.
Ho appuntamento alle 11 al check point di Betlemme con il corrispondente del Manifesto per seguire una manifestazione di pacifisti israeliani. Non l’ho mai visto, ci siamo sentiti per telefono ed è stato l’unico, tra i vari giornalisti italiani contattati, a dimostrarsi subito socievole e disponibile per darmi una mano a orientarmi.
Vado nel piazzale antistante Porta Damasco e prendo un taxi. Sono in largo anticipo. Arrivo alle porte di Betlemme un’ora prima dell’appuntamento, sicché chiedo al tassista, palestinese, di varcare il check point e portarmi a ridosso della colonia israeliana. Non è una proposta che lo alletta. Infatti si innervosisce e subito dopo aver passato il posto di blocco israeliano tampona un camioncino. Niente constatazione amichevole, niente scambio di numeri di telefono. Si parlano. Il tassista rimonta a bordo, parte e si ferma in un’officina dopo 100 metri. Sostituiscono il faro destro in cinque minuti e ripartiamo.
Proprio di andare a ridosso della colonia non gli va e mi propone un’alternativa: andare alla tomba di Rachele chiusa da tempo ai turisti e presidiata da una guarnigione israeliana. Va bene.
Quando scendiamo dall’auto e i soldati iniziano a squadrarci, mi sussurra: “Non dire che sei un giornalista. Sei un pellegrino. Se siamo fortunati, visto che sei da solo, ci fanno entrare”. Lungo dialogo alla radio del capo guarnigione con il mio passaporto in mano. Poi ci fanno entrare avvisandomi però di non fare assolutamente foto. Il cimitero è completamente deserto. Tenendo la macchina fotografica ad altezza ombelico scatto comunque.
Rimontiamo in macchina e mi faccio riportare al check point. Ci sono troupe di giornalisti da ogni parte del mondo. Ma sono dall’altra parte ad attendere i manifestanti. Sicché, per la prima volta, varco un posto di blocco a piedi. Un soldato inizia a riprendermi con una telecamera, da una decina di metri. Lo vedo, mi fermo, impugno la macchina e gli scatto una foto. Lui abbassa la telecamera, si porta una mano alla testa e guardandomi mima un gesto come per dire: “Ma sei scemo?”. Forse.
Dopo un po’ che mi aggiro tra i giornalisti, mi soffermo ad ascoltare due che stanno chiacchierando in inglese. Uno alto e grosso con una folta barba. L’altro piccolino. Il primo dice ridendo di essere un trozkista, il secondo gli risponde con una sospetta cadenza partenopea... trovato. È gentile e mi fornisce subito numeri di telefono e contatti che mi saranno molto utili nei giorni e nei viaggi a venire.
Seguiamo la manifestazione che per le vie di Betlemme viene accolta festosamente dagli abitanti. Il piazzale antistante la Basilica della Natività, punto d’arrivo della manifestazione, è affollato di gente: famiglie, bambini, operatori umanitari, giornalisti. C’è un’atmosfera bellissima, di sorrisi, di festa, di condivisione. Tutti parlano con tutti, ci si offre da bere e da mangiare.
Con l’arrivo del crepuscolo i pacifisti israeliani lasciano Betlemme. Mentre io mi reco al convento dei frati della Basilica, e chiedo una camera per la notte.
Nel salone del convento, a cena, siamo in pochi. Ci sono i giornalisti Innaro e Bonavolontà, che qui si erano rifugiati in aprile durante l’incursione dell’esercito israeliano, altri giornalisti stranieri, qualche suora, i frati del convento e una coppia di anziani coniugi italiani.
La messa di mezzanotte nella Basilica è un momento davvero suggestivo. La chiesa è gremita, una sedia in prima fila lasciata vuota con una kefiah sullo schienale destinata ad Arafat, costretto a rimanere nella Mukata a Ramallah. Dopo la cerimonia seguo la processione verso la grotta della mangiatoia, sempre dentro alla Basilica. Qui assisto anche a scene davvero buffe: i sacerdoti delle diverse religioni che convivono in questo luogo difendono bruscamente lo spazio di loro pertinenza, fino alla singola mattonella. Da qui finisce un Dio, da qui ne inizia un altro. Tu non puoi oltrepassare questa linea...
Vado a dormire molto tardi. Sereno. In pace con me stesso. Finisco di leggere un libro che un’amica mi ha regalato pochi giorni prima che partissi.
Al risveglio parlo con il cardinale Martini, che all’alba ha officiato una messa in uno dei tanti altari sotterranei della Basilica. Ben pochi i fedeli.
Poi ritorno in piazza. Piove. Ma ci sono comunque molte persone.
È il giorno di Natale.
Mi si avvicina un uomo palestinese, mi chiede se sono un giornalista e se voglio ascoltare una storia. Ha la faccia pulita, lo sguardo intelligente, l’espressione buona. Avrà trentanni. Mi racconta di essere laureato in ingegneria ma che non è mai riuscito a trovare lavoro. Sicché si è riclato come guida turistica della sua città, Betlemme. Poi, mi dice, è iniziata la seconda intifada e anche questo lavoro è sfumato: niente più turisti. A marzo, durante i combattimenti, i soldati israeliani hanno ucciso suo fratello, ch’era sposato e aveva due bimbe. Mi prende sottobraccio e mi indica il palazzo dove si erano appostati i soldati e da dove hanno sparato. Poi ci spostiamo di qualche decina di metri e mi porta sul punto dove il fratello si è accasciato a terra senza vita.
Mi narra tutto questo sorridendo, con calma. La tristezza gliela si può vedere solo negli occhi. Mi dice che ci dovrebbero essere più persone che vengono qui ad ascoltare e a capire. Perché si sentono abbandonati da tutti. Soli.

Ecco, questo è stato il Natale più bello della mia vita e il Natale che vorrei per me ogni anno. E non c’è bisogno di recarsi fino in Palestina. Se siete a Milano basta andare nel piazzale della Stazione Centrale. Così come farò io prima di dedicarmi al puzzle.
Ascoltare una persona. Che per il solo fatto di essere ascoltata, è felice e sorride.




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22 dicembre 2004

che schifo

Dopo le sentenze. «Qui non si tratta più di destra o di sinistra, di statalismo o liberismo, di consenso o dissenso sulla guerra in Iraq. Qui si tratta di una degradazione civile che declassa a manfrina di interessi personali la legge che è uguale per tutti ed è fondamento dello Stato».
Claudio Magris

Ieri sera, non mi ricordo su quale cazzo dei sei canali dello sporco mafioso, nano di merda, cacca di sua madre, ho visto un parlamentare di An dire che “è giunto il momento di cancellare l’assurdo reato di concorso esterno in associazione mafiosa”. Praticamente, dopo le varie leggi salva-premier, salva-Previti, se ne vorrebbe fare una anche salva-Dell’Utri.

Ma sto cazzo di popolo di italiani sta diventando così di merda da non reagire? Così imbelle da non far nulla? Anche El Mundo ci pigliava per il culo giorni fa a proposito.
Siamo solo capaci di correre e sbatterci per i regali di Natale, sudando e lamentandoci che quest’anno ci sono meno soldi... dio che schifo!




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21 dicembre 2004

questione d'intenti

Anche quest’anno sembra andare tutto per il meglio.
Riuscirò infatti a trascorrere la notte del 25 dicembre come preferisco e amo: solo.
Io, il puzzle, un filetto grondante sangue e qualche bottiglia di ottimo rosso, senza nessuno a rompermi i coglioni col natale.
Una meraviglia.




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19 dicembre 2004

Angelo tra gli angeli

È stata Aida, Tosca e Traviata.
Continuerò a chiudere gli occhi quando la sua voce esce dalle casse.
Grazie Renata





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16 dicembre 2004

Signori: mio padre

Il mio caro, folle, vecchio ha idee diametralmente diverse dalle mie. Per farla breve mi definisce simpaticamente un “bastardo-bolscevico-pseudo-intellettuale”. E quando vede parlamentari dell’opposizione in tv li addita chiamandoli: “telì i tuoi amici...”. Inutile spiegargli che mi stanno sui coglioni pure loro.
Regolarmente ci scanniamo su svariati argomenti, non arrivando mai a un punto d’incontro.
Spesso tra i due quello più vecchio sembro io, come quando anni fa lui utilizzava internet elogiandomene le virtù, mentre io gli rispondevo che era un mezzo diabolico, inutile, certamente di scarso successo, da evitare con cura.
Comunque, l’altra sera gli dico che se avessi i soldi mi piacerebbe assai andare a curiosare in Iraq. Al che lui mi fa:
“Se ti rapiscono non sperare che io tiri su tende in piazza con bandiere arcobaleno e cazzate varie. Anzi, sappi fin da subito che se qualcuno di quei tuoi compagni giornalisti marxisti venisse qui a tentare di intervistarmi, mi presenterei con baffi e occhiali finti come i genitori del protagonista di Prendi i soldi e scappa, e direi solamente che sei un coglione e ben ti sta”.
Dice così per dire. Ma poi lo farebbe sul serio.





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15 dicembre 2004

Contatti

Ricevo una mail da perfetto sconosciuto. Oggetto: blog.
Sintetizzando – perché l’autore è pure assai prolisso – il mittente mi dice che ha da poco aperto un blog (di cui non scrive l’indirizzo per pudore, dice) e mi chiede cosa possa fare per avere più contatti.
Più contatti????
Ti rispondo da qui.
Caro, hai proprio sbagliato destinatario per tale richiesta.
Quando io ho aperto questo blog avevo voglia di due cose: scrivere e leggere. Alla quantità di contatti non ci pensavo proprio. Scrissi qui, a proposito.
Se leggi, con gusto, altri blogger e quindi ti viene da commentare, con gusto, allora esattamente in quel momento ti stai costruendo un possibile pubblico.
Non mi pare difficile da capire come cosa. Mi sembra un’intuizione elementare.
I blog, però, sono infestati da persone che più che voler scrivere e leggere, vogliono essere conosciuti, accumulare contatti o, per me ancor più triste, fare amicizia come su una chat... da ciò che hai scritto mi sembri proprio uno di questi.
(Parentesi: io NON uso messenger e roba varia. Piantatela di scrivermi mail tipo: TIZIO vuole comunicare con te. Grazie)
E siccome queste mie idee non sono certo una novità qui dentro, deduco anche che tu mi abbia scritto senza minimamente aver letto un po’ questo blog, ma solo perché hai visto quel numerino a destra composto da 5 cifre... sicché ti sarai detto: “lui saprà cosa consigliarmi”.
Bè, ti consiglio di andartene affanculo.




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14 dicembre 2004

AAA

Da anni ormai, mi connetto periodicamente con la sezione di un sito internet intitolata “Le offerte di lavoro nel settore del giornalismo”. Per leggere regolarmente inserzioni come questa:

Azienda operante nel settore del lusso, cerca ASSISTENTE COMUNICAZIONE.
La persona prescelta affiancherà il responsabile PR/comunicazione in tutte
le attività ordinarie dell’ufficio, in particolare si occuperà di: preparazione
cartelle stampa, coordinamento per la gestione di eventi, filtro telefonate,
redazione di lettere e documenti, organizzazione viaggi e trasferte, inserimento
ordini.

Ve lo immaginate Ettore Mo a filtrare telefonate?
“Pronto, scusi? Chi desidera? No, guardi, stiamo attraversando un campo minato, l’amministratore delegato in questo momento regge la gamba del presidente immobile tra due mine. Attendono i caschi blu, quindi al momento non possono rispondere al telefono. Però la invito già da ora all’evento che abbiamo in programma per settimana prossima: l’offensiva dell’esercito governativo. Le faremo sapere al più presto dove paracadutarsi...”
...

Mentre nella mia assoluta idiozia e utopia spero ogni volta di leggere un’inserzione così:

Quotidiano indipendente da qualsiasi posizione politica, fortemente focalizzato su cronaca internazionale, cerca TRENTENNE motivato, coraggioso, meglio ancora se un po’ folle, dotato di buone capacità scribacchine e che magari faccia pure qualche foto (niente di speciale o artistico, basta che si veda la situescion) disponibile a recarsi in lochi lontani e appestati da guerra, miseria e interessi per reportage semplici e immediati.
Rimborsiamo spese di viaggio. Pagamento articoli secondo tabella Ordine.

Che oggi, più che un’inserzione suona come una barzelletta...
Un barile di gintonic, grazie.




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14 dicembre 2004

e diamogli sta cazzo di cicuta!




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14 dicembre 2004

Quella sporca trentina?

C’è chi a Genova, in quel luglio 2001, non c’era e ancora oggi non capisce. Non sa. Non ha la più pallida idea di cosa sia successo in quei giorni. Ma soprattutto, cosa ben più grave, non ha alcun dubbio a proposito, non si pone domande.
Quindi non riesce proprio a comprendere quanto la notizia di ieri del rinvio a giudizio di 28 tra i poliziotti che irruppero quella sera nella scuola Diaz possa rappresentare da una parte un importantissimo barlume di speranza nella giustizia. E dall’altra l’ennesima, enorme, presa per il culo.





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12 dicembre 2004

parafrasandoLo

Woody Allen a Buona Domenica...
... e neanch'io mi sento tanto bene




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11 dicembre 2004

la bombaymobil




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10 dicembre 2004

Renne sopra San Vittore

Oddio, si avvicina minaccioso l’ennesimo Natale. E io odio il Natale.
È banale, lo ammetto, ma ormai la teoria del “siamo tutti più buoni” non regge proprio più. Non gliela fa. A Natale ci piace “consumare” per gli altri e basta. Perché gli altri se lo aspettano, perché solo così sembra si possa dimostrare il nostro affetto, perché altrimenti scatta il “che stronzo, non le ha fatto neanche un pensierino...”
A me è proprio il pensierino di natale che sta sui coglioni.

ci vorrebbe un natale diverso, per esempio...

caro Babbo Natale,
so perfettamente che ormai da anni vai avanti a uischi e prozac, e come biasimarti, ma se la notte del 24 ti fermassi un momento in Chinatown e salissi da me, ecco, potremmo organizzarti un Natale alternativo per quest’anno...
Prima di tutto ci ubriacheremmo come due maiali, ruttando, sbiascicando, cadendo dalle sedie e sputando dalla finestra sulla testa dei cinesi che passano per strada.
Poi potremmo uscire e recarci barcollanti in qualche chiesa del centro per la messa di mezzanotte, sai una di quelle tutte luccicose, col coro, l’organista, piene di gente che non ci va mai in chiesa... ecco, approfittando del tuo non poco sgargiante abbigliamento potremmo arrivare all’altare, iniziare a picchiare il prete di turno, mostrare il pisello alle ragazzine del complesso musicale, lanciare i candelabri sui fedeli, prendere per i capelli quegli scassacazzi di bambini di oggi drogati di pleistescion e costringerli a giocare al meccano fino a che non siano riusciti a costruire almeno un cazzo di Duomo in miniatura.
E allora qualche stronzo presente chiamerebbe le forze dell’ordine con il cellulare che gli ha appena regalato la moglie che quotidianamente gli mette le corna col suo migliore amico, ma Natale è Natale. Di quei cellulari che fanno le riprese, così diventano tutti registi, e possono chiedere alle ragazzine un pompino in cambio di una comparsata che sarà il trampolino per il loro lancio nel fantastico mondo del cinema...
Quindi arriverebbero in piazza camionette di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, circonderebbero la basilica e poi vi farebbero irruzione nonostante la sacralità del luogo usando i lacrimogeni. Ma in quel momento noi avremo già raggiunto la sommità del campanile e staremo guardando i tetti di Milano...

“Te lo ricordi te com’era sorridente una volta Milano a Natale?”

Ma non c’è tempo per pensare, i gendarmi ci hanno raggiunto, ammanettati e trascinati giù per la stretta scala a chiocchiola del campanile.
E ora ci conducono bruscamente verso i cellulari, passando in mezzo alla folla di fedeli invisonati, che ci urlano insulti, ci sputano. Sono contenti, poiché potranno raccontare di aver visto sbattere in prigione Babbo Natale proprio la notte di Natale.

Tanti auguri Babbo Natale, forse a San Vittore starai meglio.




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10 dicembre 2004

Sereni deliri pre-sentenza

Il presidente del Consiglio affronta la conclusione del processo Sme ''con serenita' assoluta''. Lo afferma Silvio Berlusconi, che aggiunge:

''Per quel processo meriterei una medaglia”.
Al valor corruttivo?

“Non penso si possa arrivare ad una condanna”.
Ha pagato pure questi?

“Non credo ci sara' una sentenza che possa modificare l'attuale situazione politica''.
Tragicamente vero.




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9 dicembre 2004

Tempi fotografici

Lo scorso gennaio ho comprato una macchina fotografica digitale.
Dopo circa tre settimane l’ho persa.
Dopo circa due settimane l’ho ritrovata, nel cesto della biancheria sporca.
Dopo due mesi dall’acquisto ho capito che non potevo scaricare le foto scattate perché il mio pc non era dotato di porta uessebi.
Attorno a giugno ho richiesto di posizionare una porta uessebi sul mio pc.
A settembre ho capito che se potevo scattare solo 5 foto con la mia splendida macchina nuova (?) era perché la scheda di memoria in dotazione era di solamente otto mega.
A novembre ho ritirato il pc con le porte uessebi.
Lo scorso martedì ho acquistato una scheda nuova con una memoria di 256 mega... “sti cazzi” ho detto soddisfatto al commesso.

Bene, dopo dodici mesi inizio finalmente a utilizzare ‘sta cazzo di macchina. Che a gennaio pagai la bellezza di 390 euri e oggi è in vendita a 170.

Non so perché, ma da giorni mi sembra di udire grasse sghignazzate provenire dal mobile dove tengo le mie due reflex Nikon...




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