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20 giugno 2005

Nostalgica diarchia alcolica

Intento a bere l’ennesimo bombaytonic, sabato sera mi ritrovo per caso davanti a una vecchia e cara conoscenza, un ragazzo che non vedevo da parecchi anni.
Compagni di liceo, ma non nella stessa classe, ci assomigliamo molto, tanto che ai tempi tutti ci prendevano per fratelli. Al ginnasio facevamo parte di quell’“ampia” percentuale di studenti iscritti al Fronte della Gioventù, scelta alquanto impopolare in quell’istituto. Trascorrevamo ore a disquisire di fantapolitica e ben presto rivedemmo le nostre idee, per abbracciare un modello di stato concepito sull'esempio della democrazia diretta ateniese combinato con un’oligarchia forte ma illuminata di stile spartano. Il concetto non era molto chiaro da illustrare agli altri, però almeno ci metteva al riparo dalle dure repressioni del soviet imperante nel liceo ed era estremamente efficace al fine di affascinare le ragazze.
Insomma, due artisti di vita follemente innamorati della storia della Grecia antica e di quelle meravigliose tettine della Venere di Milo. Amore che portò entrambi a iscriversi alla facoltà di lettere classiche.
Chiaramente il primo corso che frequentammo fu proprio quello di Storia greca. Destino volle che all’esame fossimo interrogati in contemporanea, seduti a un metro uno dall’altro. Io torchiato dalla titolare della cattedra, lui dall’assistente. E in contemporanea fummo sbattuti fuori dall’aula.
Mentre infatti il mio amico alla domanda “Ma scusi, lei conosce Platone?” rispondeva “Non personalmente”, io mi rifiutavo di esporre alcunché riguardante Alessandro Magno “in quanto la storia della Grecia antica dal mio punto di vista termina assai prima, e l'imperialismo del macedone che aprì la strada al periodo corrotto dell’Ellenismo doveva essere stralciato dal programma del corso istituzionale”.
Comunque, finalmente, dopo anni, sabato sera siamo probabilmente giunti a risolvere quello che rappresentava il principale ostacolo alla realizzazione del nostro stato modello: come sostituire oggi gli schiavi? Siamo arrivati alla conclusione che ridurremo in catene tutti coloro che sono appartenuti alla classe politica italiana degli ultimi cinquantanni. Certo, il rapporto schiavi-cittadini non risulterà lo stesso di quello dell’Atene periclea, ma oggi, si sa, ci viene in aiuto la tecnologia.
Rincuorati dalla felice intuizione abbiamo ordinato un altro drink e abbiamo deciso che ci presenteremo alle prossime elezioni politiche, che chiaramente ci vedranno vincitori per volere pebliscitario. Anche perché non ci sarà alcun avversario politico a contrastarci, visto che per allora saranno tutti impegnati a fare le pulizie nelle nostre case e in quelle dei nostri conoscenti.
Abbiamo pensato anche ai manifesti per la campagna elettorale che faremo stampare in centinaia di migliaia di copie e che ci ritrarranno con occhiali e baffi finti alla Groucho Marx, che non vogliamo mica incontrare il favore del popolo unicamente grazie alla nostra incredibile beltà.
A una certa ora, ma poteva essere anche un’altra, ci siamo congedati. Barcollanti ci siamo abbracciati ripromettendo di vederci nuovamente per programmare l’invasione dell’Egitto. Che si sa, prima di instaurare una democrazia diretta ci sta sempre bene, Pericle docet.
E salutandoci gli faccio:
“Ma tu ora che fai nella vita?”
“Per il momento mi sono preso una pausa di riflessione. E tu?”
“Sto riflettendo su come prendermi una pausa”


*Il mio amico ingrato – Vinicio Capossela




permalink | inviato da il 20/6/2005 alle 11:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


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