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21 giugno 2005

Ficcateveli nel culo i colori!

E così inizia la fine di un’epoca.
È notizia di qualche giorno fa: Kodak ha annunciato di aver cessato la produzione di carta per stampe in bianco e nero. Dopo Ilford e Agfa, anche il colosso americano dell’industria fotografica si piega innanzi all’avanzata della tecnologia digitale.
Ormai la gente vuole un mondo a colori, e per giunta lo vuole subito.
Per me, e credo per molti altri, è un momento molto triste. Oltre a far parte dell’ultima generazione con i ricordi in bianco e nero, fin da piccino sono un gran appassionato di fotografia e stampa in bianco e nero. Frequentavo la scuola elementare quando mio padre mi regalò il proiettore Durst M600 che usava negli anni sessanta. M’insegnò a stampare le foto in casa. E da allora non ho mai più smesso.
Io continuo ad amare e preferire le tonalità di grigio sui volti delle persone, piuttosto dei colori. Così come continuo a notare le differenze tra una stampa di una fotografia scattata digitalmente e quella di un negativo. Tant’è. Evidentemente si tratta di sottigliezze che non interessano più. Bisogna andare veloci, correre, scattare. Ma che scatti sono?
Questi stronzetti di giovani d’oggi non hanno più quel gusto della creazione, che ti fa sentire quasi puro demiurgo d’immagini. Loro attaccano con un filo quegli aggeggi che definiscono macchine fotografiche ai loro computer e tac, eccotele lì sullo schermo tutte belle e fredde le foto che hanno scattato.
Provo pena per loro. Che non sanno, e di questo passo mai sapranno, dell’odore degli acidi, della ricerca della giusta temperatura dell’acqua, degli occhi che ti fanno male alla luce rossa e fioca, del calcolo dei secondi in cui lasciare il foglio di carta dentro alla bacinella, della ricerca della giusta apertura di diaframma studiando i negativi. E poi quel momento pazzesco, quando la carta fluttuante nel liquido inizia prima a ingrigirsi, quindi a presentare i contrasti più forti dell’immagine per poi mostrare tutta la fotografia. Da pelle d’oca. La fatica di ore per conquistare un risultato totalmente frutto del tuo impegno e della tua sagacia.

Probabile che tra un po’ rullini, acidi e carta saranno proprio banditi dal mercato. In nome dell’ecologia. Già…
Ma io non mi arrendo. No!
Insisterò a scattare e stampare in bianco e nero, cazzo! Formeremo dei gruppi di resistenza, agiremo in clandestinità.
Mi vedo già, tra qualche anno, aggirarmi con il favore delle tenebre nei parchetti di periferia. Avvicinare il solito tizio seduto su una panchina e mormorargli:
“Senti, ho scattato 72 pose in bianco e nero a 400 iso. Mi serve della carta, cos’hai?”
“Ho una confezione di fogli Ilford 18x24 a contrasto 3 e quattro di Kodak. Se le prendi tutte te le metto a 250 euri”
“Ei, ma sei pazzo! Per uno stock simile settimana scorsa mi hai chiesto quasi la metà!”
“Senti bello, qui non è uno scherzo, con tutti sti sbirri della Contrasto, della Magnum e della Grazia Neri in giro rischio sempre di più. Se vuoi è così, prendere o lasciare. Altrimenti vattene”
“Fottuta dittatura del digitale! Prendo”



*Bring down the birds - Herbie Hancock per Blow Up




permalink | inviato da il 21/6/2005 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa


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