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31 dicembre 2003

ancora una settimana, dai, una settimana...

o cazzo! ma è l'ultimo giorno dell'anno?!? io ho ancora un macello di cose fare! nononono. Una proroga? Niente?.... uff.... inaffidabile il tempo.
E' il primo fineanno che trascorro a Milano dopo anni... e non so se sia peggio per me o per questa città. Parcheggiate le macchine dritte, per favore, che è più facile scivolarcisi accanto, se me le mettete a spiga di pesce rimbalzo...
Chiedo venia fin d'ora a tutti quelli che in serata, attorno a mezzanotte, telefoneranno per gli "auguri"... non prometto risposta.
Mi viene una tristezza... è stato un anno bellissimo e ora, vederlo andarsene via così...
'fanculo!
bacio il mondo
prosit!




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30 dicembre 2003

Ben arrivato Ernesto

Ieri sera ero a cena a casa di una coppia di amici. Lei è una gran cuoca e io ho portato da bere: Outis, Piaggia, Corzano e Storica Nera. Dopo la portata di gamberi ricevo una telefonata, è un mio carissimo amico. Poche parole precise: "Guido è diventato padre di Ernesto, ci vediamo tutti al solito posto". Finisco di cenare, saluto e mi metto alla guida della bombaycar che sente già puzza di serataccia. Ha perfettamente ragione.
Il solito posto è un bar dei navigli dove ci troviamo ormai sempre più di rado... per le grandi occasioni. Entro. Il neobabbo mi viene incontro con uno shot di vodka che ingollo di un fiato. Poi un lungo e forte abbraccio. Mi commuovo.
Mi guardo intorno. Ci siamo tutti: otto trentenni che si conoscono dal primo anno di liceo. Tutti uomini: due avvocati, uno scultore, un direttore di volo (state lontani da Malpensa...), un grafico, un disoccupato, un impiegato e un giornalista, io.
Si inizia. Dopo una scarica di shot di vodka ognuno si prende la sua bottiglia. Per me Bombay gin. Alla fine questo il totale: 4 bottiglie di champagne, 10 di vodka e, per me, una di gin.
Non sto in piedi, nel senso che proprio non ci riesco. Continuo a cadere e battere la testa dappertutto. Perdo le chiavi della macchina. Perdo le chiavi di casa. Dopo la chiusura, verso le 4 di notte, decido di dirigermi a piedi a casa di mia sorella rifiutando ogni offerta di passaggio. I miei amici insistono un po' ma poi desistono. Quando arrivo a questo livello non si riesce molto a farmi ragionare... e poi non si capisce neanche chi è in grado di portare a casa qualcun'altro.
Nel tragitto cado in continuazione. Mi ritrovo sdraiato sul marciapiede guardando la pioggia scendere in piazza Sant'Ambrogio. Completamente fuori strada rispetto alla mia meta. Faccio anche una nuotata in una pozzanghera, quasi fossi alle Maldive...
Alle 6.30 arrivo a casa di mia sorella che vedendomi si spaventa. Sono bagnato fradicio da testa a piedi. Perdo sangue da una mano. Ho la faccia gonfia.
Giusto il tempo di tentare di molestare l'amichetta minorenne di mia sorella mentre dorme, che ricado di nuovo. Mia sorella mi spoglia, mi dà una bottiglia d'acqua e con grande fatica riesce a trascinarmi fino al letto. (Grazie piccina)
Mi sveglio ora. Non mi sono presentato al lavoro. Il barista ha ritrovato le chiavi. Solamente quelle di casa però. Sono tutto un livido e faccio fatica a camminare. Se fossi salito sul ring con Tyson sarei messo meglio...
Caro Ernesto, il tuo babbo ti ha chiamato così perché è un nostalgico. Inizia ad abituartici. E pensa che poteva andarti peggio. Anche mio padre è un nostalgico e mi ha rifilato questi tre nomi: mio nonno, il re, il duce.
Piccolo Ernesto, questo è tuo zio, per lamentele rivolgiti a tuo padre.




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28 dicembre 2003

Una malattia incurabile: la speranza

Proprio in questi giorni, lo scorso anno, vedevo per la prima volta la Cisgiordania, o meglio, la Palestina. Da allora quella terra e il suo popolo sono nel mio cuore. Dalle alture del Golan a Rafah.
Questo è il discorso pronunciato da Mahmoud Darwish, poeta palestinese, a Ramallah il 25 marzo 2002.

"Non c'è niente di più chiaro della verità palestinese e della legittimità palestinese: questo paese è il nostro e questa piccola porzione è una porzione della nostra terra natale, una terra natale reale e nient'affatto mitica. Quest'occupazione è un'occupazione straniera che non può sfuggire all'accezione universale della parola occupazione, quale che sia il numero di titoli di diritto divino da essa invocati; Dio non è proprietà personale di nessuno.
Abbiamo accettato le soluzioni politiche fondate su una divisione della vita su questa terra, nel quadro dei due stati per due popoli. Noi pretendiamo soltanto il nostro diritto a una vita normale, all'interno delle frontiere di uno stato indipendente, sulla terra occupata dal 1967, di cui fa parte Gerusalemme Est, il nostro diritto a una soluzione equa del problema dei profughi, alla fine dell'insediamento delle colonie. E' la sola voce realista in direzione della pace che metterà termine al circolo vizioso del bagno di sangue.
Il nostro caso è di una lampante evidenza, non si tratta di una lotta fra due esistenze, come vorrebbe mostrare il governo israeliano: loro o noi. La questione è cessare l'occupazione. La resistenza all'occupazione non è soltanto un diritto. E' un dovere umano e nazionale che ci fa passare dalla schiavitù alla libertà. La strada più corta per evitare altri disastri e raggiungere la pace, è liberare i palestinesi dall'occupazione e liberare la società israeliana dall'illusione di un controllo esercitato su un altro popolo.
L'occupazione non si accontenta di privarci delle condizioni elementari della libertà, arriva fino a privarci dell'essenziale di una vita umana degna, dichiarando la guerra permanente ai nostri corpi e ai nostri sogni, alle persone, alle case, agli alberi, commettendo crimini di guerra. Essa non ci promette niente di meglio dell'apartheid e della capacità della spada di vincere l'anima.
Ma noi soffriamo di un male incurabile che si chiama speranza. Speranza di liberazione e d'indipendenza. Speranza di una vita normale in cui noi non saremo né eroi né vittime. Speranze di vedere i nostri figli andare a scuola senza pericoli. Speranza per una donna incinta di dare la vita a un bambino vivo, in un ospedale e non già un bambino morto di fronte a un posto di blocco militare. Speranza che i nostri poeti vedano la bellezza del colore rosso delle rose invece di quello del sangue. Speranza che questa terra ritrovi il suo nome originale: terra d'amore e di pace. Grazie di portare con noi il peso di questa speranza"





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26 dicembre 2003

Balera...

Siamo qui noi soooooliiii, come ogni seeeera
Ma tu sei più triste e io lo so perchè
Forse tu vuoi dirmi che non sei felice
Che io sto cambiando e tu mi vuoi lasciaaaaar

Io che non viiivo più di un'ora senza tee
Come posso stare una vita senza teeee
Sei miaa, sei miaa, mai niente lo sai
Separarci un giorno potrà

Vieni qui ascoltami, io ti voglio bene
Te ne prego fermati, ancora insieme a me


Ma tutti i sogni
nell'alba svaniscon perchè,
quando tramonta la luna
li porta con se,
ma io continuo a sognare
negl'occhi tuoi belli,
che sono blu come il un cielo
trapunto di stelle.

Volare o o
cantare o o oo,
nel blu degl'occhi tuoi blu,
felice di stare qua giù,
e continuo a volare felice
più in alto del sole
ed ancora più su,
mentre il mondo
pian piano scompare
negl'occhi tuoi blu,
la tua voce è una musica
dolce che suona per me.


Dimmi quando tu verrai,
dimmi quando... quando... quando...
l'anno, il giorno e l'ora in cui
forse tu mi bacerai...

Ogni istante attenderò,
fino a quando... quando... quando...
d'improvviso ti vedrò
sorridente accanto a me!

Se vuoi dirmi di sì
devi dirlo perchè
non ha senso per
la mia vita senza te...




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25 dicembre 2003



già
bididibodidibù
tatàààààààà
natale
blablablablablaaaaa
burp
ronf




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23 dicembre 2003

'fanculo

Post ad alto tasso alcolico (sì, di pomeriggio, perchè?). Pardon. Cazzi vostri se leggete, basta non mi rompiate i coglioni dopo...
Non gliela faccio più. Attorno a me sento solo “auguri!”. Al lavoro, per strada, in famiglia, tra amici, via mail, sui blog. Ma auguri de che?????
Non me ne frega un cazzo di quello che penserete ora. Che sia qualunquista. E non voglio nemmeno fare l’“originale”. Ma io procedo coi ‘fanculo.

‘fanculo a sti’ zozzoni marci corrotti che pensano di rappresentare il popolo, me

‘fanculo a chi pensa di essere da loro rappresentato

‘fanculo a chi predica la castità, il sesso vero e si dimentica dell’aids

‘fanculo a chi i goldoni li fa, spende miliardi a fare giochini promozionali su internet ma mai che ne spedisca una milionata a gratis in africa

‘fanculo a chi spara su chi un giorno potrebbe armarsi

‘fanculo a chi produce armi perché comunque serviranno

‘fanculo a chi non mi fa lavorare

‘fanculo ai tg che aprono con la notizia che a dicembre fa freddo

‘fanculo alle stelle cadenti, che non cadono mai in testa a chi ti spiega cos’è “scientificamente” una stella cadente

‘fanculo a tutta la merda che ci propinano per televisione

‘fanculo alle rivoluzioni che si addormentano

‘fanculo a tutta ‘sta cazzo di fretta

‘fanculo ai blog che mi illudono di poter comunicare al “mondo”

‘fanculo a mia sorella che, zitta zitta, mi ama e con una lettera mi fa piangere

‘fanculo al mio orgoglio di merda

‘fanculo ai nuovi amici, che se sono tali è perché mi stan ciucciando tanta energia che si meritano

‘fanculo a Chiara, cristo!, senza la quale non riesco a immaginare la mia vita

‘fanculo a chi non si ferma mai a riflettere, un attimino, un secondino, un cicinin

‘fanculo a chi non legge

‘fanculo a chi non pubblica

‘fanculo a Bea e alla sua arte che mi ha stregato

‘fanculo al marketing

‘fanculo a una pallottola di merda ad aprile

‘fanculo ai morti che non insegnano

‘fanculo ai vivi che non imparano

‘fanculo a quando fermo i pugni prima che arrivino a segno

‘fanculo a chi mi dice che è troppo

‘fanculo a chi mi segue quando non so dove sto andando

‘fanculo a chi non mi segue quando so dove vorrei andare

‘fanculo addio che sarebbe pure ora se ne tornasse dalle vacanze

‘fanculo alla bellezza che mi rincoglionisce completamente

‘fanculo a chi non vuole farmi bere e fumare

‘fanculo a chi mi dice “non ce la farai mai”

‘fanculo a chi mi dice che devo imparare ad amare, adesso mi iscrivo al corso...

‘fanculo a me, drogato di tutto, che sogno tutto e voglio tutto




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23 dicembre 2003

Classificazioni sotto la doccia...

Ho sempre pensato che non sia bello fare classificazioni delle persone. Non mi piacerebbe essere classificato in una determinata categoria, così come non mi piace chi incasella gli essere umani come in un file di excel...
Aimè, ho scoperto che classifico anch’io. Forse inconsciamente, ma lo faccio.

A casa, nel bagno, ho un box doccia difettoso. Da sempre. Quando lo si chiude o lo si apre, senza poggiare la mano nel punto G della doccia, la porta crolla. Irrimediabilmente. Niente di grave, poi la si rimette in sesto anche facilmente.
Ma quando vengono ospiti (amiche/i, galline, faraone, ecc...) a casa e questi si dirigono al cesso per lavare i loro corpicini capita che io mi dimentichi di avvertirli di questo inconveniente. Quindi, dopo un po’ che si sono chiusi in bagno, si ode un tonfo seguito da un urlo. Ecco, sulla reazione dell’ospite davanti a questa circostanza mi sono accorto che faccio una classificazione.
Ci sono quelli/e che si spaventano, s’incazzano (“ma perché non mi hai avvertito?!?”), che si preoccupano d’aver provocato un danno irreparabile, che escono dal bagno mezziignudi con lo shampoo ancora nei capelli e un libretto d’assegni pronti a risarcirmi, che rimangono chiusi ore tentando di riparare il danno (per trovare il punto G della doccia ci ho impiegato mesi io, come pretendete di farlo voi in 5 minuti?!?!?!?)....
e poi ci sono le persone che semplicemente scoppiano a ridere e chiedono soccorso.
Bè, io scelgo quelli che ridono.





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23 dicembre 2003

Karajan in corso Sempione

Otto di mattina. Lungo corso Sempione, un viale ampio e alberato che dall’Arco della Pace di Milano porta dritto dritto esattamente sotto l’Arco di Trionfo a Parigi... sfizi urbanistici di un tempo... Comunque: la strada che percorro ogni giorno per andare al lavoro.

...con un ampio gesto del braccio destro chiamo i violoncelli a presentare il tema dell’andante... quasi mimando uno che scava, col sinistro chiedo ai violini di sorreggere questo contrappunto accentuando il vibrato che già viene richiesto dalla partitura. Porto l’indice della mano destra alla punta del naso... mi sporgo leggermente in avanti e ordino un pianissimo a tutti gli archi, preludio all’esplosione del “tutti” che sottolineo con salti e violenti su e giù della mia testa, i capelli scompigliati, il pugno chiuso rivolto a ottoni e percussioni che devono scandire un trionfo di potenza e gioia... poi mi rannicchio, una mano sul cuore e con l’altra, tesa, pesco dal nulla l’assolo dell’oboe, che porto a compimento chiudendo gli occhi...

No. Non mi hanno nominato nuovo direttore stabile della Scala. Ho solamente messo l’autoradio nella bombaycar.




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19 dicembre 2003

E stasera si festeggia!

Scritto andato!
quindi, ora...
...
b-a-l-d-o-r-i-a!!!




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19 dicembre 2003

Le chiavi della macchina...

Nel corso degli anni le ho perse dappertutto. E in ogni maniera. Anche in mare, di notte, mentre ero su di un pattino...
Continuo a smarrirle. Ogni tanto, però, mi capita anche di ritrovarle. Qualche mese fa: dopo averle lasciate infilate nella serratura della macchina parcheggiata in strada per tutta la notte. (A Milano rubano le macchine? naaaaaa). Il giorno dopo, abbastanza incredibile, ma la macchina era ancora lì e le chiavi pure...
Ieri mi è successo al supermercato. Me ne sono reso conto solamente giunto di fronte alla bombaycar... Mi fermo a ragionare: “Sì, potrei averle perse solamente facendo la spesa”. Ci ritorno. Le hanno trovate, alla cassa 5. La signorina mi fa un sorriso di compatimento, apre un cassetto e mi allunga il prezioso apriporta. Grazie.
Io ho indubbiamente dei problemi, certo, ma rivolgo comunque un appello alle case costruttrici: invece di tutti quegli aggeggi elettronici interni che fate ora, gradireri un sistema di apertura e chiusura dell’auto alternativo... che ne so... sente il mio odore, riconosce la mia voce, le sfioro il cofano con un dito e si spalanca tutta, magari anche con un leggero urletto...




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18 dicembre 2003

Sanguigni... alla romagnola!

...anonimaccio mio, 'sto giro l'hai fatta proprio incazzare. Comunque, vatti a leggere un po' che dice. Per oggi, per te, Bea è unadonnapernemico.




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17 dicembre 2003

...shopping...




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17 dicembre 2003

In diretta da Mogadiscio

Pino Scaccia:

I TALEBANI D'AFRICA

Incontrarlo non e’ stato facile. Tre giorni di trattative, molti passaggi. Finalmente stamattina sono entrato nella casa-moschea dello sceicco Sharif Sheikh Muhudiin Eli, il mullah piu’ importante di Mogadiscio. Uomo saggio, tranquillo, furbo. Mi ha fatto parlare a lungo con Khalid per preparare le domande, un lungo accordo fra loro in somalo, poi mi ha risposto tranquillamente in italiano. Capiva benissimo quello che dicevo (per fortuna sono stato attento). Si e’ laureato a Padova, in giurisprudenza. Gli ho chiesto dell’Islam, abbiamo parlato del rapporto con i cristiani. Lui e’ un uomo di pace, crede fortemente nel dialogo. Ma non nega che ci siano mullah buoni e mullah cattivi. Ci sono anche quelli che predicano il terrorismo, mi ha detto. “Bisogna distinguere fra mussulmani e islamici. Anche qui in Somalia c’e’ chi sfrutta la fede religiosa per compiere azioni di morte. E’ sbagliato, perche’ il Corano predica la vita”.
C’e’ un forte richiamo alla religione, in effetti, nel Corno d’Africa probabilmente spinto da bisogni essenziali. Gli arabi hanno capito, mandano soldi, cosi’ nascono i nuovi talebani. Da giorni cerchiamo di avvicinarci alla moschea di Adu Hurera, al centro di un mercato affollatissimo. Finora e’ stato impossibile. Li’ dicono che si riuniscano gli effettivi di al Qaeda, li’ va a pregare Fazul Harun, il corrispondente somalo di Bin Laden. Oggi abbiamo tentato di nuovo, siamo entrati nel quartiere. L’autista, un tipaccio, ha sussurrato a Khalid: “Questi gall, questi infedeli sono proprio coraggiosi, molto coraggiosi”. No, probabilmente siamo pazzi. Mi sono guardato intorno: siamo gli unici bianchi in assoluto che girano per Mogadiscio. Oltretutto, qui non vedevano telecamere da tredici anni. “Sorpresa, bisogna puntare sempre sull’effetto sorpresa” ripete Muhammud, il capo scorta. Spesso sorprende anche me: non mi dice dove andiamo e poi cambia continuamente strada, mai lo stesso percorso. Ma e’ l’unica maniera per salvarsi la vita. Quanti giorni mancano a venerdi’?




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16 dicembre 2003

Eroica serataccia...

Arrivo all’Auditorium di Milano. In cartellone solamente la sinfonia n.3 di Beethoven, l’Eroica. Dico “solamente” perché è strano: la sinfonia dura circa 50 minuti e in un concerto viene associata sempre a qualcos’altro.
Prendo posto in platea. E la stranezza viene subito spiegata. Dopo che l’orchestra si è sistemata entra il direttore, Riccardo Chailly, in maglione. Si rivolge al pubblico e dice che prima dell’esecuzione spiegherà a grandi linee la struttura del componimento del buon Ludovico Van. Cosa rara. Mi è capitato solo un’altra volta: al Conservatorio Uto Ughi fece la stessa cosa con le quattro stagioni del prete rosso.
Dopo una breve collocazione storica dell’opera, il direttore presenta i temi principali della sinfonia, servendosi dell’orchestra che propone 5-6 battute per volta, e il loro evolversi. Tutto in maniera molto rilassata, semplice, elementare e con una buona dose di umorismo, per giunta!
La spiegazione dura circa 25 minuti. Ma dopo un quarto d’ora già si sentono brusii di insofferenza in sala. Uno spettatore, seduto dietro di me, continua a lamentarsi con la sua compagna di questa “barbosissima cosa” alla quale vengono sottoposti. Il vicino alla mia destra a un certo punto si gira e gli dice: “guardi che non è legato alla poltrona, può anche andarsene!”. E quello: “io son qui per un concerto non per una lezione di musica”.
.... Lurido figlio di puttana! Qui non è questione di amare o meno la musica classica. Qui si parla di sensibilità, di intelligenza nel capire l’opportunità che hai di comprendere qualcosa di più di quello che ascolterai, stronzo!
Quelle cose che il direttore stava spiegando io le so a memoria, che c’ho sputato il sangue per anni sugli spartiti, ma mica mi sento infastidito.... Perché LUI fa parte della masterclass! LUI è potente, ha il soldo che gli permette di essere là dove c’è cultura. LUI si sente il padrone. Stronzo che non sei altro, non sei padrone di nulla, manco della tua anima! Feccia di uomo. Un contadino che non ha mai visto una penna e un quaderno in vita sua ti dà la merda, coglione!
Accumulo ira ira IRAAAAA!!!!
Poi Chailly esce e ritorna ingiacchettato. E nel giro di 50 minuti porta a termine una fatica fatta di gioia e dolore. Catarsi.
Ma terminato il concerto ripenso allo stronzo. Diosanto!, mi scoppia il fegato con gente come quella. E per lenire il flusso di bile al cervello devo ricorrere a doppia dose di gin stasera! Anche se lui – il fegato – stenta a comprendere la logica di questa terapia.... vagliela a spiega’....
Uscendo da teatro accendo il telefono e leggo un sms di mia sorella che mi ordina di raggiungerla alla Casa139, locale artisticointellettualefricchettonealternativo di Milano. Scrive che è l’ultimo lunedì (è il locale del lunedì....) di apertura prima delle feste... eseguo. E sfreccio con la bombaycar.
Arrivato all’interno della caaaassa, becco subito mia sorella che sta broccolando con un tipo che avrà il doppio della sua età. Mi avvicino felpato, le bacio il collo e le sussurro all’orecchio “vacca”, mentre al broccolatore riservo solo un ghigno che spero comunichi “se le torci un capello ti spezzo le ginocchia, bastardo!”. E mi avvio al bar.
Al secondo gintonic gironzolando di qua e di là me la trovo davanti: Roberta, una mini-ex. Mini perché è piccina e perché siamo stati insieme per poco tempo. Redattrice in una rivista femminile. È con un’amica.
- Ciaooo! Ti trovo bellissima, in splendida forma! Come va?
- Grazie, bene. Non posso dire altrettanto di te.
- (azz...) Mi trascino un’influenza da settimane ormai...
- (rivolta all’amica) Lui è quello che tre estati fa mi ha dato buca a Santorini. Io ho preso tre aerei per arrivarci e lui non si è presentato...
- (oddio... si mette male..) Ehm... è che ero bloccato dall’altra parte dell’Egeo...
- Sì, sì, certo. Ah, a proposito! Come va con la greca?
- Eh?
- Ma sì, Laura mi ha detto che stai convivendo con una greca
- (chi cazzo è Laura?!?) No. Finita. Se ne è andata.
- Ha fatto bene. Si vede che ha capito in tempo.
- Senti tu lavori sempre in quella rivista, vero? Perché io da marzo sarò libero e mi piacerebbe venire in redazione a proporre un paio di cosine...
- Senti, stammi bene. Buona serata, ciao.

Il re delle pabblicrelescion se ne ritorna al bar. Serataccia... Poi le note dell’Eroica nel mio gulliver mi aiutano a ritornare a casa... che solamente coi miei occhi non gliel’avrei fatta...




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15 dicembre 2003

Un panino di traverso...

Aver trascorso il Natale per i fatti miei negli ultimi tre anni ha generato questi dieci minuti di pura follia, durante la mia pausa pranzo odierna...


Drinnn drinnn (oddio...)
- Ciao mamma...
- Ciao tesoro, come stai? Passato il raffreddore?
- Do
- Senti, allora, visto che non parti ti aspettiamo il 25 a pranzo...
- Guarda non lo so, te lo dico nei prossimi giorni... lo sai...

Drinnn drinnn (o signùr...)
- Ciao babbo...
- Assassino, non ti fai mai sentire! Come stai?
- Raffreddato
- Allora senti qui: il 25 a pranzo vieni da noi e poi nel pomeriggio andiamo a Firenze dagli zii
- No, guarda, l’ho detto anche alla mamma, non lo so... ti prego

Drinnn drinnn (ma che è? Scherzano spero...)
- Ciao zio
- Uè, ho sentito adesso mio fratello, ma è vero che stai male? E cos’è sta’ storia che non vuoi venire giù a Natale?
- Ho un semplice raffreddore, solamente un raffreddore, per Natale vediamo dai zio...
- Sei malato perché non mangi bene, patacca! Quand’è che vieni a vivere da noi che la zia ti cucina come dio comanda?!?
- Zio me lo chiedi da quando ho 14 anni... per favore...

Drinnn drinnn (a lei non posso non rispondere...)
- Ciao Nonna, come stai?
- Io bene. Tu piuttosto, mi ha detto la mamma che sei raffreddato! Tieni sempre le finestre aperte in casa perché fumi in continuazione (senti chi parla c’ha 86 anni e fuma 50 sigarette al dì...)... non guarirai mai! (grazie per la previsione...) Comunque, il 24 vieni a cena qui. E poi mi raccomando, al mattino del 25 presentati puntuale a prendermi per andare dalla mamma...
- Il 24???? Nonna, non penso proprio, davvero. Per Natale, vediamo... ciao ciao


Drinnn drinnn (ooo, finalmente una non parente!)
- Ciao bbello come stai?
- Ma... il raffreddore prosegue, anche perché continuo a bagordare e non mi curo, sicché....
- Senti che idea abbiamo avuto con Marco: il 24 sera lo passiamo tutti insieme a casa nostra, ci vestiamo tutti in tiro, champagne e banchettiamo come nella Grande Abbuffata! Tu pensi al vino!
- Ma siete tutti pazziiiiii!!!! Aiutooooo!




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