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18 ottobre 2004

idee palmate...

sarebbe carino annunciare la chiusura di questo blog proprio prima di partecipare a casacannocchio. La partecipazione diverrebbe un po’ un canto del cigno...
no, bè, proprio canto del cigno no... diciamo un ultimo starnazzamento và.




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18 ottobre 2004

Iperbole

Finalmente il bar vicino a casa, un po’ il ‘mio bbarr’ come dice Piazzolla, ha riaperto. È rimasto chiuso due mesi per restauro. E sabato scorso ha riaperto più bello che mai. Insomma, io ci sono affezionato a quel locale: ci bevo da quando avevo 17 anni, e poi, casualità del destino (non è vero, ‘era già tutto previsto’ come dice il Cocciante), ci sono pure andato a vivere accanto. Ci ho portato tutti in quel bar, anche Emanuelito. Mi è pure capitato che una ragazza mi mandasse un bigliettino galante da un altro tavolo. Mi han fatto bere bombay dopo la chiusura, con la cler giù, per poi farmi il caffè quattro ore dopo, prima di andare al lavoro, con la bocca ancora tutta impastata dal gin.
La riapertura del locale, però, comprende una tragica novità: non ci si può più fumare. E io sono un accanito fumatore. Questo vuol dire che d’inverno dovrò sorseggiare e uscire in strada a fumare, sorseggiare e uscire in strada a fumare, sorseggiare e uscire in strada a fumare. Insomma, una bella pleurite non me la leva nessuno...
Miele, poco tempo fa, ha detto che sono una persona ‘stupendamente superficiale’. Non ho ancora capito se si trattava di un complimento... comunque un po’ è vero: mi sento bene quando saltello leggero tra uno scampolo di vita e l’altro. Ogni tanto capita d’incupirmi e allora lì sono cazzi. Io, che ho sempre vissuto all’insegna del “son cazzi miei!", qualche giorno fa ho capito che nei momenti di profondo incupimento è meraviglioso avere accanto una persona che ti ama, ti coccola, ti dà calore in modo semplice e disarmante. Si sta meglio.
Comunque, in quel bar ho pensato: cazzo, certo che se mi rinchiudessero in una casa per mesi senza che io possa fumare sarebbe proprio una bella prova di forza. Mi è venuto in mente il conte mezzo inglese che partecipò alla prima edizione del grande fratello, che si mise a spaccar tutto per avere delle sigarette. Poi anch’io domani entro in una specie di reality-virtual sciò. Certo, la mia partecipazione è caratterizzata da un interesse puramente scientifico, anche un po’ in onore a Lei.
Comunque, visto che il nicotinomane anglosassone era un nobile, penso ai titoli nobiliari di cui mi piacerebbe fregiarmi. Nella mia famiglia di nobile c’è ben poco, anche se ci diverte pensarlo. Vi farei vedere una foto di qualche tempo fa che ritrae solo gli uomini di famiglia (le donne servono a procreare e basta, giusto Buttigliò?): c’è il tossico, l’alcolizzato, il depresso e l’arteriosclerotico. Manca solo mio nonno per completare il quadretto: l’artista fallito.
Vorrei essere Principe d’Iraklia (la mia Capri...), Conte di Faenza, Signore di Gerusalemme, Arciduca di Pesaro e Urbino, Marchese di Siena, Visconte di Tarquinia, Duca di Capo Passero!
E se potessi essere re, bè, indubbiamente Re di Chinatown. Sì, è vero, avrei dei grossi problemi di comunicazione coi miei sudditi. Però, voglio dire, io sono il Re e loro i sudditi. E i sudditi devono pagare e basta, mica devono comprendere e interagere con ciò che dice il Re. Insomma, un po’ quello che avviene nelle democrazie di oggi...




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18 ottobre 2004



Falluja come Jenin?




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15 ottobre 2004

Urla del silenzio

Un attacco di ribelli contro un convoglio americano e un lancio di bombe nei pressi di un villaggio sono stati gli ultimi reportage di Karam Hussein, fotografo iracheno del consorzio Epa ucciso oggi a Mosul da quattro uomini armati di fronte a casa sua.

I giornalisti mediorientali sono gli ultimi a potersi muovere nell’inferno iracheno. Palestinesi, sauditi, iracheni, giordani, kuwaitiani, egiziani. Se iniziano a colpire anche loro verremo colpiti tutti nel nostro diritto a essere informati su cosa quotidianamente sta accadendo in Iraq.
Leggo proprio oggi su Internazionale le parole di Farnaz Fassihi, giornalista del Wall Street Journal ora a Baghdad:
“Essere una giornalista straniera a Baghdad è come essere agli arresti domiciliari. Niente a che vedere con le ragioni che mi hanno spinto a fare questo mestiere: girare il mondo, vedere posti esotici, incontrare persone nuove, scrivere articoli che facciano la differenza.
Sono obbligata a rimanere chiusa in casa. Esco solo quando è strettamente necessario. Evito di andare a casa della gente e di camminare per strada. Non posso più fare la spesa, non posso mangiare al ristorante, non posso parlare con uno sconosciuto, non posso andare a caccia di notizie, non posso girare in una macchina che non sia blindata, non posso andare dove è successo un fatto importante, non posso parlare inglese... Non posso, non posso, non posso. A Baghdad sono innanzitutto un’addetta alla sicurezza, e solo dopo una giornalista”.
Troppe volte nella breve vita di questo blog ho riportato la notizia dell’uccisione di giornalisti. Troppe.

ciao Karam




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15 ottobre 2004

Post condonato in blog protetto

Guardando il tg, ieri sera, cercavo di convincermi: “non lo scrivere, fai finta di niente, non lo scrivere, tanto si sa, non lo scrivere...”.
Guardando le dichiarazioni di voto al senato, sempre ieri sera ma più sul tardi, continuavo: “fai finta di niente, c’era da aspettarselo, non lo scrivere, non lo scrivere...”.
Leggendo il giornale, stamane, pensavo: “non lo scrivere, non lo scrivere, l’hai già detto tante volte, s’è capito, non lo scrivere...”.

Ma non gliela fò, non gliela fò, non gliela fò! E ho pensato: ci sarà un condono anche per gli insulti, no?
Quindi...

...BERLUSCONI, MA VAAAFFANCULOOOOOOO!!!!




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15 ottobre 2004

Bentornata! (te possino...)

Bene, si riprende a imparare, qui.




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14 ottobre 2004

Mali di stagione

Ogni anno la solita drammatica trasformazione.
Le foglie cadono rinsecchite dagli alberi, l’accensione degli impianti di riscaldamento fa schizzare a livelli più che preoccupanti l’inquinamento nelle città, i bimbi tornano a scuola accompagnati da mamme fancazziste che guidano in maniera criminale enormi quanto inutili fuoristrada, i panni stesi ci mettono due giorni ad asciugarsi... insomma, è tornato il freddo. E la conseguenza più tragica, almeno per il sottoscritto, è che per strada non si vedono più sgambettare tutte quelle coscette ignude in minigonna; le rotondità delle tette ben visibili sotto leggere quanto scollate magliette spariscono coperte da maglioni e giacche; quei bei culetti sodi, alti e tondi, con le chiappe che vanno su e giù, prima esaltati da capi attillati, diventano a mala pena percebili. Quell’intenso aroma nell’aria di sesso, carne e sudore lascia il posto al profumo di lana e caldarroste.
... inverno io ti odio, te le infilerei tutte su per il culo quelle cazzo di caldarroste...




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13 ottobre 2004

Compleanno amaro

Non avevo ancora sbevacchiato ieri pomeriggio (ma ho recuperato in serata...) quando mi venne in mente di inserire in codesto blog una serie di divertenti immagini animate, così, perché nel mio blog mi posso anche divertire, e, soprattutto, alla fine ci faccio quel cazzo che mi pare. Comunque, inserisco la prima immagine – una bimba a mezzo busto con le tette che sballonzano a destra e sinistra (e che tette!) – e titolo anche: “Intermezzo ludico (post in rapida via d’estinzione, tanto per vedere l’effetto che fa...)". Insomma, come altre volte avevo fatto, ho inserito un post temporaneo, così, tanto per divertirmi.
In redazione le tette non piacciono.
Già. Perché l’indicazione del mio post in home page dura solo qualche minuto, poi, misteriosamente, sparisce. Allora inserisco un’altra immagine simile (stessa creaturina bionda con le tette che sballonzano, ma stavolta su e giù...) titolato ‘Intermezzo ludico 2’, e ancor più velocemente di prima anche questo post si volatilizza dall’home page de IlCannocchiale.
Figuratevi, m’invitano a nozze! Ne inserisco altre due simili. Spariscono. Allora posto un urlo di richiesta di spiegazione: REDAZIONEEEEEE!!!. Sparisce.

A mio modo di vedere non si tratta di vera e propria censura, difatti non mi hanno cancellato i post direttamente dal mio blog. Però dall’home page sì. Diciamo che è una censura più sottile? Delicata?
Bè, fatto sta che ho cancellato i “post tettosi” e ho richiesto gentilmente, sia qui sia via imeil, una spiegazione.
Niente. Tutto tacque. Tutto tace.

Non ho nessuna intenzione di spiegare cosa sia un blog, visto che più o meno l’avrete capito tutti ormai.
Io qui mi sento libero di dire quello che voglio. Per questo mi piace il blog.
E in questo anno (sì perché Bombay compie un anno proprio oggi!) ne ho viste e lette di tutti i colori. Blog razzisti, che celebrano il nazismo, il comunismo, e cagate varie. Ho visto immagini di tette, fiche e cazzi a gogò.
Addirittura la foto di una persona morta suicida, impiccata. E proprio in conseguenza della polemica sorta dopo la pubblicazione di quella foto, scrissi: “se non vi sta bene, passate in edicola”.
Insomma, mi son sempre schierato a favore della totale libertà che contraddistingue, e secondo me DEVE contraddistinguere, questo mezzo, il blog.

Ora, è vero che la redazione non mi ha censurato direttamente: non ha cancellato cosa c’era qui nè mi ha imposto di cancellare.
Però questa, come dire..., operazione “oscurante” (va così di moda ‘sto termine...) proprio non mi è piaciuta. No. Cozza un po’ col mio modo di sentire il blog. Sfregia un po’ l’immagine di libertà che, ripeto, dovrebbe contraddistinguerlo.
Ragionerò un po’ sul da farsi.
Per ora ritiro la liberatoria a pubblicare i miei post sull’inserto de Il Riformista. Così almeno evitate anche di deturparli (se uno mette un puntoaseguire e voi lo trasformate in un puntoaccapo, il lettore non ci capisce più una mazza!).

Vabbè. Che tristezza.
Buon compleanno Bombay

P.S. A proposito, l’immagine tanto scandalosa era questa:





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12 ottobre 2004

Censura?

Certo che almeno potete chiederlo con un commento, con una mail... non vi pare?
Comunque, io ho fotografato sia qui sia l'hp dove non comparivano i miei post appena pubblicati.
Sarebbe carino da parte vostra almeno un rigo di spiegazione.
Grazie.




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12 ottobre 2004

Gaza. Murales




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11 ottobre 2004

Prigione

La prigione mi ha sempre spaventato. L’idea della reclusione in carcere ha sempre rappresentato per il sottoscritto l’esperienza più brutta che si possa provare in questa vita. Sappiamo come sono le carceri. Alla giusta punizione proporzionata al reato compiuto - l’interruzione della propria libertà per un determinato lasso temporale - si aggiunge la vita in galera: umiliazioni, violenze, poco rispetto per la dignità umana, condizioni igieniche ai minimi termini.
Un extra tremendo e illegale, che può segnare un uomo in maniera tragicamente definitiva. Un cancro della società odierna. Metastasi di sovraffollamento di disperazione, odio, miseria ed emarginazione.
Spesso penso alla possibilità che il caso mi porti a compiere un reato, oppure alla possibilità di errore da parte della magistratura. E vedermi chiuso a San Vittore, a Milano, mi terrorizza.
Ieri sera, sul tardi, mi ha telefonato un caro amico, uno di quelli che conosco da una vita, uno al quale, se mi trovassi a convolare a nozze, chiederei di testimoniare all’insano gesto.
Si mette a parlare di Gianni, un altro nostro caro amico fin da piccini, smarrito nei meandri della tossicodipendenza più pesante già da alcuni anni. E va subito al sodo.
“L’hanno arrestato, preso proprio sul fatto: rapinava una passante. Gli han dato un anno. È dentro da settembre”.
E ora, oltre a non star per niente bene e a provare una profonda angoscia, penso che il tempo che abbiamo è davvero poco. E a una mattina d’estate di tantissimi anni fa, in un paesino in Spagna: Gianni e io seduti per terra sotto l’ombra di un antico porticato in una via stretta stretta, distrutti dai bagordi notturni prolungati fino alle prime luci dell’alba, a mangiare uva, chiacchierare e ridere. Ci sentivamo invincibili e il mondo pareva tutto per noi.
Non è più così.




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8 ottobre 2004

Lezioni di democrazia

Gli americani esportano e difendono la loro democrazia chiudendo dei siti internet.
Hanno rotto il cazzo.




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8 ottobre 2004






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6 ottobre 2004

Una bottiglia di troppo

ANSA Medioriente: 17enne palestinese ucciso da militari israeliani
TEL AVIV - Un 17enne palestinese e' stato ucciso oggi nei pressi di Tulkarem, in Cisgiordania, da militari israeliani. Fonti dell'esercito a Tel Aviv hanno riferito che il giovane era stato sorpreso lanciare una bottiglia incendiaria, mentre secondo fonti palestinesi il ragazzo si stava semplicemente recando a scuola. Rimasto ferito un altro giovane che era con lui mentre tentava la fuga. (Agr)

Bè, dunque, cerchiamo di analizzare la notizia.
Magari il ragazzo aveva sì una bottiglia incendiaria tra le mani, pronta però per essere scagliata contro la scuola. In fondo, anche il sottoscritto, all’epoca delle medie, lanciò un petardo bello potente dentro l’ufficio della preside della scuola (a Carnevale ogni..). Si sa, queste stronzate a una certa età ci stanno.
Oppure la bottiglia incendiaria era destinata alla pattuglia di soldati israeliani. Insomma, anche questo caso è comune: la voglia di abbattere il potere costituito, il senso di ribellione contro le divise... insomma una mente giovane e ancora non matura può essere trascinata verso codesti gesti stupidamente vandalici. Devo ammettere che anche il sottoscritto all’età di 17 anni qualche molotov l’ha manneggiata...
Oppure la bottiglia incendiaria è stata confezionata dai soldati israeliani e poi è stata posizionata di fianco al ragazzo. Anche questa è un’ipotesi tutt’altro che improbabile. Sappiamo bene che anche qui da noi le forze dell’ordine certe volte hanno necessità di costruire prove che legittimino certe azioni. Soprattutto se c'è di mezzo una scuola.

Qualsiasi fosse la situazione, quello che proprio non capisco è: ma è lecito uccidere uno che lancia una bottiglia incendiaria?
Chiaramente questa non è una domanda che va rivolta alla preside della mia scuola media...




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4 ottobre 2004

Pioggia per un ciao

Che sarebbe successo si sapeva. Lo sapevamo in tanti. È che davanti a certe cose cerchi di far finta di nulla, di non pensarci. Sai che una cosa deve capitare, che non ti piacerà proprio per niente, anzi..., e allora finché non arriva quel momento la cancelli. E non esiste più.
Ma il momento arriva. Puntuale.

Sai come mi piacerebbe salutarti? Vorrei che questa città fosse sotto un violento acquazzone. Questa Milano che entrambi amiamo visceralmente da anni, da sempre, che abbiamo imparato ad amare ancora di più stando insieme. Mamma mia, quante passeggiate insieme sotto la pioggia. Ci è sempre piaciuta la pioggia. Camminavamo rasenti i muri, con i capelli fradici, i tuoi vestiti incollati al corpo. Abbracciati. Mano nella mano. Oppure in bicicletta.
Una di quelle giornate grige, di quel grigio compatto, quasi palpabile. Quando la luce non arriva dal sole, dal cielo, ma arriva da sotto, dai riflessi argentati del pavet bagnato. Ci avvolge. E non ci sono ombre.
Percorriamo le strette vie del quartiere di santambrogio. Le conosciamo come fossero le mattonelle del nostro bagno. Le foglie cadute, bagnate, non fanno rumore sotto i nostri passi. Si squagliano, morbide e tristi.
Ricordi, quante volte arrivavamo a un angolo di una via, io volevo andare da una parte e tu dall’altra. Ma le nostre mani non si staccavano. Rimanevamo uniti. E allora uno dei due trascinava l’altro, allungando il passo, tirando più forte, correndo. Col sorriso.
Ecco, siccome stavolta a quell’angolo ci dobbiamo staccare per forza, bè, almeno non correre. Lascia che la mia mano, che per così tanto tempo ha stretto la tua, accarezzi il tuo viso bagnato.
Poi io vado di qua, verso quella piazza che ci piace tanto, coi mattoni rossi, le colonne e gli scalini lucidi. Tu vai pure di là, per quella via con quell’albero strano cresciuto chissà come in mezzo al cemento.
Speriamo che piova, tanto. Che la pioggia confonda tutto e non mi faccia ascoltare il rumore dei tuoi passi che vanno via.




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