27 novembre 2008
Ponte sott’acqua
«Ma vi rendete conto di dove siamo ragazzi?... In mezzo al deserto, in bicicletta, probabilmente persi. Sicuramente persi, cercando un posto che non sappiamo neanche che posto è, dove forse ci sono i due stronzi, ma dico forse... sulle indicazioni di un dentista... tedesco... albino... drogato... omosessuale... e del suo concubino che è un ergastolano».
La scorsa settimana mi son trovato in un cinema di Marrakech ad assistere alla prima del film di Ridley Scott con Di Caprio. Un’americanata con tante esplosioni, inseguimenti, doppiogiochisti, colpi di scena. Body of lies, il titolo. Argomento la lotta al terrorismo. La sala era gremita, e sono riuscito a trovare un posto libero solamente in seconda galleria, in piccionaia. Ero circondato da marocchini. Ragazzi e ragazze. Vestiti all’occidentale, con i loro jeans e scarpe da ginnastica griffati a stelle e strisce. Fino a quel momento il soggiorno a Marrakech mi aveva trasmesso la stessa sensazione che tutti riportavano parlando di questa città: un ponte tra occidente e mondo islamico, un modello di convivenza tra culture diverse, grazie anche al massiccio flusso di turisti costante per tutto l’arco dell’anno. Le luci si spengono e inizia la proiezione. Ogni volta che sullo schermo il terrorista di turno inneggiava e proclamava la giustezza della guerra santa contro l’occidente, dal pubblico attorno a me si levavano applausi a scena aperta, urla di sostegno. Più che in un cinema sembrava di stare allo stadio. Più precisamente dentro a una curva: quella dei tifosi per i terroristi. Ora, l’elenco delle contraddizioni sarebbe lunghissimo. Una cosa però è certa: dal Maghreb all’India il sentimento di ostilità nei confronti degli infedeli è diffuso e crescente. In quel cinema non ero seduto in mezzo a una schiera di possibili terroristi. Ero seduto tra una folla di persone comuni che comunque giustificano e inneggiano alle azioni terroristiche. Le argomentazioni addotte a questo tifo, poi, non erano certamente profonde e logiche. Anzi, molto confuse: tutti quelli con i quali ho scambiato qualche parola dopo la proiezione avevano una convinzione comune: gli attentati, 11 settembre compreso, sono opera degli americani. Un pretesto confezionato per proseguire la guerra e la colonizzazione della ricca terra dell’Islam. Inutile controbattere che i primi alleati degli Stati Uniti sono alcuni tra i paesi arabi più ricchi e fondamentalisti. E che quindi bisognerebbe fare delle distinzioni, partendo col lasciare da parte la religione. La sera prima, nello stesso cinema, avevo assistito alla proiezione de l’Amore velato, un film marocchino coraggioso, dove la protagonista, un’emancipata e bellissima dottoressa di Tangeri, vive una storia d’amore con un architetto playboy. Minigonne, scene di sesso e, ancor più scandaloso, un continuo togliersi e mettersi il velo. Finale con punto di domanda sulla questione aborto. Grande successo di pubblico. Due giorni prima ancora, ho pranzato con un grande artista italiano che per lunghi periodi vive a Marrakech. Mi ha detto: «Io, artista, omosessuale ed ebreo, mi sento meno discriminato qui che in Italia».
Smarrimento. Voglia di fuga. E di amore vero.
«Sai che sei cambiato?» «Che stronzata, certo che sono cambiato».
*La leva calcistica del ’68 – Francesco De Gregori
| inviato da bombay il 27/11/2008 alle 12:5 | |
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